La Vallonia «contaminata» dalla sinistra radicale

La Vallonia «contaminata» dalla sinistra radicale

di SÉBASTIEN GILLARD* 

Da uno sfondo nero velato dal fumo rosso emerge il minacciante profilo di un uomo. «Anche tu sei stato contaminato dall’estrema sinistra?», chiede Le Vif-L’Express sulla copertina del 31 marzo 2017. Nelle pagine interne, il settimanale belga propone un test per misurare il «grado di contaminazione». I lettori che difendono il diritto all’aborto, le minoranze sessuali o la riduzione delle disuguaglianze sociali sarebbero «sensibili alle idee della sinistra radicale»; non solo, potrebbero essere sedotti dai discorsi «semplici, se non semplicistici», del Partito del lavoro del Belgio (PtB) – una formazione unitaria, presente sia in Vallonia sia nelle Fiandre, dove prende il nome di Partij van de Ardbeid van België (Pvda).

Questo partito di ispirazione marxista-leninista, fondato nel 1979, a lungo è rimasto relegato ai margini delle elezioni nazionali, ottenendo magri risultati, incapace di superare l’1% dei voti. Ma alle elezioni legislative di maggio 2014 c’è stata un’inversione di tendenza: il PtB ha raggiunto il 3,7% dei voti a livello federale e il 5,5% in Vallonia. Tre anni dopo, una serie di sondaggi sembra assicurargli un futuro ancor più radioso. Nel luglio 2017, un’inchiesta ripresa dal quotidiano L’Écho gli attribuisce il primo posto in Vallonia, con quasi il 25% delle intenzioni di voto, superando il Movimento riformatore (Mr) del primo ministro Charles Michel e il Partito socialista (Ps), che precipita. Da quel momento, sul mondo politico belga ha iniziato a soffiare un vento di panico.
Per capire l’ascesa del PtB, bisogna tornare al 2008 e alla strategica svolta decisa nel corso dell’8° congresso.
«All’epoca, ci siamo posti delle domande: siamo il partito del lavoro, vogliamo rappresentare i lavoratori, difendere i loro interessi, vogliamo la loro emancipazione… Com’è possibile che così pochi lavoratori si volgano verso di noi?, racconta Charlie Le Paige, presidente del Comac, il movimento giovanile del PtB. Allora, abbiamo cercato di mettere a punto un pensiero più appropriato, che le persone possano capire, trovare convincente e coinvolgente».
Pur riaffermando il proprio legame con Karl Marx, Friedrich Engels e Lenin, il PtB decide di abbandonare i riferimenti a Mao Tse-tung e Iosif Stalin e di focalizzare il proprio programma su alcune proposte dal forte impatto (l’istituzione di una tassa sui milionari, l’aumento della pensione minima a 1.500 euro al mese…).
Anche il suo vocabolario cambia. Alla categoria di «classe operaia», preferisce quella di «persone», come dimostra
lo slogan adottato nel 2004: «Le persone prima del profitto».
In questa evoluzione, i politologi Pascal Delwit e Giulia Sandri vedono l’abbandono del «retorico credo stalinista a vantaggio di una posizione radical-populista (1)». Ora, se è vero che i dirigenti del PtB adottano una svolta semantica, tuttavia mantengono le distanze dalla nozione di «populismo», foss’anche di sinistra. L’obiettivo è soprattutto la costruzione di un «socialismo 2.0», riprendendo i termini del presidente del PtB Peter Mertens (2), che vorrebbe continuare a riconoscere un posto di primo piano alla lotta di classe. «Vogliamo proporre un pensiero basato sull’analisi di classe, ma adattato alla situazione di oggi. Non certo un copia-incolla della retorica del XIX secolo», spiega Le Paige.

