Rosa Luxemburg. Portrӓt

Rosa Luxemburg. Portrӓt

di Alba Vastano*

Solo estirpando alla radice la consuetudine all’obbedienza e al servilismo, la classe lavoratrice acquisterà la comprensione di una nuova forma di disciplina, l’autodisciplina, originata dal libero consenso” (Rosa Luxemburg). Niente di più vero, niente di più attuale. E’ il principio base della ribellione al potere e solo il prenderne coscienza può favorire il passaggio fondamentale da istinto a coscienza di classe per poi passare alla lotta contro il sistema che annienta oggi, come accaduto ieri, la classe lavoratrice. Una grande donna Rosa Luxemburg, una grande compagna. In ognuna di noi donne comuniste, necessariamente, c’è un po’ di lei, del suo essere fiera combattente in prima linea, ma anche riservata, tanto da amare la solitudine in compagnia di un buon libro, tanto da amare la natura, fino a stare ad osservare per ore gli sforzi di una formica o lo spettacolo dello sbocciare di un fiore.

Rosa era riservata, non era certo tipo da salotti o ricevimenti. Anche le sue fattezze non erano certe imponenti, con la sua statura di un metro e cinquanta. L’unica imponenza era nel volto per i lineamenti importanti e marcati. Gli occhi no, erano dolci. Rosa era una donna affascinante, non per convenzionali canoni estetici, ma di quel fascino che solo l’intelligenza vivace e la determinazione possono trasmettere, qualità che ti conquistano nel tempo e rendono la persona il “per sempre”. Quel fascino carismatico che persino la morte non può cancellare e che eleva il personaggio a mito, un riferimento inconfutabile. Perché di ribelli e rivoluzionarie come lei oggi ce n’è bisogno più che mai. Oggi che si scivola sempre più per opportunismo o per rinuncia nella passività “dell’obbedienza e del servilismo”. Ancora oggi, a cento anni dalla sua tragica fine, la vita militante di Rosa sempre a difesa degli ultimi ci affascina e ci indica la via giusta per ribellarci ai soprusi del potere.

Rosa, il socialismo polacco e il proletariat

Rosa nasce a Zamosc, in Polonia. Era il 5 marzo del 1871. Una vita che si arresta tragicamente a 48 anni. Una vita intensissima di avvenimenti che la vedono sempre in prima linea per l’unica causa che le premeva forse più di tutti: la questione capitale/lavoro. Oltre a battersi sempre per i sofferenti e gli oppressi verso i quali nutriva una profonda empatia. Giovanissima, ancora adolescente, partecipa alla ricostruzione dell’organizzazione socialista Proletariat, dopo la fine del primo gruppo e la decapitazione dei membri fondatori. Si trovava a Varsavia dove frequentava il liceo. Conosce Kasprzak e il movimento rivoluzionario e fa i “primi passi” nella militanza politica, ponendosi in prima fila nella ricostruzione del secondo Proletariat . Aveva solo 16 anni, all’epoca era probabilmente l’unica ragazzina polacca ribelle alle autorità e che esprimeva sempre, in ogni occasione, solidarietà contro ingiustizie e discriminazioni. Per questo, nonostante i suoi meriti nel profitto scolastico, non venne mai premiata a causa della condotta, ritenuta critica verso il potere.

Fu il biografo Paul Frolich a cogliere almeno tre motivi che la resero così precocemente sensibile e insofferente all’oppressione. Rosa era polacca, quando la Polonia era sotto il dominio dello stato russo, era quindi anche russa sotto lo Zar. Inoltre era anche ebrea e conobbe le ostilità riservate alle minoranze. E quindi per lei “il passaggio dall’atteggiamento ribelle a scuola al socialismo rivoluzionario era fatalmente tracciato“. La prima formazione politica di Rosa inizia quindi in Polonia e coincide con la nascita del socialismo polacco che non è ancora marxismo, ma si identifica in alcuni tratti con il populismo russo. In quel socialismo si riscontravano due aspetti che poi accompagneranno le future lotte di Rosa: la questione della classe operaia riguardo le lotte sociali e la questione nazionale.

Il primo Proletariat che riesce ad attivare molti scioperi, specie a Varsavia, viene eliminato dalla Russia zarista. Gli scioperi continuano e Rosa ne fa parte e li anima coinvolgendo gli studenti. Al secondo Proletariat si unisce l’Unione dei lavoratori polacchi. In questa occasione Rosa incontra Julian Marchlewski (detto Karski, uno dei fondatori della SDKP e del Partito comunista polacco) e Adolf Warszawski (detto Warski, della lega Spartaco) i due compagni di lotte per tutta la sua vita. Anche il Proletariat due viene colpito da arresti e repressioni e i militanti, fra cui Rosa, proseguiranno la loro battaglia contro l’autocrazia in Svizzera.

