Impegno, lavoro e sacrificio

Impegno, lavoro e sacrificio

di Loredana Fraleone* -

Il ministro Bussetti sente, come molti razzisti oggi, di avere le spalle ben coperte e pensa di poter insultare impunemente i lavoratori della scuola del Sud. Ciononostante il suo partito riesce a raccogliere consensi anche nelle regioni meridionali, dove per disperazione e forse anche per distrazione, a suscitare la quale Salvini è un maestro, una parte degli abitanti si affida all’uomo forte, all’antica idea di una salvezza che può venire solo dall’alto.

La Lega blandisce le popolazioni meridionali, ma appena se ne dà l’occasione i suoi uomini e donne fanno emergere disprezzo e senso di superiorità verso il Sud, con atteggiamenti che troverebbero nell’autonomia regionale differenziata l’esplicitazione più chiara.

Accade così che un ministro della Repubblica, che dovrebbe curare in modo particolare la conoscenza della realtà e della Storia, riduca il problema di un sistema d’istruzione che soffre per mancanza di risorse e per una realtà sociale sempre più deprivata, al fatto che chi ci lavora dovrebbe mettere in campo  più impegno, più lavoro e sacrificio.

Bisognerebbe obbligarlo allo studio della storia dell’Unità d’Italia, di come il meridione fu colonizzato più che unificato al Nord, di come abbia fornito gran parte della mano d’opera necessaria per l’industrializzazione e il grande sviluppo economico del paese nel secondo dopoguerra, di come gli innumerevoli emigrati abbiano assicurato rimesse cospicue all’erario nazionale,  fornito intelligenze straordinarie all’estero, d’ingegneri, architetti, musicisti e artisti vari.

Bisognerebbe far notare che un’enorme quantità d’insegnanti meridionali, con “grandi sacrifici” si siano trasferiti nelle regioni del Nord, sfornite dei docenti necessari, per quantità della popolazione e una maggiore domanda di formazione. Se il sistema d’istruzione del Nord fosse migliore, cosa di cui dubito fortemente, lo si dovrebbe anche a loro, oltre a una realtà che usufruisce di più soldi, strutture, organizzazione complessiva più efficace.

Invece di porsi l’obiettivo di colmare lo storico svantaggio del Meridione, il ministro Bussetti attribuisce deficit di funzionamento alla scuola, l’unica vera risorsa di cui dispone il Sud; invita gli insegnanti a lavorare e sacrificarsi di più, senza avere la più pallida idea di cosa significa lavorare a Scampia o allo Zen o a rincorrere alunni che abbandonano percorsi di studio per loro di secondaria importanza, rispetto ai gravi problemi della sopravvivenza. Il ministro leghista non riconosce alla scuola meridionale di costituire il baluardo più importante verso la mafia e la camorra, non può, ma neanche vuole riconoscerle la cultura dell’inclusione, che è patrimonio della scuola della Costituzione.

Come il Governo, di cui è parte significativa, lavora allo smembramento della scuola della Repubblica, attraverso un’autonomia regionale differenziata, figlia delle sciagurate riforme autonomistiche del centrosinistra, che oltre a destinare più risorse alle scuole padane distruggerebbe il diritto allo studio per tutti e tutte al Nord e al Sud, perché la qualità di un diritto sta nella sua universalità.

 *Responsabile Scuola Università e Ricerca PRC/SE

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