Nel “Giorno della Memoria” diciamo No con ancora più forza alle organizzazioni neofasciste

Nel “Giorno della Memoria” diciamo No con ancora più forza alle organizzazioni neofasciste

 

 Rita Scapinelli*

Il Parlamento italiano, all’unanimità, con la legge n.211 del 20 luglio 2000 ha istituito “Il giorno della memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti: con due semplici articoli il Parlamento ha voluto istituire un giorno nel quale si organizzano cerimonie, iniziative, incontri soprattutto rivolti alle scuole di ogni ordine e grado per riflettere su quanto è accaduto nei campi di concentramento in modo da conservare nel futuro dell’Italia, la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro paese e dell’Europa, affinché simili fatti non possano più accadere. L’assurdità delle leggi razziali, una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei che a partire dal 1938 vennero promulgate ricalcando le leggi razziali naziste di Hitler del 35, hanno realizzato una delle pagine più buie della storia italiana in Italia. Ci si inventò la razza ebraica, si trasformarono in nemici i propri vicini. Coloro con i quali sino al giorno prima si lavorava fianco a fianco, i bambini che avevano giocato insieme, frequentato le stesse scuole diventavano dei nemici o peggio ancora indesiderabili da cacciare o eliminare. La razionalità umana si era oscurata trascinando milioni di vite in un baratro, la Seconda guerra mondiale voluta da Hitler, con le potenze dell’Asse e portata avanti con freddezza dalla macchina nazista e fascista. L’eliminazione fisica degli ebrei, dei Rom e Sinti (ricordiamo oltre la Shoah anche il Porrajmosh), di gay, disabili, malati mentali, “asociali”, dissidenti politici, è stato un atto più grave di qualsiasi guerra, perché mosso dalla volontà di annientare intere popolazioni e persone, di attuare una grande opera di selezione razziale disegnata dai gerarchi nazisti; un crimine di ferocia bruta che ha mortificato l’intera umanità.

Per anni abbiamo fatto parlare i testimoni, quando questi volevano o riuscivano a parlare, ora non possiamo lasciare che tutto venga dimenticato.

Le parole d’ordine “devi ricordare”, “la memoria è un dovere” perché “senza memoria le generazioni non hanno futuro” non devono essere parole vuote, dobbiamo fare i conti anche con le dimenticanze e i silenzi di questi anni.

È evidente che in quel periodo drammatico ci fu chi percepì con chiarezza il senso della giustizia, della lotta per la democrazia guardando ad ideali più alti perdendo la vita nella Resistenza, mentre molti non osarono opporsi e battersi contro la barbarie nazi-fascista., per indifferenza, per viltà o falsa coerenza, o anche per scelta. Questo discrimine non va assolutamente ignorato, non si compie un atto di giustizia quando si tenta di confondere la verità dei fatti storici in nome di un “gesto umanitario di riconciliazione”, ma si mette sullo stesso piano democrazia e dittatura. Non ci può essere nessuna assoluzione per chi scelse di stare dalla parte dei fascisti e dei nazisti.

Ed è ancor meno accettabile che, nel tentativo di giustificare il silenzio sui crimini fascisti, si sia voluto equiparare il fascismo al comunismo, come nella risoluzione del Parlamento europeo nel settembre 2019, pochi giorni dopo aver ricordato gli 80 anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale.

In quella guerra i comunisti stavano dalla parte di chi si è battuto contro questi crimini mentre i fascisti li hanno commessi. I comunisti contribuirono, insieme alle altre forze politiche, dopo il 25 aprile, a ricostruire la democrazia in Italia, dimenticando le appartenenze. Questa fu la nostra forza in Italia.

La lotta di Liberazione affrancò il nostro paese da una delle pagine più nefande della nostra storia, la Liberazione segnò la fine di un incubo e, con la scrittura della carta costituzionale, l’inizio di una nuova stagione. La nostra Costituzione è composta da una serie di articoli che dicono l’esatto contrario di tutto ciò che stava alla base del fascismo perché i padri e le madri costituenti avevano vissuto sulla propria pelle la tragedia del regime, con la scrittura di questo testo, si prefiggevano l’obiettivo di cancellare per sempre la possibilità di un ritorno dell’ideologia fascista. Come scrive anche Dario Venegoni, presidente dell’Aned, “ogni parola della Costituzione è scritta in contrapposizione con l’ideologia e l’esperienza storica del fascismo di cui l’Italia si voleva liberare per sempre”: la nostra Costituzione è antifascista per natura!

E in quest’ottica, proprio per non dimenticare, accanto alle varie iniziative istituzionali o agli interventi che, giustamente si fanno nelle scuole per il Giorno della Memoria, va sostenuta con forza la richiesta, presentata al governo da un largo schieramento di forze sociali e politiche, di mettere fuori legge le organizzazioni neofasciste, richiedendone quindi l’immediato scioglimento.

 

*Responsabile nazionale Antifascismo,  PRC-SE


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