Discorso di Alexis Tsipras davanti al gruppo di Syriza al Parlamento greco

Discorso di Alexis Tsipras davanti al gruppo di Syriza al Parlamento greco

discorso di Alexis Tsipras al Parlamento greco, 16 giugno 2015 -

Compagni,
tra pochi giorni avremo completato i nostri primi cinque mesi di governo. Cinque mesi in cui siamo stati fortemente sotto pressione, tutti noi. Dall’inizio, ci siamo trovati di fronte a situazioni, sia interne che esterne, delle quali non eravamo responsabili e che non abbiamo contribuito a creare.
Un’economia e una società decimate da sei anni di continui tagli e di politiche recessive che hanno distrutto la produttività del nostro Paese, con la disoccupazione salita alle stelle, che hanno aggravato le disuguaglianze sociali e hanno portato milioni di nostri concittadini alla povertà e all’esclusione sociale. Queste sono le circostanze che abbiamo ereditato. Non che fosse una sorpresa, non che non ce l’aspettassimo.
Eravamo ben consapevoli dei tremendi problemi che esistevano, e abbiamo fatto una coraggioso scelta politica.
Per perseguire, durante il momento più difficile per questo paese e i suoi cittadini, la responsabilità di governare.
E l’abbiamo fatto perché abbiamo visto la Grecia sprofondare a causa del memorandum, sotto il governo precedente.
Ci siamo resi conto che la situazione sarebbe presto irreversibile – non solo per l’economia greca, ma per i diritti e le aspettative della maggioranza sociale che cerchiamo di rappresentare.
Perciò zapevamo perfettamente che governare non sarebbe stata una passeggiata. Sapevamo che non ci sarebbe stato concessa nessuna moratoria.
Fin dall’inizio, ci siamo trovati a dover difendere i più fondamentali dei nostri principi mentre affrontavamo il campo minato dei problemi lasciati dal governo precedente – che stava scommettendo su una “parentesi di sinistra.”
Ma noi non li abbiamo accontentati.
Abbiamo affrontato la fine del Programma il 28 febbraio con la realizzazione di un accordo che ci ha dato la possibilità e il tempo per negoziare, e per iniziare l’attuazione degli impegni assunti per il popolo greco.
Nessuno può affermare che questi ultimi mesi siano stati facili.
Nonostante la mancanza di finanziamenti esterni, la restrizione di liquidità,  le “trappole” costanti da parte dell’establishment del Memorandum – sia all’interno della Grecia che all’estero – siamo ancora in piedi e pronti ad andare avanti.
Nonostante la nostra attenzione sia costantemente rivolta ai negoziati, abbiamo avviato le prime misure di soccorso per aiutare le persone più svantaggiate nella nostra società.
Abbiamo approvato una legge contro la crisi umanitaria, emanato un provvedimento sulle rate assicurative, che hanno fornito sollievo a migliaia di famiglie e imprese indebitate, rinforzato il Tesoro e riaperto l’emittente pubblica (ERT) – e tutte queste misure sono state fatte contro le vergognose condizioni in cui eravamo, che sono il risultato di cinque anni di memorandum.
Inoltre, abbiamo sanato alcune ingiustizie del settore pubblico, tra cui la riassunzione degli operatori scolastici e degli addetti alle pulizie del Ministero delle Finanze; l’abolizione della tassa di € 5 negli ospedali; portato maggiore legalità nel panorama dei media; riorganizzato il calcio attraverso una nuova legge sullo sport; modernizzato il nostro sistema carcerario congestionato; e abbiamo già votato in commissione per una legge di cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione.
Ognuna di queste misure, ognuno di questi interventi, ha richiesto un tremenda battaglia contro le istituzioni del Memorandum.
Una lotta contro i pregiudizi, i preconcetti, i blocchi – all’interno del paese e all’estero.
Intendiamo continuare con il nostro lavoro, ben sapendo che le difficoltà sono ben lungi dall’essere superate.
Ci sarà sempre più da lottare.
E’, tuttavia, nostra precisa responsabilità portare sulle spalle questo peso e lo faremo con determinazione e persistenza, finché il popolo greco sosterrà i nostri sforzi, finchè i greci staranno al nostro fianco e riporranno la loro fiducia in noi.
C’è molto lavoro da fare per attuare dei cambiamenti duraturi rispetto alla realtà disastrosa e alla miseria, gentili doni del memorandum.
Le battaglie più difficili anzora ci attendono, e noi dobbiamo essere pronti.
Per essere onesti, ci sono alcuni problemi sui quali abbiamo accumulato dei ritardi, anche se non siamo gli unici responsabili di ciò.
Forse non abbiamo ancora fatto quanto avremmo potuto per combattere l’evasione fiscale; tuttavia abbiamo avviato i nostri sforzi su questo.
Ci sono stati anche ritardi nella lotta contro la corruzione, e in alcuni casi abbiamo anche permesso alle forze del memoradum di guidare determinati sviluppi politici e sociali.
Come ben sapete, il governo e il potere reale sono due cose diverse.
Questa lotta è la nostra priorità ora: per installare una vera democrazia nel nostro paese, per far sì che il Popolo greco torni ad essere la priorità assoluta, per smantellare il regime del memorandum nel suo insieme, e per ristabilire la giustizia.
Pertanto, invito tutti voi a contribuire a questa lotta: con critiche costruttive; evidenziando i problemi reali; sostenendo le iniziative; interrogando e stimolando i ministri; e tenendo costantemente informato il popolo greco.
Sono certo che se utilizziamo tutte le nostre forze in uno spirito di unità e solidarietà, se abbiamo fiducia nel popolo greco, nei prossimi quattro anni, vedremo una vera e propria primavera democratica.
Il nostro paese ne ha davvero bisogno.
Compagni,
Un prerequisito per andare avanti è trovare una soluzione al problema di finanziamento del paese.
Questa soluzione fornirà il quadro per le nostre azioni future.
Da quando ci siamo insediati, e anche prima, abbiamo dichiarato la nostra intenzione di discutere con – e raggiungere un accordo reciprocamente vantaggioso – i nostri partner che rispettasse sia le regole dell’Eurozona che il mandato del popolo greco a cambiare rotta.
Abbiamo chiarito, tuttavia, che tale accordo non può essere una continuazione della politica del Memorandum, delle politiche di austerità, della svalutazione interna e della recessione, che hanno danneggiato la maggioranza sociale.
Fin dall’inizio, la parte greca si è avvicinato al negoziato in buona fede, con onestà e con la volontà di superare le differenze, trovando punti in comune, e promuovendo soluzioni che avrebbero risolto il problema del finanziamento una volta per tutte – senza gravare sui lavoratori e sui pensionati che hanno sulle loro spalle il peso delle misure di questi ultimi cinque anni; persone che non sono responsabili delle situazioni che hanno dovuto affrontare.
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Dopo tre mesi di negoziati intensi e difficili, abbiamo presentato una documentazione completa, due settimane fa. Questo documento contiene proposte che, sebbene difficili, sarebbero economicamente sostenibile e socialmente accettabili.
Questo documento, naturalmente, non rappresenta le posizioni iniziali della parte greca.
E’ emerso dai difficili negoziati con il gruppo di Bruxelles, e ha delineato il terreno comune che potrebbe costituire la base di un accordo con le istituzioni e i nostri Partner europei.
Ha preso in considerazione le nostre linee rosse, così come le posizioni delle istituzioni.
Invece di una risposta alla nostra proposta, abbiamo ricevuto – un paio di giorni più tardi – un breve documento di cinque pagine, da parte delle istituzioni che hanno del tutto ignorato i progressi compiuti durante i negoziati.