Conquistare le Fiandre

In un contesto particolarmente fertile per le idee radicali, segnato dal crescente discredito del Ps, la strategia definita durante il congresso non tarda a portare i propri frutti. Tra il 2008 e il 2016, il PtB quadruplica il numero degli iscritti (da 2.500 a 10.000 membri).
Nel 2014, per la prima volta nella storia, riesce a mandare dei deputati al Parlamento federale: Raoul Hedebouw, il portavoce, e Marco Van Hees, un ex funzionario del ministero delle finanze reso celebre dalla lotta intrapresa contro l’evasione fiscale. Inoltre, due deputati approdano al Parlamento di Vallonia e quattro a quello di Bruxelles.
Prestando giuramento nelle tre lingue ufficiali (tedesco, francese, nederlandese), per sottolineare la visione unitaria del paese, e con il pugno alzato, per affermare le proprie ambizioni rivoluzionarie, i rappresentanti del PtB fanno un’entrata spettacolare nelle istituzioni belghe, e si impongono il rispetto di una disciplina di ferro: ogni parlamentare deve vivere con uno stipendio compreso tra i 1.500 e i 1.800 euro, versando il resto delle indennità al partito. Una filosofia che Hedebouw ha così riassunto nel proprio discorso del 1° maggio 2017 a Liège: «Se il nostro modo di vivere non coincide con il nostro modo di pensare, inizieremo a pensare come viviamo». Questo argomento assume ancora più rilevanza in seguito ai molti casi di corruzione che hanno riguardato rappresentanti locali, per la maggioranza socialisti, accusati di essersi appropriati di considerevoli somme di denaro per finanziare riunioni della società cooperativa intercomunale Publifin, alle quali non avevano neanche partecipato.
Questi scandali, alimentando la sfiducia verso i partiti tradizionali, favoriscono il PtB, che persevera nella denuncia di una classe politica distante dalla realtà e ben attenta a schivare le conseguenze delle proprie azioni – in ambito pensionistico (progetto di legge Bacquelaine, che riduce le pensioni degli ex disoccupati), di diritto del lavoro (legge Peeters, che liberalizza l’utilizzo degli straordinari, dei contratti part-time e degli orari flessibili…), ecc. Il partito marxista è in prima linea nelle mobilitazioni sociali contro queste riforme. I suoi militanti, sempre presenti ai picchetti di sciopero, hanno partecipato in massa alle manifestazioni contro l’austerità del 2014 e del 2015. Quest’impegno ha permesso al PtB di radicarsi negli ambienti sindacali, soprattutto all’interno della potente Federazione generale del lavoro del Belgio (FgtB, con il suo milione e mezzo di iscritti), tradizionalmente vicina al Partito socialista. Alle elezioni del 2014, la sezione regionale FgtB di Charleroi ha invitato a sostenere il PtB, in contrasto con la posizione della direzione centrale. Nel 2017, per la prima volta nella propria storia, il sindacato ha messo in dubbio la partecipazione dei dirigenti socialisti al proprio congresso federale di giugno (3). Nelle Fiandre, il radicamento del PtB ha proporzioni limitate e i suoi risultati sono lontani da quelli ottenuti in Vallonia. Questo andamento a due velocità entusiasma Bart De Wever, dirigente del partito nazionalista fiammingo Alleanza neo-fiamminga (Nieuw-Vlaamse Alliantie, N-Va), che spera di sfruttare la situazione contrapponendo con ulteriore violenza le Fiandre «di destra», feudo di liberali e nazionalisti, alla Vallonia «di sinistra», elettrice di PtB, Ps ed Ecolo; la frattura linguistica corrisponderebbe a quella politica. I dirigenti del PtB hanno iniziato a occuparsi di questo problema. Nel marzo 2017, Germain Mugemangango, presidente della sezione dell’Hainaut, è stato nominato portavoce al posto del carismatico Hedebouw. Quest’operazione, oltre a diversificare i volti del partito, mirava a liberare il deputato dai propri impegni per permettergli di portare avanti la campagna elettorale nelle Fiandre. Hedebouw, perfettamente bilingue, alterna con naturalezza francese e nederlandese. I filmati dei suoi interventi parlamentari, ampiamente ripresi dai social network, gli hanno assicurato una buona visibilità nel nord, dov’è anche stato invitato, evento raro per un francofono, a partecipare alla trasmissione televisiva «De slimste mens ter wereld» («L’uomo più intelligente del mondo») – che aveva già contribuito a rendere popolare De Wever. Il Ps spinto a sinistra Tuttavia, il PtB, pur sperando di ottenere qualche deputato fiammingo alle elezioni legislative del 2019 – magari ad Anversa, dove si batterà con i nazionalisti –, non fa delle elezioni l’obiettivo prioritario. «Non saremo al potere prima di dieci o quindici anni», riconosceva Hedebouw, in un’intervista alla Radio-Télévision belge de la Communauté française (Rtbf), il 21 maggio 2016. I media e i dirigenti socialisti hanno prontamente approfittato di questa sua frase per denunciare il carattere irresponsabile della formazione, la sua incapacità di governare, l’inutilità del voto a suo favore. Hedebouw si è difeso sottolineando la necessità di «creare un rapporto di forza» per «riconquistare un’egemonia a sinistra», perché il suo partito non intende stringere alleanze con chi, come Ps ed Ecolo, accetta l’austerità imposta dall’Unione europea (4). «Senza questo rapporto di forza, puoi anche ottenere il 30% alle elezioni, ma non avrai gli strumenti per applicare il programma che ha reso possibile tale risultato. Se vogliamo una politica diversa, dobbiamo opporci al giogo europeo», avvisa David Pestieau, vicepresidente del partito, rivolgendosi ai potenziali alleati. Il PtB, più che sulle scadenze elettorali, insiste sulla «necessaria battaglia delle idee» in vista della costruzione di una «coscienza di classe» all’interno della popolazione belga – termini onnipresenti nei suoi elaborati teorici (5). Innanzitutto, cerca di mettere in piedi un movimento sociale forte, su cui poter fare affidamento una volta arrivato al potere. Per questo, incoraggia i simpatizzanti a impegnarsi sempre di più, a dedicare il proprio tempo senza risparmiarsi. Nel mese di settembre, ha organizzato il festival ManiFiesta, sullo stampo della Festa dell’Humanité in Francia, con concerti, conferenze, dibattiti, ecc. Il PtB, insieme a Comac, può contare su un movimento giovanile molto attivo, che intensifica le iniziative nelle università. Durante le vacanze di Pasqua e di Natale, Comac propone dei «ripassi collettivi (6)» che permettono a circa duecentocinquanta studenti di prepararsi per gli esami in un clima piacevole, con una spesa contenuta, cogliendo l’opportunità di familiarizzare con le idee politiche. Inoltre i giovani del PtB organizzano ogni anno la «scuola Karl Marx», a cui partecipano tra le duecento e le trecento persone. Nel programma dell’edizione 2017 sono presenti corsi intitolati «Marxismo e femminismo», «Marxismo per principianti», «Storia della classe operaia», «Il futuro del lavoro in Europa», «Palestina, l’ultima colonia?», «Il Ceta per principianti»… Per rafforzare il peso intellettuale della sinistra radicale, i giovani universitari iscritti o vicini al PtB hanno lanciato, nel 2017, Lava. Questa «rivista di critica sociale e di analisi marxista» si ispira alle celebri omologhe britanniche, la Monthly Review e la New Left Review, ma soprattutto alla giovane cugina statunitense, la rivista Jacobin, di cui riprende l’impostazione grafica molto curata e alcuni autori, come i sociologi Vivek Chibber o Walter Benn Michaels (7). «L’establishment porta avanti un’incessante lotta culturale che presenta il mondo attuale come l’unico possibile, spiega Daniel Zamora, uno dei fondatori di Lava. La battaglia delle idee non è una battaglia astratta. Se la sinistra vuole spezzare questa logica opprimente, deve lavorare a una contro-egemonia. (…) La battaglia delle idee è anche una lotta per un altro mondo (8)». Un orizzonte concreto Il 29 marzo 2017, il giornalista della Rtbf Bertrand Henne chiedeva a Mugemangango: «Lei, insieme al PtB e ad altri partiti di sinistra, denuncia alcune bolle speculative… Non è che oggi lo stesso PtB è una bolla politica?» Un’alta percentuale nei sondaggi non è certo sinonimo di vittoria elettorale. Eppure, gli effetti dell’ascesa del PtB sono già evidenti nel paesaggio politico belga. Nel 2015, il deputato socialista Ahmed Laaouej ha presentato una proposta di legge per una tassa patrimoniale. Alla chiusura del congresso di ottobre 2016, il Ps ha inserito nel proprio programma la settimana di quattro giorni senza riduzione salariale e la condivisione delle decisioni all’interno delle aziende. Tutte misure promosse dal PtB, che i socialisti, nei ventisei anni passati nel governo federale (1988-2014), non avevano mai pensato di mettere in pratica…

