Il comunista pentito. La vita di Sterling Hayden: il mare, il “maccartismo”, i grandi capolavori

Il comunista pentito. La vita di Sterling Hayden: il mare, il “maccartismo”, i grandi capolavori

di Marco Ravera

Molti attori e molte attrici hanno raccontato sul grande schermo una vita avventurosa, ma alcuni l’hanno vissuta per davvero. La più straordinaria di tutte fu quella di Sterling Hayden.

Sterling Hayden

Tra i 15 e i 17 anni, complice la lettura de “L’isola del tesoro” e altri romanzi di Robert Louis Stevenson, iniziò quella che sarebbe diventata una lunga storia d’amore: quella con il mare. Si imbarcò facendo prima il mozzo su un peschereccio (prima tratta da Newport Beach in California a New London nel Connecticut), poi il pescatore a Terranova. Scoprì il comunismo: “Quando peschi un maledetto pesce sputando sangue e te lo pagano due centesimi per poi rivenderlo a cento a tua madre, non puoi che mandare al diavolo questo fottuto sistema”. Lavorò quindi su grandi navi da pesca e per undici volte, in viaggi verso Cuba, fece il pompiere. A soli 19 anni divenne Secondo ufficiale, a 20 era già Capitano su navi da crociera e poteva vantare di aver già fatto due volte il giro del mondo. Con i risparmi comprò un’imbarcazione per sé e una nave da traghetto per aprire una linea di navigazione. La nave naufragò e Sterling cambiò vita.

Sterling Hayden modello

Durante la Seconda guerra mondiale Sterling prestò servizio nel COI (Coordinator of Information) un organismo di intelligence che aveva finalità mirate esclusivamente alle azioni di guerra e che successivamente cambiò scopo e divenne prima OSS (Office of Strategic Service) e poi CIA (Central Intelligence Agency).

In seguito si arruolò nei marines con lo pseudonimo di John Hamilton. Combatté prima nella “campagna” Napoli-Foggia, poi sul fronte jugoslavo sfondando le linee tedesche e paracadutandosi in aiuto dei patrioti croati. Per queste azioni gli venne conferita la “Stella d’argento” e la “Arrowhead device” dalle forze armate americane nonché un particolare riconoscimento dal Maresciallo Tito in persona. L’episodio venne citato anni dopo nel romanzo “54” del collettivo Wu Ming (“Il mio collega Sterling Hayden mi parlò di questo Tito una volta, credo lo abbia conosciuto di persona durante la guerra”).

L’esperienza in Jugoslavia ed in particolare l’ammirazione per i patrioti comunisti lo spinse ad iscriversi al Partito Comunista degli Stati Uniti d’America (Communist Party of the United States of America, CPUSA). Era il giugno del 1946. 

A Hollywood iniziarono ad arrivare i primi ruoli di rilievo, su tutti quello di Dix Handley in Giungla d’asfalto (1950) uno dei migliori film di John Huston e probabilmente il miglior noir mai girato che racconta l’organizzazione del furto ad una gioielleria, “un’amara parabola sull’avidità umana” (Mereghetti).

Ma erano anni difficili. Nella “terra della libertà” potevi essere un mafioso, un assassino, un ladro, un razzista, uno schiavista, uno spacciatore di droga o armi, uno stupratore, ma non un comunista. La Commissione per le attività antiamericane (House Committee on Un-American Activities, HCUA) mise a ferro e fuoco anche Hollywood. Nel mondo del cinema lavoravano molte persone costrette ad emigrare dall’Europa dopo l’avvento di Nazismo, Fascismo e Franchismo e non fu difficile trovare autori, attori, registi di sinistra (anche quelli genericamente liberali non erano graditi). A farne le spese fu anche Charlie Chaplin cui venne cancellato il visto di rientro negli USA dopo un soggiorno in Europa nel 1952, con l’accusa di svolgere attività antiamericane. Ma Chaplin era Chaplin. Per altri la carriera fu completamente distrutta. Fu il caso, ad esempio, di John Garfield protagonista con Lana Turner de Il postino suona sempre due volte (1946) di Tay Garnett.

