Il Forum della Sinistra Araba resisterà alla sfida della costruzione di un movimento rivoluzionario di liberazione ?

Il Forum della Sinistra Araba resisterà alla sfida della costruzione di un movimento rivoluzionario di liberazione ?

di Marie Nassif-Debs*

Il 10 ottobre 2010, grazie a un’iniziativa del Partito Comunista Libanese, i rappresentanti di venti partiti di sinistra di dieci Paesi arabi si sono incontrati a Beirut con l’obiettivo di discutere la situazione nei rispettivi Paesi e sviluppare un programma comune di lotta per il cambiamento. L’incontro ha previsto e predisposto tre relazioni sui seguenti temi:

Il primo tema – l’organizzazione della difesa nazionale di fronte all’aggressione e all’occupazione imperialista e sionista sulla base dell’unità della sinistra come necessità strategica.

Il secondo tema – il rafforzamento della lotta nelle file della classe operaia, dei contadini e delle masse popolari, nonché degli intellettuali, e la stesura di un programma di sviluppo economico e sociale dei Paesi arabi.

Il terzo tema – la lotta per la democrazia, le libertà individuali e collettive, e per l’uguaglianza.

Durante questo primo incontro, la parte essenziale della discussione si è incentrata sul fatto che ci troviamo sull’orlo di una fase molto importante che possiamo chiamare la «Rivoluzione Democratica Nazionale». In effetti, la crisi del capitalismo nei nostri Paesi ha raggiunto uno stadio tale che è diventato impossibile per la borghesia araba, asservita al grande capitale, salvare il suo traballante regime; da qui l’opportunità per la sinistra di unificare i suoi ranghi e sviluppare una controffensiva che metta a nudo la natura selvaggia del capitalismo, da un lato, e mobiliti, dall’altro, tutte le forze del progresso e della democrazia per porre fine alle brighe politiche, economiche, sociali, culturali e ideologiche dell’imperialismo, in particolare degli Stati Uniti, e del sionismo e, con essi, dei regimi arabi reazionari.

Inoltre, abbiamo concluso che il confronto, in questo caso, significa «la Resistenza come processo di lotta, in cui si realizza l’unione tra la battaglia, in tutte le sue forme, contro l’occupazione dei territori arabi e la battaglia per un cambio democratico di potere». Inoltre, si è convenuto che una delle principali condizioni per il successo consiste nel fatto che questa lotta non deve essere limitata a un solo Paese arabo, ma che i partiti e le forze della sinistra devono articolare una lotta comune in tutti i Paesi arabi.

Infine queste direttive generali sono state completate con la promulgazione di un certo numero di punti che costituiscono le basi del programma della sinistra araba a breve e medio termine, pur insistendo sulla necessità di creare legami con altri movimenti di resistenza, da un lato, e di mettere in evidenza le caratteristiche specifiche del programma della sinistra, dall’altro, attraverso il focus sulla fondazione di un nuovo movimento di liberazione nazionale arabo, questa volta sotto l’egida di una direzione rivoluzionaria.

Inutile dire che la scelta dei tempi, e anche dei temi, si è basata principalmente sullo scontro in quattro anni consecutivi con i sionisti nella Palestina occupata e a Gaza, ma anche in Libano; nonché le lotte generate dalle varie crisi economiche che hanno provocato un aumento del tasso di disoccupazione e una più profonda repressione in più di un Paese arabo. Ricordiamo, a tal proposito, le centinaia, o meglio le migliaia, di scioperi e manifestazioni, le più significative delle quali si sono registrate tra il 2008 e il 2009 in Egitto, nei settori del tessile, dei trasporti pubblici e dei fertilizzanti. Lo stesso vale per i movimenti nei Paesi del Magreb, in Sudan e in Libano; in quest’ultimo Paese, la battaglia per l’aumento dei salari, guidata dal Comitato di Coordinamento Sindacale, in cui la sinistra ha avuto un ruolo preponderante, è stata un vero e proprio plebiscito contro i tentativi dei governi di “addomesticare” il movimento sindacale, e il movimento popolare in generale, compresi gli insegnanti, attraverso la morsa sulla leadership della CGTL …

Tutto ciò ha contribuito, pochi mesi più tardi, a ridefinire il ruolo della sinistra nelle rivolte e nelle rivoluzioni che hanno preso inizio dalla Tunisia e dall’Egitto verso un gran numero di Paesi arabi, dove le masse popolari hanno ribadito gli stessi slogan per la fine dei regimi instaurati dai colonialisti di un tempo e per il cambio con regimi che rispettino le libertà democratiche, sostituendo le economie rentier con economie produttive, basate sullo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria e restituendo all’essere umano il suo posto nella produzione dei beni necessari alla vita …

Va detto che tutte le riunioni del Forum della Sinistra Araba, nel corso di dieci anni consecutivi, e in particolare la riunione straordinaria che si è tenuta nel febbraio 2011 in seno alle prime rivolte, sono riuscite a portare a termine enormi compiti su tutti i piani. E chi ha avuto la possibilità di avere tra le mani i comunicati pubblicati a seguito dei vari incontri del Forum, nonché quelli del suo Comitato di Coordinamento e dei comitati dei sindacati, delle donne, dei giovani (soprattutto durante i due seminari estivi svolti nel 2011 e nel 2014) e dei media-anche se l’esperienza del canale “Al Yassariya” è stata di breve durata – ha potuto constatare i risultati raggiunti … Risultati che si sono tradotti, in diversi Paesi arabi, in alleanze che continuano a guidare i movimenti popolari su basi patriottiche e, soprattutto, economico-sociali, che hanno contribuito ad ampliare la platea dei movimenti sindacali e a sviluppare movimenti sociali di massa, come scioperi e altre manifestazioni, anche in alcuni Paesi del Golfo Arabico.