Al contrario, includeva delle proposte di tagli alle pensioni, di drammatici aumenti dell’IVA – anche sull’elettricità, e l’abrogazione degli EKAS (Benefit di solidarietà sociale dei pensionati), oltre a molte altre misure irrazionali, irrealistiche e inaccettabili.
Malgrado questa evoluzione, che ha anche ignorato i nostri sforzi sinceri per trovare una soluzione, siamo tornati al tavolo dei negoziati, dimostrando ancora una volta che il nostro obiettivo era quello di raggiungere una soluzione.
Nel tentativo di colmare il divario fiscale, abbiamo proposto misure equivalenti che non danneggerebbero coloro che sono stati irreversibilmente colpiti dalla crisi.
La risposta che abbiamo ricevuto– ancora una volta –è stata che le misure parametriche permanenti devono includere tagli annuali pari all’1% del PIL, vale a dire 1,8 miliardi di euro in pensioni e un equivalente importo dell’aumento dell’IVA.
E questo, nonostante il fatto che è ben noto che le pensioni nel nostro paese hanno subito tagli drammatici nel corso degli ultimi cinque anni e che i 2/3 dei pensionati in Grecia ricevono pensioni al di sotto o in prossimità della soglia di povertà relativa.
Questo atteggiamento di indifferenza si estende anche all’aumento dell’IVA in materia di energia, che servirebbe solo per diminuire i salari reali.
E ‘piuttosto strano che le istituzioni chiedano non solo alti obiettivi di bilancio, ma anche non accettino misure equivalenti che abbiamo offerto per colmare le differenze.
Voglio mettere in chiaro che la questione della tassazione, e in particolare di chi pagherà le tasse, è esclusiva responsabilità del governo greco.
È giunto il momento che la crisi venga pagata dall’oligarchia in questo paese, e non dalla classe operaia, dai lavoratori, dai pensionati e dai lavoratori autonomi.
Compagni,
la tenacia delle istituzioni che vogliono continuare un programma di austerità che ha evidentemente fallito, e la loro insistenza sulle misure che sanno non accetteremo, non possono semplicemente essere un errore, o il risultato di un eccesso di zelo.
Ci sono molto più probabilità che la loro insistenza serva per motivi politici, così come un progetto politico per umiliare non solo il governo greco, ma anche il nostro paese.
Per dare un chiaro messaggio al popolo greco e al popolo d’Europa: che un mandato popolare non può cambiare le cose.
Che la legge e il valore dominante nell’ Europa moderna non è la democrazia, ma piuttosto un crudele e socialmente ingiusto neoliberismo.
Ci si chiede se ci sia la volontà sincera di trovare una soluzione.
La trattativa è condotta in buona fede e in condizioni di parità?
Stiamo assistendo, invece, il tentativo di dimostrare la forza, con l’intenzione di bloccare qualsiasi tentativo di porre fine all’austerità, qualsiasi tentativo di costruire un modello sociale ed economico che darà priorità agli interessi e ai bisogni della maggioranza sociale.
La BCE sta utilizzando tattiche simili: l’asfissia finanziaria della Grecia non fa che confermare questo.