Nell’ambiente il solo John Wayne era entusiasta delle purghe anticomuniste. Una ad una le star di Hollywood vennero convocate davanti al senatore Joseph McCarthy. Fu il “maccartismo” o come ebbe a dire Eleanor Roosevelt “È stata una vera e propria ondata di fascismo, la più violenta e dannosa che questo paese abbia mai avuto”. Il regista Elia Kazan iniziò a fare nomi di “presunti comunisti” (per questo all’assegnazione dell’Oscar alla carriera nel 1999 Ed Harris e Nick Nolte, tra gli altri, rimasero seduti a braccia conserte durante la cerimonia). Walt Disney denunciò perfino gli attivisti di uno sciopero avvenuto durante la lavorazione di Dumbo nel 1941. Altri si rifiutano e si autoesiliarono come Joseph Losey non casualmente regista anni dopo de L’assassinio di Trotsky (1972) e Jules Dassin che stracciò la tessera del CPUSA dopo il Patto Molotov-Ribbentrop, ma rimase un orgoglioso comunista e terminò la carriera in Europa. Maestro del genere noir realizzò, tra gli altri, Rififi (1955).Nel novembre del 1950 dieci fra i “testimoni non amichevoli”, rei di non avere collaborato con l’HUAC e di non averne riconosciuto l’autorità, vennero condannati per oltraggio alla Corte ad un periodo di reclusione da un minimo di sei mesi a un massimo di un anno. Non solo. Fu proibito loro di lavorare a Hollywood per periodi più o meno lunghi. Tutti comunisti. Persone che, salvo alcuni, lavoravano nell’industria cinematografica in posizioni non particolarmente rilevanti. Erano i famosi “Dieci di Hollywood”: Alvah Bessie, Herbert Biberman, Lester Cole, John Howard Lawson, Ring Lardner, Albert Maltz, Samuel Ornitz, Adrian Scott e Dalton Trumbo. Il decimo, Edward Dmytryk, si dissociò quasi subito dalla protesta, e collaborò con la Commissione come aveva fatto Kazan.

Il più noto fu sicuramente Dalton Trumbo che, sotto gli pseudonimi di Ian McLellan Hunter prima e Robert Rich dopo, vinse due Oscar per il miglior soggetto per il celeberrimo Vacanze romane (1953) di William Wyler e per La più grande corrida (1956) di Irving Rapper. Nel 2016 è uscito nelle sale italiane L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo del regista Jay Roach. L’attore Bryan Cranston è stato candidato all’Oscar 2016 proprio per l’interpretazione dello sceneggiatore comunista.

Hayden inizialmente aderì ad un gruppo di star hollywoodiane comprendente tra gli altri John Huston, Groucho Marx, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, William Wyler, Katharine Hepburn, Anatole Litvak e perfino il conservatore John Ford, che, pur non dichiarandosi comunisti, si opposero fermamente allo strumento della delazione ed alla persecuzione verso artisti che avessero fatto parte del Partito Comunista.

Il clima era pesante. Il 5 aprile 1951 i coniugi Rosenberg, giudicati colpevoli di essere spie dell’Unione Sovietica, furono condannati a morte. Cinque giorni dopo, il 10 aprile 1951, Sterling Hayden venne convocato davanti alla Commissione per le attività antiamericane.

Uno psicanalista assisteva alle audizioni per “alleviare i rimorsi di coscienza davanti alla Commissione per le attività antiamericane”, ma in realtà serviva per estorcere meglio i nomi. Hayden disse, in quella sede, che avrebbe potuto ammettere di essere un iscritto al Partito, ma si rifiutò di fare nomi. Il suo analista rispose “Certo che può. Perché non farli?”. Fu così che Hayden fece alcuni nomi. Il primo fu quello di Robert Lees sceneggiatore per televisione e cinema autore di alcuni film con Bud Abbott e Lou Costello (noti in Italia come Gianni e Pinotto) quali Il cervello di Frankenstein(1948) e Gianni e Pinotto contro l’uomo invisibile (1951). Il secondo nome fu quello dell’attrice Karen Morley protagonista femminile in Scarface (1932) di Howard Hawks. Il terzo fu, invece, quello del regista e sceneggiatore Abraham Polonsky, militante comunista dai tempi della Guerra civile spagnola e sindacalista del Congress of Industrial Organizations (CIO) che diventerà, dopo la fusione con American Federation of Labor (AFL), l’attuale AFL-CIO il più grande sindacato USA. Polonsky fu pertanto costretto a lavorare sotto falso nome venendo “riabilitato” solo grazie all’aiuto di Robert Redford che lo fece tornare alla regia con la pellicola Ucciderò Willie Kid(1969).

A questi tre nomi Hayden aggiunse quello di un “certo Bernie”: stava parlando di Bernard Gordon poi William Alland produttore, sceneggiatore e regista noto, tuttavia, per aver recitato in tre film di Orson Welles: Quarto potere (1941), La signora di Shanghai (1947) e Macbeth (1948).