(1) Pascal Delwit e Giulia Sandri, «La gauche de la gauche», in Pascal Delwit, Jean-Benoit Pilet e Emilie van Haute, Les Partis politiques en Belgique, Éditions de l’Université libre de Bruxelles, 2011.

(2) Cfr. «Le socialisme 2.0, aux dimensions de l’homme et de la nature», in Peter Mertens, Comment osent-ils?, Bruxelles, Aden, 2012.

(3) Bernard Demonty, «La FGTB n’invitera pas le PTB», Bruxelles, Le Soir, 7 giugno 2017.

(4) Intervista a Raoul Hedebouw, Bruxelles, La Libre Belgique, 23 dicembre 2016.

(5) Cfr. per esempio il dossier «La nécessaire bataille des idées», Bruxelles, Études marxistes, n. 111, ottobre-dicembre 2016.

(6) I «Bloques collectives» in Belgio sono i periodi intersessione destinati alla preparazione degli esami universitari.

(7) Si legga Walter Benn Michaels, «Libertà, fraternità… diversità?», e Vivek Chibber, «L’universalismo, un’arma per la sinistra», Le Monde diplomatique/il manifesto, rispettivamente febbraio 2009 e maggio 2014.

(8) Gaston Van Dyck, «Lava, un nouvel outil dans la bataille des idées», 9 giugno 2017, www.solidaire.org

(Traduzione di Alice Campetti)

* Le Monde Diplomatique, n. 11, anno XXIV, novembre 2017 in edicola con il Manifesto

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