Democrazia liquida e partiti digitali

Democrazia liquida e partiti digitali

Alba Vastano*

Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia? Ѐ innegabile. Per dimostrarlo si parte da un assunto inconfutabile: è in atto, da tempo ormai, la crisi dei partiti di massa e dei media tradizionali. Si fanno spazio in questa crisi nuove realtà intermediarie: i partiti liquidi e le piattaforme digitali. Il loro avvento pone la questione del passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia liquida e ibrida. Una nuova forma di democrazia promossa dal digitale, laddove, in particolare sui social, stanno prendendo forma nuovi poteri. Ѐ una realtà che merita riflessioni importanti.

La forma di democrazia imperante oggi è sicuramente un ibrido, difficile da definire, non essendo più totalmente rappresentativa, né tantomeno segue la logica della democrazia diretta. C’è una evidente crisi della rappresentanza dovuta al loop che si è stabilito fra la delegittimazione dei corpi intermedi (partiti, sindacati, organizzazioni politiche ) e la percezione della perdita della rappresentanza che ne deriva. Potere quello della rappresentanza che i partiti di massa un tempo avevano e riuscivano perlopiù a garantire . Le cause della crisi dei partiti di massa sono pressoché note. La maggiore causa è stata determinata dai cleavages, dalle scissioni interne, che hanno portato alla parcellizzazione delle forze militanti e dell’univocità della linea politica. Altra concausa è la crisi economica globale che ha sciolto gli ormeggi e ha disancorato la democrazia che, vele al vento, ha preso il largo senza bussola.

Le conseguenze di primo impatto, ma anche ormai a lungo termine, si sono materializzate nella netta percezione della perdita della sovranità popolare. E questo aspetto ha retto il gioco, fino a diventare l’elemento di forza, alla propaganda sovranista esercitata dai partiti neopopulisti e dai poteri neoliberisti e xenofobi, che, mistificando l’idea di sovranità popolare, lanciano i diktat del sovranismo. Niente altro che il controllo dello Stato (inteso come apparati governativi) sulla politica e sull’economia del Paese, escludendo le politiche internazionali e tacitando la sovranità popolare.

In questo scenario quale spazio per la democrazia e per quale forma di democrazia? Si verificano atteggiamenti variabili e inaspettati e si danno risposte fra le più disparate. Si va dall’apatia sociale alla richiesta di democrazia sanzionatoria. Rigurgiti di richieste tese alla democrazia diretta. Gli strumenti democratici più gettonati sono quelli che si riferiscono alla richiesta di innovazione democratica nel quadro della democrazia partecipativa.

Chi impedisce che si attuino nuove forme di democrazia partecipativa? Sembra che la post politica, ovvero lo spazio sempre più ampio di depoliticizzazione favorisca la crescita dell’antipolitica. Avviene così gradualmente un progressivo spostamento dal government alla governance, nella pessima accezione di strumento ad uso di attori privati per rafforzarne l’incisività. Ed è in questa migrazione che si inseriscono, favoriti nell’acquisire centralità e potere, i nuovi soggetti, ovvero i partiti-piattaforma. La rete, ormai accreditata come fenomeno di massima divulgazione di ogni forma populista della politica, offre al partito liquido la massima accoglienza, lo foraggia, lo lievita e lo consolida con la velocità e con una forma organizzativa, quasi impossibile da ottenere nella realtà. Il partito liquido è veloce, efficiente e planetario. Offre una iper rappresentanza, formata da un super popolo che interagisce non sa con chi, su piattaforme di tecnologia misteriosa con nomi anch’essi liquidi, con un click .

Queste nuove forme organizzative- scrive il sociologo Michele Sorice– si contraddistinguono per l’assenza di quadri, per l’esistenza di una base molto attiva e, spesso, per un’organizzazione di tipo stratarchico. Una delle conseguenze strutturali dei partiti piattaforma e che basandosi sulla retorica della partecipazione, attraverso la tecnologia, la riducono ad una dimensione individualistica. Al tempo stesso , però, essi possono rappresentare importanti strumenti di innovazione e potrebbero davvero costituire una possibilità per la crescita della partecipazione democratica. Non fosse altro per le possibilità che i partiti piattaforma hanno di promuovere forme plurali di mobilitazione”.

