Urbanistica: le mani sulla Sardegna

Urbanistica: le mani sulla Sardegna

Intervista a Sandro Roggio, architetto e urbanista

 

Camminare domandando” era il motto che la rivoluzione zapatista portò alla ribalta mondiale a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo. Come comuniste e comunisti occorre sicuramente fare molta strada, per recuperare il tempo perduto, rimediare agli errori del passato recente e ritrovare la via. E in questo cammino abbiamo la possibilità di chiedere informazioni, di capire alcuni avvenimenti che accadono sotto i nostri occhi, di dotarci di strumenti di analisi. Per questo oggi discutiamo con Sandro Roggio, di cui condividiamo le preoccupazioni in merito a quanto la politica sarda è pronta a fare in materia ambientale. Rifondazione Comunista si schiera in prima linea con la tutela del paesaggio a discapito degli interessi dell’alta finanza e del Qatar.

Gli argomenti sono innumerevoli e abbiamo scelto di iniziare da ciò che in questo momento cattura l’attenzione della stampa locale ovvero il Ddl che punta alla riforma del Piano Paesaggistico Regionale.

Ma cosa è un PPR, come viene utilizzato questo strumento, quali sono le modifiche che vorrebbero apportare, perché e a quali interessi rispondono queste variazioni?

Proviamo a capire di più ponendo alcune domande a Sandro Roggio, architetto, si occupa soprattutto di urbanistica e di recupero di aree urbane degradate. È stato amministratore pubblico, ha fatto parte del primo Consiglio direttivo del Parco dell’ Asinara, e del Comitato scientifico per l’avvio della Conservatoria delle coste. Scrive, dice, per legittima difesa, per il buon governo del territorio. È autore di vari libri (« C’è di mezzo il mare» 2007, e «Paesaggi perduti » 2010, per Cuec ). Collabora da anni con La Nuova Sardegna e eddyburg.it.

Sandro, per iniziare, spiegaci brevemente cosa è un Piano Paesaggistico Regionale (PPR)?

È lo strumento indicato da una legge dello Stato per tutelare i paesaggi del Paese. Compito attribuito alle Regioni che devono farlo con l’accordo del Mibact, perché c’è fortunatamente l’art. 9 della Costituzione. Ma sbaglia chi pensa che il PPR sia un insieme di vincoli contro la crescita economica. Quello sardo, ad esempio, è un modello di sviluppo coerente con le attese dell’isola, attento alla sua delicatezza. Nessuno spazio alle speculazioni nella fascia costiera, più ampia dei 300 metri dal mare, e questo lo ha reso antipatico alle lobbies palazzinare che lo hanno contrastato in ogni modo, ripetutamnte nei tribunali amministrativi senza successo. Nel 2008, Mauro Pili aveva promosso un referendum per fermare la legge salvacoste, presupposto della pianificazione paesaggistica. E i sardi l’avevano bocciato. Poi si sa il PPR non è mai piaciuto alla Destra a pezzi del Centrosinistra, così non avuto vita facile.

Ma perchè questa politica urbanistica di Pigliaru che aveva condiviso il PPR di Soru? Non è in continuità con la storia peggiore della Sardegna, del suo sfruttamento?

La Sardegna povera e senza lavoro ha aperto continuamente la porta a progetti contro i suoi interessi, a chi prendeva senza restituire nulla, in danno alle generazioni future.

Dove c’è povertà c’è più agibilità per gli illusionisti delle politiche più sconvenienti che dispongono sempre di vaste praterie. Più elevato il malessere più si abbassa il livello delle precauzioni, in verità mai molto elevato, può essere prossimo allo zero quando le crisi si prolungano oltre ogni umana sopportazione. Si sa, più poveri più soggetti a ricatti.