Zurigo, crocevia per la battaglia socialista

Rosa, per sfuggire all’arresto, lascia Varsavia. Direzione Zurigo, con la complicità di Karski che la nasconde in un carro di fieno. E’ il 1889 e a Zurigo Rosa si iscrive prima alla facoltà di Filosofia, cambia dopo due anni per Giurisprudenza e infine si laurea in Scienze politiche con una tesi sullo sviluppo industriale della Polonia Ma il suo vero interesse è altro, è la battaglia socialista. Lì può proseguirla, grazie anche all’incontro di compagni di rilievo in questa lotta. Zurigo, inoltre rappresenta un crocevia “effervescente” di incontri per i rivoluzionari russi, polacchi e francesi e ciò aumentava la possibilità di scambio per la diffusione di informazioni e riviste marxiste. Rosa, con le lettere di presentazione del Proletariat, s’inserisce facilmente in tutti i circoli marxisti. A Zurigo incontra l’amore. E’ Leo Jogiches, un Lituano in fuga dalla polizia zarista. Con lui stabilirà un rapporto di collaborazione politica che andrà oltre il loro rapporto sentimentale che si interrompe nel 1906. Negli anni di Zurigo Rosa abbraccia pienamente la causa socialista internazionale e lotta strenuamente per ottenere il mandato della Sdkp al congresso nazionale di Zurigo della Seconda Internazionale, mandato che non le viene concesso, perché il congresso riconosce solo il PPS , come rappresentante polacco. Ma il suo obiettivo è Berlino e l’Spd

Berlino e la socialdemocrazia tedesca

Era ormai maturo per Rosa il pensiero che la socialdemocrazia tedesca fosse il partito più forte, più strutturato e diretto da teorici riconosciuti da tutto il movimento. L’Spd è un passaggio importante a cui non vuole rinunciare e che può favorire una via d’accesso per la Seconda Internazionale e i suoi dirigenti. Rosa vi aspira talmente tanto che si trasferisce a Berlino, anche perché nella sua Polonia non può tornare , a causa della partecipazione al Proletariat per cui è stata condannata. Inoltre l’Spd le offre la possibilità di entrare in contatto con i lavoratori della Polonia prussiana. Rosa non abbandona però l’idea di ricostruire il partito polacco e quindi la sua militanza a Berlino si svolge su due fronti: il movimento polacco e il partito tedesco.

Per agire più liberamente in Germania contrae un matrimonio di comodo con Gustav Lubek e s’imbatte in Karl Kautsky, uno dei principali dirigenti della Seconda Internazionale e del Spd. Quando la dirigente polacca si accorse del percorso opportunista e parlamentarista di Kautsky, venne da questi attaccata pubblicamente, fino alla rottura definitiva nel 1910. In quegli anni di Berlino Rosa fa anche incontri felici e duraturi, incontri favoriti dalle affinità intellettuali e di carattere. Appare nella sua vita Clara Zetkin, delegata a tutti i congressi dell’Spd, fondatirice del “Die Gleichheit“, organo del movimento internazionale delle donne e della Lega Spartaco. Con lei nasce un’amicizia vera.

Della Rosa di quegli anni di Berlino il suo biografo e compagno Paul Frӧlich scrive che non è “una vera comiziante. Evitava ogni pathos. Faceva appello non tanto al sentimento quanto all’intelligenza. Ma portava l’ascoltatore fuori dalla ristretta cerchia dei pensieri abituali, mostrandogli prospettive più ampie e lo trascinava con sé grazie al suo fuoco e alla sua forte personalità. Da ogni giro di comizi poteva dire: veni vidi, vici!” . Il pamphlet, che scrive negli anni di Berlino, “Riforma sociale e rivoluzione” è sicuramente il testo che più rappresenta il pensiero politico della dirigente polacca. Racchiude l’impianto teorico della socialdemocrazia tedesca e i dibattiti. La discussione si articola sul destino dell’ordinamento capitalistico e le possibilità del socialismo.

Mentre lo slogan lanciato da Rosa “Socialismo o barbarie” fa pensare a “quel mondo di proletari e di soldati sfiancati dalla prima guerra mondiale che sognavano un mondo in cui la vita umana avesse valore e dignità per tutti, anche per il popolo” Rosa Luxemburg, quel mondo, era capace di farglielo vedere. “Socialismo o barbarie. E non si trattava di una dicotomia astratta, di un annoiato esercizio intellettuale. Per milioni di donne e uomini in tutta Europa rappresentava la concreta differenza tra morire e uccidere da un lato, degradando se stessi a macchine da guerra, o cercare di vivere da umani dall’altro, realizzando quello che all’epoca era ancora un sogno concreto: il socialismo. Sogno degli oppressi e degli emarginati di tutto il mondo, incubo e minaccia insopportabile per le classi dominanti e per lo Stato borghese“.

