Marcello Grassi e i suoi sonetti (già antirenziani)

Marcello Grassi e i suoi sonetti (già antirenziani)

di Maria R. Calderoni

 

Lode a Marcello Grassi. E applausi. Qualche giorno fa, a Roma, al circolo di Rifondazione di piazza Medaglie d’oro, gli é stata dedicata una serata. Dedicata a lui, e pure al Belli, il poeta “de Roma”, del quale Marcello fu tanto cultore e ammiratore, da diventarne anche “discepolo”. In puro romanesco.

Così, nella stessa occasione, è stato ri-presentato anche il suo libro – “Mentre ch’er Ber Paese se sprofonna”, edizioni Il Cubo, pag.351, € 15 – uscito quasi due anni fa; qualcosa come 328 sonetti, l’ultimo scritto in data 14 ottobre 2012, a meno di un mese dalla scomparsa di Marcello. I suoi sonetti, infatti, lui li ha scritti fino all’ultimo, indignandosi e divertendosi insieme; insomma lottando, a suo modo, fino all’ultimo.

Titolo del primo sonetto, “La luce nella notte” (quello, appunto, del belpaese <che sprofonna>); titolo dell’ultimo, “La coruzzione” (<Qua co sta coruzzione so’dolori>); e via via, in mezzo non manca niente, Marcello non si lascia scappare nulla del brutto, e magari del bello, che vede intorno. Ironico, arguto, castigatore, cattivo, alla Belli, appunto; un po’ per ridere e un po’ per piangere (e un po’ anche per non morire <da cojoni>…).

Marcello quando é scomparso aveva 77 anni, e lui non era certo un letterato – o un poeta – di professione. Niente affatto. Lui era medico, un dottore molto impegnato nel suo campo, specialista, direttore dell’Istituto di Terapia Medica alla Sapienza; e appunto da dottore – e da quel comunista che era – per molti anni fu anche il “nostro dottore”, il medico di noi giornalisti all’ “Unità” di Roma.

Appassionato del Vero Belli, un giorno, siamo nel 2010, gli viene la voglia – cioè la fregola, come direbbe lui – di buttarsi a fare sonetti. E gli riesce bene, tanto che una delle sue poesie viene presa per un inedito del Vero Belli … 328 sonetti tutti da leggere, per divertirsi (e anche per ragionarci sopra). Tutti godibili, ma a me va di citare – pour cause… – i tre che riguardano  l’attuale premier. Renzi diventa segretario Pd nel 2013, vero? E diventa presidente del Consiglio nel 2014, vero? Ebbene, gli irridenti, e assai perspicaci, sonetti che Marcello Grassi gli dedica portano la data del 2011.

Lode a Marcello,  antirenziano anticipato.

Li rottamatori

È vero: nun c’è fine a li dolori!

Nun bastaveno debbito, alluvioni,

er papa, le mignotte, Berlusconi,

mo so’ arivati li rottamatori.

A sentì er chiachierà de sti signori

er povero Berzani è troppo antico,

perché puzza un tantin di bolscevico

dato che parla de lavoratori.

Deppiù, co’ l’intenzion de rende omaggio

ar padrone, e marcá le differenze,

nun je sta bene manco il Primo Maggio!

Er capo, er mejo fico del bigonzo,

è Matteo Renzi, sinnaco a Firenze,

che je fai un complimento a dije s (…)