E’ in queste fasi più difficili che servirebbero governi in grado di discernere tra i buoni e i pessimi progetti. Invece la classe dirigente della Sardegna, con eccezioni rare, ha fatto molto affidamento su faccendieri- predatori accreditati come benefattori e si può fare con più nessuno ti avverte sul danno (non è per questo che Nino Rovelli aveva comprato La Nuova Sardegna?).

La condizione drammatica dell’isola è il frutto di promesse puntualmente frustrate, dell’industrializzazione senza pianificazione e cautele per la salute e dal ciclo edilizio fondato sul consumo di paesaggi fantastici.

L’urbanistica che si piega agli interessi di pochi e fa saltare le regole sta in questo solco. Anche se dice che serve per rispondere al bisogno di lavoro.

L’urbanistica è il moderno mezzo per fare reddito dal patrimonio naturale. Prima hanno fatto danni enormi disboscando all’antica.

Esatto. Pochi lo fanno rilevare. Ma è innegabile il contribuito dato dalla Sardegna alla modernizzazione e se si vuole alla industrializzazione del Paese. Nel corso dell’Ottocento l’isola ha fornito combustibile di prima qualità: legna e carbone vegetale, cioè materia indispensabile per mettere in moto le macchine a vapore, e per i tanti altri usi, in Continente ovviamente. Sarebbe interessante conoscere il peso di questo apporto di energia (prima del ricorso al carbone fossile), desumibile dalle estese lacune nel patrimonio boschivo dell’isola che in quel secolo si è ridotto del 60-70%. Un danno pauroso e irrimediabile, un sacrificio senza tornaconti.

In Sardegna la legna abbondava e ne serviva poca: pochi abitanti, poca la domanda interna; e così se la portavano via, praticamente gratis con l’aiuto di sardi pagati quasi nulla. Fino a quando c’è stata convenienza e lo ha deciso il mercato.

Hanno contato l’indifferenza e le complicità. Pochi lungimiranti, come Alberto La Marmora continentale, avvertivano la limitatezza del patrimonio naturale e si opponevano alle razzie. Troppo pochi.

Ecco, prima portavano via, ora immettono volumi edilizi. Ma penso pure alle forme di sfruttamento di sole e vento con impatti impressionanti su terre agricole.

Ma sbaglieremmo se pensassimo che è solo colpa dei continentali, ridicoli i rimbrotti a chi porta via secchielli di spiaggia mentre si scaldano i motore delle ruspe.

Noi potevamo fare di più per salvare i nostri paesaggi? Oggi si sentono tanti recriminare, il rimpianto di paesaggi perduti. Il danno più grave per te, un luogo simbolo delle manomissioni?

Sì. Potevamo fare molto di più anche se numerose manomissioni sono avvenute in assenza o quasi di regole. Abbiamo detto troppo poco contro l’abusivismo edilizio incontrollato, e la Sardegna è ai primi posti in questo reato. Un danno grave ? Tutto ciò che è successo attorno alla spiaggia meravigliosa La Pelosa di Stintino, il mio campo di fragole, Strawberry filed forever, luogo del cuore dove non riesco a tornare per come è stato ridotto. L’ho visto la prima volta che avevo otto-nove anni e non c’era nulla oltre la natura.

Parliamo delle politiche della Regione sul governo del territorio. Non c’è neppure una discontinuità tra fasi politiche. Cappellacci e Pigliaru pensano allo stesso modo sull’ urbanistica – dice Ilaria Borletti Buitoni sottosegretaria del governo Gentiloni. È uno scontro sul merito o la rappresentazione di interessi diversi all’interno del PD?

È così o quasi come ha detto una signora che non è una militante della sinistra radicale ma appunto una esponente del governo. E comunque lo dimostrano i due piani-casa in sintonia. Ispirati tutti e due – quello di destra e quello di sinistra da Silvio Berlusconi. Non è un dettaglio.

Poi si sa, il PD di Renzi insegue la destra su tante questioni, non c’è da stupirsi che lo faccia sui temi del governo del territorio. Lo chiama buon governo del territorio come chiama “buona scuola” una pessima riforma dell’istruzione.