Internet diventa così una nuova forma di partecipazione, soprattutto individualista, dominata dalla tecnologia digitale. Possiamo quindi affermare che Internet ha promosso e sdoganato il tecno- populismo e ha messo in crisi i sistemi di comunicazione tradizionale

La crisi degli intermediari tradizionali

Alcuni esperti nel settore della comunicazione, interpellati a disquisire sul tema, affermano che con l’avvento del digitale gli intermediari tradizionali sono stati travolti da una crisi che ha aperto l’era della disintermediazione. Prende sempre più corpo la possibilità per chi fa politica di comunicare in tempo reale con i destinatari del suo messaggio, bypassando così la filiera degli intermediari. Via quindi i partiti, via i giornalisti. Il politico è in vetrina e offre a tutti la sua immagine, la sua vita, i suoi programmi, quasi sempre fittizi. Risponde ai commenti, si auto- sponsorizza. Infine, non dovendo passare dagli intermediar,i fa dichiarazioni, scrive e si espone in modo del tutto autoreferenziale, creando così una nuova forma di comunicazione diretta tesa a suscitare empatia collettiva, in perfetto stile tecno- populista. Viene quindi reso secondario il ruolo di mediazione tradizionale di cui erano depositari i giornalisti come i partiti con i loro leader, prima dell’era digitale.

Si sminuisce e si sottopone a demansionamento la funzione del giornalismo che è quella della ricerca della verità sostanziale, attraverso fonti sicure. Una funzione se vogliamo moralizzatrice, basata sull’etica professionale. Ora del tutto smantellata dalla disintermediazione che consente un flusso oceanico di informazioni sulla rete, perlopiù fake, teso a fuorviare la verità sostanziale appunto, obbligo della funzione dei giornalisti nell’intermediazione tradizionale, tramite stampa. Conseguenza diretta è che il mondo della carta stampata, i vecchi mass media, sta crollando perché pochissimi leggono il tradizionale attempato quotidiano o le riviste storiche di approfondimento. Per sopravvivere la carta stampata ha bisogno degli sponsor e di notizie gossip. Altrimenti le testate falliscono o si votano interamente al digitale, creando un circolo vizioso fra intermediazione e disintermediazione.

Per la stessa dinamica, come già si analizzava, è in corso la crisi dei partiti che nasce, in realtà, assai prima dell’era digitale. Possiamo riferirla, come data d’inizio, agli anni 90 con la scomparsa dei partiti di massa e con l’avvento del berlusconismo. Da allora c’è stata un’ accelerazione della frammentazione partitica anche perché”… quei partiti non torneranno più. Quindi in Italia la crisi è molto più grave, c’è una frammentazione partitica molto forte e c’è l’impossibilità di ricostituire i partiti di un tempo, anche perché quei partiti erano figli di un lungo processo storico in cui le società si andavano trasformando da società agricole in società industriali e post industriali. Adesso non è possibile pensare di avere partiti forti e radicati come allora. Basti pensare al fatto che ormai molto difficilmente un ragazzo esce di casa per andare in una sezione di partito, cosa che un tempo avrebbe fatto se avesse avuto un qualche interesse pubblico” afferma Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della sera, professore ordinario di scienze politiche all’università di Bologna. Una crisi dei partiti che si concretizza sulla figura del leader e sullo sbriciolamento farinoso dei programmi e della linea politica che li caratterizza. Nascono così i salviniani, i grillini i berlusconiani, i renziani . Mentre si parcellizzano sempre più, fino a sparire dallo scenario politico, i partiti della sinistra radicale.

Pur tuttavia un partito di massa, che possa contrastare la deriva reazionaria in atto in Italia con il radicarsi delle politiche neoliberiste, è di estrema urgenza e se ne avverte più che mai la necessità. La sua organizzazione non potrà essere pienamente delegata ai sistemi di disintermediazione tecnologici, né alle piattaforme digitali. Sebbene sia necessario rinnovare la figura del partito tradizionale è necessario considerare che è cambiato il contesto comunicativo.

Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare“ (Antonio Gramsci)

Fonti: ”Potere digitale” – autore Gabriele Giacomini-ed- Meltemi (2018) – “Modernità liquida” autore Zygmunt Bauman- ed. Laterza (2011) – “Stato di crisi” Zygmunt Bauman- Carlo Bordoni ed. Laterza (2015)

* www.lavoroesalute.org

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