Johnny Guitar (1954) di Nicholas Ray

Hayden tornò a lavorare recitando, tra gli altri, in Johnny Guitar(1954) di Nicholas Ray con Joan Crawford, un western al femminile “intellettuale e complesso, torbido e cupo come una tragedia greca” (Mereghetti) noto anche per l’omonima canzone interpretata da Peggy Lee e Gangsters in agguato (1954) di Lewis Allen al fianco di Frank Sinatra in cui tre killer sono pronti ad uccidere il presidente USA. La pellicola pare sia stata l’ultima vista da Lee Harvey Oswald prima dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e per questo sparì dalla distribuzione per alcuni anni.

Ma il 1954 fu anche l’anno della trasmissione in televisione delle audizioni della Commissione per le attività antiamericane. Media e spettatori scoprirono così l’aggressività e la prepotenza del senatore Joseph McCarthy e conobbero le vite rovinate dallo stesso il quale fortunatamente cadde in disgrazia, si diede all’alcool e morì di epatite nel 1957. Ma vennero a conoscenza anche di coloro che denunciarono i loro colleghi, e tra questi c’era Hayden: sia i vecchi compagni comunisti sia i colleghi contrari alla delazione si sentirono traditi. Orson Welles dichiarò “un altro che ha tradito per difendere la sua piscina”, ma le parole di condanna più dure vennero dallo stesso Hayden “Non avete la più pallida idea del disprezzo che ho avuto per me stesso il giorno che feci quella cosa”. “Sono stato una merda” ribadirà nel film intervista Leuchtturm des Chaos (Faro del caos, 1983) del tedesco Wolf-Eckart Bler presentato anche in Italia al Festival dei Popoli a Firenze.

Hayden, nonostante avesse interrotto la delazione, per espiare cominciò a bere, scappò a Tahiti, ricominciò a girare il mondo. Uomo distrutto. Carriera cinematografica relegata ai margini di Hollywood. Costretto a girare western e noir di basso livello, la maggior parte dei quali era finita nei cataloghi della United Artist, film “che ebbero così poco successo da non poter neanche venire noleggiati per una percentuale sugli incassi” (Baxter).

Un giovane regista, invece, lo cercava con insistenza per realizzare un film noir genere in cui Sterling era maestro. Ma l’attore era poco interessato, continuava i suoi viaggi in barca e non dava risposte precise. Il produttore James B. Harris, amico del regista, cercò in tutti i modi di convincere Sterling e di trovare dei finanziatori. La United Artist acconsentì, ma tentò di sbarazzarsi del “comunista” e di far interpretare ad un’altra stella decaduta il ruolo del protagonista. Il regista fu inamovibile: voleva Hayden. Non gli interessavano le sue simpatie politiche e per di più cercava di capire il perché di quelle “confessioni” estorte davanti alla Commissione per le attività antiamericane. Alla fine l’attore, consigliato dal suo agente Bill Schifrin, accettò di realizzare un film per Stanley Kramer già produttore di Mezzogiorno di fuoco (1952) di Fred Zinnemann… ma l’agente di Sterling Hayden aveva capito male, il giovane regista che aveva voluto con insistenza il suo assistito si chiamava Stanley Kubrick.

Anche se Kubrick non si lasciò mai andare a dichiarazioni politiche esplicite, è utile ricordare che in piena “caccia alle streghe” furono ben due i comunisti dichiarati coinvolti nel film. Il primo fu appunto Hayden il secondo fu lo scrittore Jim Thompson, autore di romanzi noir che Kubrick e Harris chiamarono per scrivere i dialoghi. Non attraversava un bel periodo, beveva come una spugna e quella chiamata fu provvidenziale. Thompson collaborò anche alla sceneggiatura del successivo film di Kubrick Orizzonti di gloria (1957).

Rapina a mano armata (1956)

Tratto dal romanzo “Clean Break” di Lionel White il film durante la lavorazione ebbe titoli diversi, Bed of Fear (Letto di paura) e Day of Violence (Il giorno delle violenza), ma alla fine si intitolò Rapina a mano armata (The Killing, 1956). Girato prevalentemente negli studi rimasti “orfani” di Chaplin (che ritornò negli USA solo nel 1972), la pellicola narra la storia di Johnny Clay, interpretato da Hayden, che dopo cinque anni di prigione organizza una rapina all’ippodromo aiutato dal cassiere della struttura e da un poliziotto corrotto, ma il destino è in agguato.

Con il suo terzo lungometraggio Kubrick reinventò il genere noir “di un vigore impressionante, freddo e saturo di tensione come raramente capita di vedere sul grande schermo” (Mereghetti). Non a caso, come ricordò Hayden, “Stanley era freddo e glaciale. Molto meccanico, sempre sicuro di se. Ho lavorato con pochi registi così bravi”.