Uno scontro che spiega diverse posizioni nel governo al di là del merito? Non lo escludo.

È immaginabile un accordo tra PD e i berlusconiani di Sardegna?

Sì. D’altra parte il Patto del Nazareno è resistente e sorvola l’Italia, pronto a materializzarsi qua o là, scegliendo con cura l’oggetto su cui patteggiare. L’edilizia nei lidi di Sardegna è uno degli argomenti su cui può essere facile fare accordi.

L’urbanistica delle larghe intese è un progetto politico che si fa strada da un po’ in Sardegna. Con qualche eccezione tra i gruppi dirigenti del centrosinistra sardo al governo della Regione e molto malcontento tra gli iscritti. La prova l’hanno già data nel 2015 rinnovando il piano-casa di Cappellacci e con il voto segreto, destra e sinistra si sono alleati per tentare il colpaccio, più volume per tutti, per ogni casa. È dovuto intervenire Pigliaru per rimettere ordine. Con minacce di dimissioni, immagino. Una provvisoria marcia indietro.

Gli urbanisti che governano la Sardegna mirano alla cancellazione del PPR? Il DdL Erriu ha questo obiettivo?

Mirano a destabilizzare il PPR, lo strumento più avanzato per tutelare il territorio sardo, difeso con poca passione pure dalla sinistra radicale. Eppure il PPR è il forziere che contiene beni che potrebbero essere messi in valore dalle generazioni future. La solidarietà ecologica e generazionale dovrebbe essere un principio fondante delle sinistre.

L’obiettivo del DdL è quello di consentire deroghe attraverso decisioni estemporanee affidate alla politica al governo della Regione. Obiettivo la trasformazione dei paesaggi pregiati. A chiunque governi domani, destra o centrosinistra, si dà una discrezionalità molto ampia. L’art. 43 del DdL è pensato per dare il via libera a piani e progetti graditi alla GR di turno, e quindi in modo arbitrario anche in contrasto con il PPR da aggiustare in funzione dei bisogni dell’impresa. La grande edilizia a sportello. Una pazzia che metterebbe in moto la giostra di chissà quante richieste. Una in ogni cala dell’isola.

Dici che la “sinistra radicale” non ha difeso con passione la tutela del territorio: un giudizio severo a fronte di un impegno dei militanti che si battono con passione. Forse è il risultato del silenzio mediatico imposto su quanto di “politicamente radicale” esiste? Del resto, il nostro stesso partito si è impegnato a portare avanti le istanze ambientaliste in tutti gli spazi che ha avuto a disposizione: dalla lotta al TTIP in Europa, ai movimenti No Tav e No Ponte in continente fino ad arrivare alla Regione Sardegna, in cui ad esempio ha combattuto sia la cementificazione delle coste sia il piano casa ed ha sostenuto il Piano Paesaggistico della giunta Soru. Cosa potrebbe fare di più la sinistra radicale?

Io non ho detto che non ci siano state prese di posizione, alcune presumo non riprese dagli organi di informazione. Ho avuto l’impressione di poca passione sul tema della difesa dei paesaggi sardi che non era caro neppure a tutto il Pci, lo ricordo bene, per la solita preoccupazione del lavoro che manca, e pure mettere su blocchetti in riva al mare è qualcosa. Come tagliare alberi nell’Ottocento.

Tornando al disegno di legge. C’è una correzione annunciata. L’approvazione da parte del Consiglio e non della Giunta dei piani e progetti che chiamano sostenibili. Cosa cambia?

Non cambia ed è anche peggio. Ogni consigliere potrebbe essere portato a chiedere una grande o piccola deroga nel proprio collegio elettorale per bilanciare interventi in altri territori. Non è difficile immaginare le conseguenze della giostra. Abbiamo rischiato qualcosa di simile dopo il 1993 per via della LR n.23. Gli Accordi di programma nei PTP di quel tempo ( governo Cabras) prevedevano uno sfondamento simile a quello immaginato nel DdiL di Pigliaru-Erriu. Ma con l’approvazione di ogni accordo di programma con legge regionale e si era capito subito che si trattava di una baraonda ingestibile. Poi i PTP sono stati cassati con ignominia dai tribunali amministrativi. E siamo arrivati alla inerte Giunta Palomba. E poi a giorni nostri.