Dal 20 febbraio, un vincolo da parte della BCE è in vigore per quanto riguarda l’emissione di buoni del Tesoro – un
vincolo che non ha alcun fondamento giuridico in quanto la validità del contratto di finanziamento è stato esteso
e il paese è in un processo di negoziazione nell’ambito del Programma. Tuttavia, la BCE insiste su tattiche che portano all’asfissia.
Queste tattiche si possono dire democratiche e razionali nell’ambito di un negoziato tra i partner,  all’interno dell’Unione europea e della zona euro?
Sono tattiche delle quali l’Europa possa sentirsi fiera?
Compagni,
Nonostante le recenti dichiarazioni molto aggressive, sono fermamente convinto che ci sono ancora forze in Europa che riconoscano gli errori del passato e che capiscano quanto sia critica la situazione.
Ci sono forze che lavorano per una soluzione giusta.
E queste forze devono prevalere, sfidando chi sceglie la tensione, le minacce e tattiche da guerra fredda come loro strategia.
Per prevalere, però, le responsabilità devono finalmente essere assegnate alle istituzioni e l’obiettivo non può restare ad insistere su misure impraticabili.
Allo stato attuale, le posizioni del FMI dominano, con una pesante tendenza verso misure impraticabili e rendono tale la posizione dell’Europa sul tema della sostenibilità del debito greco, che si rifiuta perfino di discutere della questione.
Il risultato: le proposte non sono disciplinate dalla ragione.
Al contrario, le misure proposte comportano solamente una recrudescenza di recessione e ad un ulteriore inasprimento delle disuguaglianze, mentre si evita intenzionalmente di affrontare la questione dell’insostenibilità del debito greco e ciò porta ad una prolungata incertezza e preoccupazione sul futuro della Grecia e della zona euro.
In ultima analisi, ci viene chiesto di accettare un accordo che non risolverà i problemi, e affonderà un’economia – che è sul punto di recupero – nella recessione, un disincentivo per qualsiasi investimento strategico.
Se l’obiettivo è quello di continuare con un programma ispirato dal FMI – che com’è ampiamente riconosciuto ha fallito – e senza affrontare il debito, non ci resta altra scelta.
Siamo obbligati a non capitolare.
Chiediamo ai nostri partner di essere chiari sui loro obiettivi:
Vogliono raggiungere una soluzione delproblema greco o vogliono che questo problema continui, senza fine?
Vogliono che il FMI sia parte dell’accordo – nonostante le sue “ricette” fallimentari – e lo faranno procedere con un approccio “a la carte” per le misure del FMI?
Per accettare le sue durissime misure , ma non le sue proposte relative alla cancellazione dei debiti.
Va notato che così facendo il FMI ha la responsabilità penale per lo stato attuale della situazione in Grecia.
Dopo tutto, è stato il Fondo monetario internazionale, che ha commesso un errore sui moltiplicatori, nei suoi calcoli sulla recessione.