Il rapporto fra marxismo e femminismo

Nel pensiero luxemburgiano, a cavallo fra 800 e 900, si affaccia anche l’idea di valutare di considerare quel processo di emancipazione, ancora sopito, ma che nelle masse femminili stava lentamente germogliando. Per la rivoluzionaria polacca la liberazione delle donne non era e non poteva essere un percorso isolato, ma parte del processo di liberazione dell’umanità sfruttata dal Capitale. Pertanto non ci sarà liberazione fintanto che ci sarà il dominio del capitale e lo sfruttamento di classe. Un’interpretazione classicamente marxista che intende la questione del genere parte della questione di classe.

Per spiegare come tutto il pensiero di Rosa sul genere sia assolutamente reale e verificabile, basta pensare a come la coscienza di classe nel mondo del lavoro, sia per i lavoratori che per le lavoratrici, è stato uno strumento essenziale e di crescita culturale e politica fra appartenenza al Partito e coscienza di genere. Ricordando che nel 1912, in Italia, nel congresso del PSI si costituì l’unione delle donne socialiste. Ciò determinò la frattura di classe con il suffragismo borghese avulso dal mondo del lavoro.

Mentre le suffragiste (nell’800) lottavano per il riconoscimento dei diritti individuali, le donne del movimento operaio lottavano per i diritti del lavoro, laddove vi era in atto una forte discriminazione di genere. Obiettivi diversi delle suffragiste e delle donne del movimento operaio che hanno attraversato tutto il Novecento. Secondo la Luxemburg la questione di genere nel movimento operaio è da maneggiare con cura e potrebbe persino essere rischiosa e controversa. La considerava una “ghettizzazione” , in quanto costringeva le donne ad occuparsi di donne, atteggiamento che le donne del movimento operaio e della socialdemocrazia dovevano evitare, per non trovarsi “depotenziate” nelle loro capacità di lotte per la causa della liberazione dallo sfruttamento. Queste lotte non possono e non devono essere considerate di genere.

Nell’opera più nota della rivoluzionaria polacca “L’accumulazione del Capitale“, vi sono dei passi molto stimolanti per la lotta femminista. Nel lavoro domestico e non retribuito si ravvede chiaramente lo sfruttamento nella sfera produttiva, luogo di accumulazione per il capitale. Nel discorso “Suffragio femminile e lotta di classe” Luxemburg divide le donne operaie dalle borghesi, perché queste ultime hanno la sola funzione di essere consumatrici nel sistema capitalistico e quindi ne fanno parte. E se per le borghesi il mondo è la casa, per le operaie la casa è il mondo. Per Rosa il suffragio di genere è un problema del proletariato e non solo delle donne, per questo motivo la lotta di genere deve essere integrata nelle lotte comuni per favorire la crescita di democrazia all’interno di tutto il proletariato.

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Rosa, gli ultimi anni e la tragica fine

1914- Fonda il gruppo Internazionale.. Dopo un processo a Francoforte viene condannata ad un anno di detenzione
1915- Inizio della detenzione e altro processo per alto tradimento, a Dusseldorf

1916- Viene rilasciata, ma a luglio è di nuovo in carcere per ragioni preventive
1917- Partecipa, dal carcere alla Rivoluzione russa. Scrive “La Rivoluzione in Russia” e “la Rivoluzione russa” (che sarà pubblicata postumo, nel 1921)

1918- WEsce di prigione e partecipa ad una manifestazione di genere durante la Rivoluzione di novembre 1919- il 15 gennaio viene arrestata insieme a Karl Liebknecht all’hotel Eden. Verranno assassinati dai soldati Freikorps, i gruppi paramilitari agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e del ministro della Difesa, Noske

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Ora è sparita anche la Rosa rossa. Dov’è sepolta non si sa.
Siccome disse ai poveri la verità
I ricchi l’hanno spedita nell’aldilà

(Bertolt Brecht, Epitaffio, 1919)

Ma nelle lotte anticapitaliste una Rosa “rossa” non appassisce mai! Oggi più di ieri “Socialismo o Barbarie”!

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Fonti: “Rosa Luxemburg” di Dario Renzi e Anna Bisceglie- edizione Prospettiva
– riferimenti relazione convegno Igs (International Gramsci Society) “Gramsci e Rosa Luxemburg: consonanze e differenze”

*http://www.lavoroesalute.org/

 

 

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