Il DdL contro il parere di Soru?

Soru è l’imprevisto della politica sarda dopo la fine del Pci-Pds-Ds. Non era in conto, come non era in conto Luigi Cogodi nel Pci sviluppista, e la circostanza del ruolo di Cogodi meriterebbe più approfondimenti. Potrebbe essere utile riesaminare l’insofferenza verso Cogodi, dentro e fuori il Partito Comunista, quando faceva battaglie per la tutela delle coste. Si potrebbe scoprire che lo avversavano gli stessi che poi hanno combattuto Soru. O i loro eredi.

Soru ha approvato il PPR nel 2006 e si è dimesso nel 2008 da presidente della Regione mentre si discuteva di urbanistica, al centro del dibattito l’estensione del PPR alle zone interne e il suo rafforzamento con una legge. Hanno vinto i suoi avversari nel suo partito. Ma nel PD non c’è stato dibattito sulle dimissioni, come se nulla fosse. E neppure Soru ha voluto fare chiarezza su questo e credo che sia stato un errore. I contrasti erano quelli di oggi, grosso modo. Bisognava farli emergere, invece. Normale che prima o poi riaffiorassero magari attraverso il voto segreto. Insomma nel PD è nel frattempo tornata l’idea della politica urbanistica primi anni Novanta, aggiornata dalle trovate berlusconiane dei piani-casa che istituiscono deroghe astratte, il contrario della pianificazione e con effetti imprevedibili.

DdL e art. 43. Costa Turchese della famiglia Berlusconi e Qatar in Costa Smeralda e in prima posizione? La giunta Pigliaru si ostina a coltivare i suoi rapporti con il Qatar, definito stato canaglia persino dai sauditi? Le modifiche che vorrebbero approvare sembrano rispondere ad una strategia a dir poco chiara. Sanità, con il Mater Olbia e l’assegnazione ad esso di quote posti-letto, trasporti, con il rafforzamento dell’aeroporto del capoluogo gallurese a discapito di quello di Alghero e ora il PPR in campo edilizio, sembrano rispondere più ad un’accondiscendenza nei confronti del fondo di investimento del Qatar piuttosto che ad un interesse pubblico

Probabile che questi due potenti soggetti siano nella lista per il via libera quanto prima con l’art. 43, specie il Qatar che ha amici a Roma più che a Cagliari o in Gallura. E si capiscono le ragioni. Farebbero da apripista, ruolo affidato alla Costa Smeralda un bel po’ di anni fa, al Masterplan si ricorderà. Approvati i primi due seguirebbero tanti altri progetti e programmi che dicono sostenibili per quanto siano quasi certamente in difformità dal PPR che invece ha la certificazione del piano sostenibile. Servirà una variante al PPR e su questo si vedrà.

Poi c’è l’art.31 per incrementare il volume degli alberghi in fascia costiera, più 25%, e anche nei 300 mt dal mare. Quale utilità per la Sardegna?

Per fare crescere il turismo non serve altro volume nelle aree litoranee. Serve caso mai fare arrivare più turisti tutto l’anno, trasporti efficienti, frequenti e a costi bassi. Estendere nel tempo non solo estivo il flusso di turisti, e nello spazio, non solo ai bordi dell’isola che subisce lo stress di quel mese. Servirebbe una filiera agroalimentare anche in funzione dei consumi dei vacanzieri, non si va lontano se in Sardegna 8 bistecche su dieci arrivano da fuori.