E mentre il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto scusa, questo è servito a poco a coloro che hanno perso il posto di lavoro per vivere
una vita con dignità, né è servito a dare da mangiare alle migliaia di poveri e alle persone socialmente escluse.
Non ha aumentato le pensioni né a riaprire le piccole imprese che erano fallite.
Le scuse non erano che una cinica confessione  fatta da tecnocrati, senza nessuna conseguenza.
È venuta l’ora che le proposte del FMI vengano giudicate. E che siano giudicate pubblicamente.
Non da noi, ma dalla stessa Europa.
È giunto il momento per l’Europa di discutere seriamente del futuro della Grecia e del futuro dell’Eurozona stessa.
Vuole, insistendo sulla sua posizione, guidare un paese e la sua gente verso l’ umiliazione e l’impoverimento o vuole raggiungere un accordo e  quindi promuovere la democrazia e la solidarietà?
Questo è il dilemma dell’Europa. Questa è la domanda cruciale che è in attesa di una risposta.
Compagni,
Come abbiamo detto, e ripetutamente dimostrato, noi continueremo a lavorare per raggiungere un accordo.
Il mandato che abbiamo dal popolo greco, tuttavia, non è un mandato ambiguo.
E’ molto chiaro: mettere fine alle politiche di austerità.
Per fare ciò, dobbiamo raggiungere un accordo con caratteristiche redistributive chiare, che non sarà un onere per lavoratori dipendenti e pensionati, ma che gravi invece su coloro che non hanno pagato la loro parte nella crisi.
Cerchiamo un accordo che metterà fine all’incertezza, e che metterà fine, decisamente, ai discorsi sulla Grexit, in modo che potremo capitalizzare gli indicatori economici positivi e approfittare delle nostre prospettive di crescita reale.
Pertanto, l’accordo deve includere clausole concrete e vincolanti che affrontino i problemi finanziari del paese, che sono state esacerbati dal memorandum e dei quali le istituzioni condividono le responsabilità.
Compagni,
determineremo le nostre decisioni finali basandoci su questi criteri specifici.
Noi non ci lasceremo influenzare dai discorsi dettati dall’ansia e dalla “pressione” del momento attuale.
Abbiamo un mandato di quattro anni.
Eventuali scenari alternativi saranno valutati in base a come evolveranno l’economia, la società e soprattutto il Paese nei prossimi quattro anni.
Abbiamo ricevuto un paese che era una colonia del debito.
Il nostro obiettivo è quello di un paese con meno disuguaglianze sociali, dopo aver affrontato sia l’evasione fiscale che la diffusa corruzione delle reti illegali che infestano la pubblica amministrazione.
Vogliamo una società che rispetti i principi di uguaglianza e l’equa distribuzione delle risorse, e un’economia basata sullo sviluppo sostenibile che possa garantire il welfare di tutti i cittadini greci.
Soprattutto, però, il nostro obiettivo è quello di costruire un modello sociale ed economico che aiuterà la nostra società, soprattutto le classi lavoratrici e i giovani.
Questa è la sfida che stiamo affrontando. Una sfida che sarà determinata in gran parte dal sostegno del popolo greco. Abbiamo il loro supporto, e continueremo ad averlo finchè saremo onestamente dalla loro parte con loro e con passione difenderemo i loro interessi.
La nostra dignità, il nostro senso di responsabilità e la nostra determinazione, nonché il sostegno del nostro popolo, ci terranno al di sopra della mischia delle minacce e dei ricatti.
Compagni,
Stiamo entrando nella stretta finale. Il tratto finale, si potrebbe dire, è quello dove iniziano le vere trattative. La capacità del governo greco di raggiungere una soluzione equa con determinazione, con incrollabile impegno rispetto ai suoi obiettivi, sarà giudicata in base al risultato. Anche la capacità dell’Europa di smetterla di darsi la zappa sui piedi, di smetterla di infliggersi delle ferite da sola, e invece di scegliere il primato dei valori della solidarietà e della democrazia, sarà giudicata. Io credo che lo farà.
Questa sfida non è solo nostra. È, naturalmente, una sfida per il popolo greco e una sfida per la Grecia, ma non è solo la nostra sfida – si tratta di una sfida per tutti i popoli d’Europa.
Non vogliamo un’Europa di punizioni e ricatti, ma un’Europa di democrazia e solidarietà. E raggiungeremo questa Europa con la nostra determinazione a rispettare il mandato del popolo, nonché attraverso le lotte del nostro popolo e le lotte dei popoli di tutt’Europa.
Siate forti.

