Perchè Antonio Gramsci è il pensatore marxista dei nostri tempi

Perchè Antonio Gramsci è il pensatore marxista dei nostri tempi

di George Eaton

Sulla rivista inglese New Statesman un articolo su Gramsci. Il concetto di egemonia dello scomparso filosofo italiano è stato sorprendentemente profetico.

 Durante il processo ad Antonio Gramsci nel 1928, l’accusa dichiarò ” Dobbiamo impedire a questo cervello di lavorare per vent’anni”. Gramsci, ex leader del partito comunista italiano, giornalista e teorico marxista di talento,fu condannato a vent’anni di prigione dal governo fascista di Mussolini.

La sua reclusione, tuttavia, fu contrassegnata  dallo sviluppo del suo pensiero anziché dal suo declino.Intraprese un’attività intellettuale dettagliata  allo scopo di lasciare un’eredità duratura. I suoi “Quaderni dal carcere”, come vennero chiamati, comprendono 33 quaderni e 3000 pagine di storia, filosofia, economia e strategia rivoluzionaria. Gli fu permesso di scrivere ma non di avere accesso alle opere marxiste e fu costretto ad usare un codice per evitare la censura carceraria. Morì nel 1937, a 46 anni, dopo aver chiesto inutilmente  cure sanitarie adeguate (gli caddero i denti e non riusciva a digerire  cibi solidi).

 E’ comunque riuscito a vivere dopo la morte , come aveva voluto. I Quaderni furono portati fuori, di nascosto, dalla cognata Tatiana e pubblicati in Italia dal 1948 al 1951. Dopo che la sua opera fu tradotta in francese ,tedesco ed inglese negli anni ’70 egli esercitò la massima influenza sugli eurocomunisti anti-stalinisti. Gramsci è citato abitualmente dai commentatori che riportano i suoi aforismi più famosi  (” pessimismo della ragione , ottimismo della volontà”) e la sua descrizione degli anni ’30: “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore ed il nuovo non può  nascere; in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”.

 In un discorso nel 2013, l’allora ministro dell’istruzione Michael Gove citò Gramsci in difesa dell’importanza dei metodi educativi tradizionali  (” l’ideologia che lui (Gramsci ) temeva cosi tanto nell’Italia tra le due guerre era ciò che chiamiamo, tragicamente in modo inappropriato,  “educazione progressiva” ). Gramsci fu persino menzionato dal gruppo di estrema destra francese Nouvelle Droite e la sua controparte belga Vlaams Blok. A cosa si deve questa strana, contestata eredità?

Il concetto distintivo gramsciano è quello dell’egemonia che denota un livello di dominio politico che si estende oltre il controllo di uno stato o di un parlamento fino alla sfera culturale ed ideologica. Gramsci era preoccupato dalla questione  del perché alla rivoluzione russa del 1917 non ne erano seguite altre in Europa occidentale. Individuò la risposta nella persistenza delle idee capitalistiche tra le istituzioni della società civile ( partiti, sindacati, chiese, media). Come scrisse: “Lo Stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte”.

 Non era sufficiente ,sosteneva Gramsci, che i rivoluzionari intraprendessero semplicemente una ” guerra di movimento” (come fecero i bolscevichi con la conquista dello Stato russo), dovevano combattere una “guerra di posizione”: una lunga lotta sul terreno della società civile allo scopo di cambiare quello che lo scrittore definì “il senso comune” ( o la ” filosofia dei non –filosofi” ).

Fu attraverso il prisma dell’egemonia che, nella seconda metà degli anni ’70, la rivista Marxism Today analizzò l’ascesa del Thatcherismo. L’ex editore Martin Jacques e lo scomparso teorico culturale Stuart Hall riconobbero che la nuova destra era impegnata  non solo nel progetto  di vincere ma  anche in quello di ridefinire il “senso comune”. Come mi disse Jacques: ” La maggior parte dei leader politici non cercano di instaurare l’egemonia. L’esperimento Thatcher è stato estremamente insolito”.

Hall notò l’incessante diffusione di “competizione e responsabilità personale di impegno e ricompensa, l’immagine dell’individuo sovra tassato snervato dalle coccole del welfare ” del movimento.  Come sottolineò la stessa Thatcher nel 1981: “L’economia è il metodo; l’obiettivo è cambiare l’anima”. Anche se da allora la destra ha fatto uso del concetto, flessibile e durevole, di egemonia, le politiche proprie di Gramsci erano inequivocabilmente marxiste. Il sardo della classe operaia era a favore di una rigorosa istruzione di latino e grammatica avendo in mente però  fini  profondamente diversi da quelli del conservatore Gove.

I commentatori di destra, come Melanie Phillips e Peter Hitchens, mettono in guardia da tempo su come la sinistra sia impegnata in una marcia gramsciana all’interno di istituzioni come la BBC, le università e le scuole cercando di provocare un cambiamento culturale. Il New Labour Party (quello dell’epoca Blair) però, nonostante abbia promulgato cause liberali come quella dei diritti degli omosessuali, ha accettato anziché sfidato l’egemonia thatcheriana.

Con Jeremy Corbyn, invece, i Conservatori affrontano la prima vera sfida al loro dominio intellettuale. Come la nuova destra prima di loro, la nuova sinistra aspira non solo a battere gli avversari alle elezioni ma a capovolgere i loro ideali più cari. Quando Corbyn ed i suoi alleati si definiscono “la nuova tendenza politica dominante” cercano, usando le parole di Gramsci, di ridefinire il “senso comune”. Come disse Jacques: “Corbyn è piuttosto insolito in questo contesto. Alle ultime elezioni lottava a un livello superiore; stava rivisitando quei fondamenti sui quali la sinistra fu sconfitta dal thatcherismo”.

 Gramsci avrebbe ammirato il gruppo attivista Momentum ed il suo festival “Il Mondo Trasformato” (che include sessioni su argomenti gramsciani come un’istruzione che duri tutta la vita, il teatro politico ed il  gruppo di lettura di Stuart Hall). Come Gramsci raccomandava di fare nei Quaderni dal Carcere anche Momentum cerca il predominio a tutto raggio e si attiva a livello di società civile e cultura popolare.

 Nell’era dei social media, dei video virali e dell’istruzione superiore di massa, il concetto gramsciano di egemonia è di una preveggenza strabiliante. Sicuramente ci appare sempre di più non solo come un intellettuale marxista dei nostri tempi ma, forse, come l‘intellettuale.

traduzione di Stefania Martini – brigata traduttori

Su Antonio Gramsci trovate molti materiali nella nostra biblioteca on line

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