Più 25% di volume non serve al turismo. Non c’è vantaggio in proporzione al danno di una violazione che si porrebbe come premessa per sfasciare tutto. Sarebbe il presupposto grimaldello per fare saltare il sistema delle regole. Non è difficile immaginare cosa può succedere nella discussione in aula per l’approvazione della legge. Penso agli emendamenti proposti e votati a scrutinio segreto, in grado di raccogliere maggioranze trasversali. Forse c’è già qualche patto di cui Pigliaru non sa.

C’è possibilità di un accordo per arrivare a una legge accettabile?

Non tutto l’articolato è da buttare. Servirebbe il confronto tra le forze politiche della coalizione al governo e i movimenti che si oppongono a questo DdL. Si può avviare solo se Pigliaru rinuncia a tenere gli articoli in contrasto con il PPR. E tra questi c’è l’art A4 una pericolosa revisione delle modalità di calcolo per stabilire il dimensionamento dei piani comunali che mi pare un serio pericolo. Avrebbero potuto chiedere a chi sa di queste cose, fidarsi del soprintendente Fausto Martino messo lì dalla legge a custodia del PPR, e invece attaccato dalla Giunta regionale quando ha manifestato le perplessità non ideologiche. Una figuraccia vista la nota del ministro Franceschini di qualche giorno fa.

Il rilancio del settore edile, sbandierato come giustificazione per questo intervento legislativo, non può avvenire diversamente? Non è piuttosto auspicabile un intervento di carattere pubblico che risponda ad un’esigenza di recupero del patrimonio immobiliare?

Pure in Sardegna c’è bisogno di riqualificare le città e i paesi di cui si parla spesso, centri storici e periferie. Leggo interessanti riflessioni di Cgil e CNA su questi aspetti.Impegnare le maestranze dell’edilizia in una grande opera di manutenzione del Paese sarebbe una buona cosa. Penso anche alla mancanza di case popolari per le famiglie a basso reddito o senza reddito. Molti decenni fa la politica per l’edilizia economica e popolare è servita per dare lavoro e un tetto ai più poveri.

Gli interessi dell’ambiente e dei lavoratori sono effettivamente in contrasto tra loro? C’è chi propone di “rilanciare” Euralluminia a Porto Vesme, come se si potesse comprare qualche posto di lavoro passando sopra la drammatica situazione dei fanghi rossi. Cosa servirebbe per garantire sostegno ai settori più deboli della popolazione sarda compatibilmente con il rispetto dei territori e della salute delle persone?

Vincenzo Migaleddu mi rimproverava nel giugno 2016 di non occuparmi abbastanza dei paesaggi delle malattie. Aveva ragione e c’eravamo impegnati a vederci per parlarne, poi ahinoi non è stato possibile. Dico che la salute è prima di tutto, non c’è baratto possibile a riguardo. Ma non sono in grado di andare a fondo come è invece opportuno. Suggerisco a RC di fare un approfondimento con chi si sta occupando di questi temi con analisi rigorose. Paola Correddu e Claudia Zuncheddu di Isde presieduto da Domenico Scanu. Due professioniste che apprezzo molto, perché sanno spiegare facilmente come stanno le cose sui guasti ambientali dell’isola.

Nel salutarti ti rivolgiamo un’ultima domanda: a livello comunale, la sinistra (quella senza centro e quindi senza il PD) si sta organizzando (l’8 settembre si è svolta la prima assemblea operativa di “Sassari in Comune”): quali punti secondo te dovrebbero essere messi all’ordine del giorno, per una Sassari che rompa con la cappa di accordi fatti a danno del territorio?

Mi limito indicare quelli prioritari. Due temi sui quali il PUC, approvato di recente, ha deciso di sorvolare. La città diffusa nel territorio rurale, dove abita circa un terzo della popolazione sassarese, e Predda Niedda il più grande errore di tutti i tempi della politica urbanistica, che sta trasferendo effetti sulle aree centrali, penso alla grande distribuzione debordante. Su questo sconquasso serve una riflessione più accurata.

 



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