—-

EN

Speech of Alexis Tsipras

2015-06-16

Comrades,

In a few days, we will have completed five months in government.

Five extremely high-pressure months for all of us. From the onset, we found ourselves facing

both an internal and external state of affairs that we were not responsible for creating.

An economy and a society decimated by six years of continuous cuts and recession that

destroyed our country’s productivity, caused unemployment to skyrocket, exacerbated

social inequalities and led millions of our fellow citizens to poverty and social exclusion.

These are the circumstances that we inherited. Not that this came as a surprise.

We were well aware of the tremendous problems that existed, and we made a brave

political choice.

To seek, during the most difficult moment for the country and its citizens, the responsibility

of governing.

And we did so because we witnessed the country sink ever-deeper due to the memorandum

framework under the previous government.

We realized that the situation would soon be irreversible–not only for the Greek economy,

but for the rights and expectations of the social majority that we seek to represent.

As such, we were prepared that governing would not be a walk in the park. There would be

no grace period.

From the very start, we found ourselves needing to defend the most basic of our tenets

while facing a minefield of problems leftover from the previous government–who were

betting on a “left parenthesis.”

But we didn’t indulge them.

We dealt with the Program’s end on February 28th by achieving an agreement that gave us

the opportunity and time to negotiate, and to begin implementing our commitments to the

Greek people.

No one can claim that these past months have been easy.

Despite the lack of external funding, restriction of liquidity, constant “traps” by the

Memorandum establishment–both within Greece and abroad—we are still standing and

ready to press ahead.

Despite our attention being constantly drawn to the negotiations, we have passed the first

relief measures that aim to help the most underprivileged in our society.

We have passed a bill addressing the humanitarian crisis, enacted a measure allowing for

one hundred insurance installments–which provided relief to thousands of indebted

households and businesses, reinforced the Treasury and re-opened the public broadcaster

(ERT)–all of which addressed the shameful circumstances that resulted from five years of

the Memorandum.

Furthermore, we restored certain public sector injustices, including rehiring the school

guards and the cleaners from the Ministry of Finance; abolishing the five euro fee at

hospitals; bringing legality to the media landscape; reorganizing football through a new

sports law; modernizing our congested prison system; and we have already voted in

committee—a law awarding citizenship to second generation immigrants.

Each of these measures, each of these interventions, required a tremendous battle against

the Memorandum establishment.

A struggle against prejudices, preconceptions, roadblocks–within the country and abroad.

We intend to continue with our work, knowing full well that the difficulties are far from

over.

There will be more struggles.

It is, however, our responsibility to shoulder this burden and we will do so with

determination and persistence, as long as the Greek people support our efforts, as long as

they stand by us and place their trust in us.

There is much work ahead to make lasting changes to the disastrous and miserable reality

courtesy of the Memoranda.

The most difficult battles lie ahead, and we must be ready for them.

To be fair, there are a few issues that we’ve fallen behind on, although we are not solely

responsible for this.

Perhaps we’ve not yet done as much as we could’ve to combat tax evasion; however, we’ve

commenced our efforts on this.

There have also been delays in combatting corruption, and in some cases we have even

allowed the Memorandum forces to drive certain political and social developments.

As you are well aware, governing and real power are two different things.