Aggiungiamo a tutto questo il ruolo svolto dal Forum della Sinistra Araba in solidarietà con le forze della Resistenza Palestinese per restituire tutto il suo fulgore alla causa palestinese e, anche, il suo posto nella lotta contro il nemico sionista e i progetti imperialisti-sionisti, che mirano a liquidare il problema palestinese, compreso il cosiddetto “accordo del secolo”, elaborato dall’amministrazione Trump e pubblicizzato dal genero e da alcuni regimi arabi durante la conferenza di Manama … Inoltre, i partiti membri del Forum hanno potuto, grazie alle loro relazioni internazionali e alla presenza di alcune loro federazioni nelle potenze capitalistiche, sviluppare movimenti di boicottaggio (BDS) sia politici, sia economici, culturali e artistici.

Oggi, a seguito di questa rapida analisi dei dieci anni trascorsi, dobbiamo proclamare ad alta voce che il cammino che dura da tre anni deve adesso terminare perché possa iniziare una nuova fase.

Una nuova tappa che prenderà in considerazione tutti gli sviluppi avvenuti a livello internazionale dallo scoppio dell’ultima crisi capitalistica generalizzata del 2008, che la grande borghesia, in particolare l’oligarchia finanziaria, cerca oggi di contenere basandosi sulla pandemia di coronavirus al fine di creare un nuovo regime più stabile di quello appena precipitato nella “grande depressione”, una depressione più forte di tutte quelle sinora conosciute, compresa quella del 1929.

Questa nuova tappa è segnata, nella nostra regione, non solo dalle varie guerre del Golfo, l’ultima delle quali ha distrutto lo Yemen e rovina tutti gli Stati arabi petroliferi, ma anche, soprattutto, dall’estensione della colonizzazione dei Territori Palestinesi occupati e dalle pressioni esercitate da Washington sui regimi di Emirati Arabi Uniti, Bahrein e, addirittura, Arabia Saudita e Libano per spingerli a normalizzare i loro rapporti con l’entità sionista. Ciò significa che i regimi arabi sono ora spinti ad approvare lo pseudo-accordo statunitense volto a liquidare definitivamente la Palestina e il suo popolo, come è stato fatto in passato con gli “Indiani” d’America.

Questo è il motivo per cui riteniamo necessario tornare alla fonte prima che sia troppo tardi.

È necessario riprendere il contenuto del programma di lotta sviluppato dal Forum della Sinistra Araba il 10 ottobre 2010, così come tutte le dichiarazioni, tutte le prese di posizione, tutti i principi adottati e che possono metterci sulla strada che porta alla vittoria contro il regime capitalista e i suoi progetti nella nostra regione e che ci danno speranza di costruire una società nuova, basata sulle persone e non sul profitto.

È necessario tornare al contenuto della piattaforma alla quale ci ha portato, quattro anni fa, la nostra lotta comune e le discussioni democratiche espresse dai seguenti punti:

- «La lotta per costruire regimi politici democratici e laici che facciano fronte all’aggressività degli imperialisti e dei sionisti e ai loro piani per la regione.

- La lotta per un’economia produttiva e indipendente, in grado di sradicare l’asservimento al capitalismo internazionale e tutte le politiche neoliberista che ne sono seguite.

- Il raggiungimento della complementarità e dell’unità tra i Paesi arabi sia a livello politico sia a livello economico e su basi democratiche.

- Il coordinamento tra tutti i partiti e le forze di sinistra in ogni Paese arabo, al fine di creare solide alleanze e fronti contro i regimi reazionari e dittatoriali, contro la corruzione che hanno generato, ma anche contro le forze contro-rivoluzionarie costituite soprattutto dalle forze politiche cosiddette “religiose”.

- La creazione di un Fronte della Sinistra Araba con l’obiettivo di ricostruire il movimento di liberazione nazionale arabo, con le forze rivoluzionarie alla sua testa.

- Il diritto del popolo palestinese alla Resistenza contro l’occupazione con tutti i mezzi possibili, inclusa la resistenza armata, il suo diritto al ritorno in tutti i territori degli antenati da cui sono stati espulsi dalle forze sioniste, e il suo diritto alla ricostruzione di uno Stato nazionale palestinese con Al Quds come capitale.

- Le forze della sinistra devono assumere il loro ruolo di salvaguardia e di promozione delle sollevazioni popolari (intifada) arabe, attraverso la lotta di massa, la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari, al fine di realizzare le parole d’ordine riguardanti la libertà, il progresso sociale e la dignità umana.

- L’opposizione ai progetti imperialisti sulla regione e la resistenza a tutte le forme di occupazione e di asservimento.

- La creazione di un Fronte Progressista nel mondo arabo, attraverso l’allargamento del Forum della Sinistra Araba in modo che possa riunire tutti coloro che lottano contro l’imperialismo, contro il sionismo e contro i regimi reazionari e dittatoriali e che portano avanti un progetto di cambiamento democratico».

Perché questa piattaforma costituisce, per noi e per il nostro popolo, l’unica via d’uscita contro la caduta nel baratro della povertà, della malattia e della carestia.

Perché questa piattaforma può ridare speranza alle forze del progresso e della democrazia sul fatto che il cambiamento sia sempre possibile e che la rivoluzione nazionale democratica non potrà che trionfare.

Beirut, 14 ottobre 2020

* Coordinatrice Generale del Forum della Sinistra Araba

Traduzione di Gianmarco Pisa

Fonte: https://transform-italia.it/apres-dix-ans-de-lutte-le-forum-de-la-gauche-arabe-tiendra-t-il-le-defi/

Marie Nassif-Debs

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