L’assoluto protagonista della pellicola fu proprio Hayden che, tuttavia, continuò a fare film solo per finanziare i suoi viaggi in barca. Recitò in altri western scadenti: Pistolero senza onore (1957) di Carl K. Hittelman e Sidney Franklin Jr., La donna del ranchero (Valerie, 1957) di Gerd Oswald con Anita Ekberg che non era ancora entrata nella fontana di Trevi nella leggendaria scena de La dolce vita (1960) di Federico Fellini. Seguirono Lo sceriffo di ferro (1957) di Sidney Salkow, Oro nella polvere (1958) di regia di George Sherman e Il terrore del Texas (1958) di Joseph H. Lewis.

Hayden, Sellers e Kubrick

Siamo negli anni sessanta e Stanley Kubrick stava realizzando uno dei suoi capolavori Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964) e lo cercò per interpretare Jack D. Ripper, che in inglese suona esattamente con “Jack lo squartatore”, un generale che, convinto di un complotto comunista, ordina un attacco ai bombardieri atomici americani sull’URSS.

Per Hayden quel ruolo rappresentava la sua personale “vendetta”. Siamo in piena guerra fredda e il generale Ripper impersonifica le due ossessioni della destra americana: un attacco nucleare dei “russi” e la fluorizzazione dell’approvvigionamento pubblico dell’acqua, che “alcuni fra gli elementi più volubili della frangia degli idioti ritenevano essere un piano comunista per avvelenare l’America” (Baxter). Ripper, non a caso, beve solo acqua distillata e acqua piovana ed è convinto che l’affievolirsi della sua potenza sessuale “sia causato dall’inquinamento dei suoi fluidi vitali” (Baxter).

Hayden erano sei anni che non lavorava in un film e non gli fu semplice entrare nella parte. “Il primo giorno di riprese scoprii che non ero in grado di dominare il gergo tecnico presente nelle mie battute. Ero totalmente umiliato. Stanley mi disse ‘L’espressione di terrore sul tuo viso ci farà raggiungere la qualità che vogliamo, e se non sarà così, al diavolo, rigireremo tutta la scena. Tu ed io sappiamo che è qualcosa che può succedere a tutti’. Era eccezionale. A molti registi piace vedere gli attori sguazzare nel fango. Stanley non è uno di quelli”.

Hayden ne Il Padrino

Sterling riprese a girare i sette mari finanziandosi con Canto per un altro Natale (1964) di Joseph L. Mankiewicz, Uno sporco contatto(1969) di S. Lee Pogostin, Ternos Caçadores (1969) di Ruy Guerra, Loving (1970) di Irvin Kershner.

Poi un altro ruolo in un nuovo capolavoro. Francis Fors Coppola lo volle per interpretare Mark McCluskey il poliziotto corrotto ucciso da Al Pacino alias Michael Corleone ne Il Padrino (1972). Quindi fu spesso protagonista dello show sulla NBC “Tomorrow”. Poi di nuovo al cinema con un’altra interpretazione magistrale ne Il lungo addio(1973) di Robert Altman. Fu la seconda giovinezza artistica. Steven Spielberg gli propose di interpretare il ruolo del protagonista nel film Lo squalo (1975), ma Hayden era tornato in Europa per sfuggire al fisco.

Hayden in Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci

Nella sua “trasferta forzata” conobbe un altro comunista, Bernardo Bertolucci che lo volle in Novecento (1976) per interpretare Leo Dalcò il patriarca della famiglia contadina, cui Hayden diede una forza unica. Sempre nel 1976 pubblicò il suo secondo libro, un romanzo storico intitolato Voyage: A Novel of 1896.

Seguirono, sul grande schermo, Il re degli zingari (1978) di Frank Pierson, Rebus per un assassinio (1979) di William Richert, Venom(1981). Hayden terminò la carriera sul piccolo schermo con Il grigio e il blu (1982) una mini serie TV sulla Guerra civile americana. In quest’ultima prova di attore interpretò John Brown attivista bianco che, per condurre la causa antischiavista, non disdegnava la lotta armata.

Sterling Hayden

Per tutta la sua carriera Sterling Hayden continuò segretamente la sua attività, divenne sindacalista, proclamò gli scioperi di attori e maestranze a Hollywood. Morì di cancro alla prostata il 23 maggio 1986 a Sausalito in California, ad appena 70 anni. Nel già citato Leuchtturm des Chaos (Faro del caos, 1983) dettò il suo testamento “Sono un comunista senza le palle del Che, di Fidel. Mi piace il vino, la musica, l’hashish, mia moglie al Plaza Hotel. Sono morto. Però sempre meglio così che morire a ventidue anni, come quelli che vanno a lavorare all’IBM”. Una vita unica in cui Hollywood fu l’avventura minore.

fonte: La sinistra quotidiana

L’autore dell’articolo è il segretario regionale del PRC ligure

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