This struggle is our priority now: to install a genuine democracy in our country, to make the

Greek people a top priority once more, to dismantle the Memorandum regime in its

entirety, and to restore justice.

Therefore, I call on all of you to contribute to this fight: with constructive criticism;

highlighting real problems; supporting initiatives; pressing Ministers; and, continuously

keeping the Greek people informed.

I am certain that if we utilize all of our might in a spirit of unity and solidarity, if we have the

confidence of the Greek people, in the next four years, we will see a real democratic spring.

Our country truly needs it.

Comrades,

A prerequisite for moving forward is finding a solution to the country’s funding problem.

This solution will provide the framework for our actions going forward.

Since entering office, and even beforehand, we stated our intention to discuss with, and

reach a mutually beneficial agreement with our partners that respects both the rules of the

Eurozone and the mandate of the Greek people to change course.

We have made clear, however, that this agreement cannot constitute a continuation of

Memorandum policy, the policy of austerity, internal devaluation and recession,which have

harmed the social majority.

From the outset, the Greek side approached the negotiation with good faith, honesty and a

willingness to bridge differences, identify commonalities, and promote solutions that would

resolve the financing problem once and for all–without burdening the employees and the

pensioners who have shouldered the brunt of the measures during these fives years; people

who were not responsible for creating the circumstances they were facing.

3

Following three months of intense and difficult negotiations, we submitted a comprehensive

and complete document two weeks ago. This document contained proposals that although

difficult, would be economically viable and socially acceptable.

This document, of course, did not represent the initial positions of the Greek side.

It came about from the difficult negotiations with the Brussels Group, and outlined the

common ground that could form the basis of an agreement with the institutions and our

European partners.

It took into account our red lines, as well as the positions of the institutions.

Instead of a response to our proposal, we received – a few days later – a brief, five page

document from the institutions that wholly ignored the progress made during the

negotiations. Instead, it included proposals for pension cuts, dramatic VAT increases–even

on electricity, and to repeal EKAS (Pensioners’ Social Solidarity Benefit), in addition to many

other irrational, unrealistic and unacceptable measures.

Despite this development, which also ignored our sincere efforts to find a solution, we came

back to the negotiating table, proving once again that our aim was to reach a solution.

In an attempt to bridge the fiscal gap, we proposed equivalent measures that would not

harm those who have been irreversibly affected by the crisis.

The answer we received– yet again –was that the permanent parametric measures must

include annual cuts equaling 1% of GDP, i.e. 1.8 billion Euro in pensions and an equivalent

amount from an increase in VAT.

And this, despite the fact that it is well-known that pensions in our country have undergone

dramatic cuts during the last five years and that 2/3 of pensioners in Greece receive

pensions below or near the relative poverty threshold.

This attitude of indifference also extends to the VAT increase on energy, which serves only

to decrease actual wages.

It is rather odd that the institutions not only ask for high fiscal targets but also do not accept

the equivalent measures that we offer to bridge the differences.

Ι want to make it clear that the issue of taxation, and specifically who will be paying taxes, is

the sole responsibility of the Greek government.

The time has come for the crisis to be shouldered by the oligarchy in this country, and not

the working classes, the employees, the pensioners and the self-employed.

Comrades,

The institutions’ persistence that we follow a program of austerity that has obviously failed,

and their insistence on measures that they know we won’t accept cannot simply be a

mistake, or a result of overzealousness.

Chances are, their insistence serves political motives, as well as a political plan to humiliate

not only the Greek government but also, our country.

To present a clear message to the Greek people and the people of Europe, that a popular

mandate cannot change things.

That the law and the dominant value in modern Europe is not democracy but rather a cruel

and socially unjust neo-liberalism.

One wonders whether there is a sincere attitude to find a solution.

Is the negotiation being conducted in good faith and parity?

We are seeing, instead, an attempt to demonstrate strength, with the intention to block any

attempts to end austerity, any attempts to build a social and economic model that will give

priority to the interests and needs of the social majority.

The ECB is using similar tactics: the financial asphyxiation of Greece only confirms this. Since

February 20th, a constraint by the ECB has been in force regarding issuing Treasury bills–a

constraint that has no legal basis since the validity of the loan agreement has been extended

and the country is in a negotiation process within the Program. Yet, the ECB insists on

asphyxiation tactics.

Are these tactics democratic and rational in a negotiation between partners, within the

European Union and the Eurozone?

Are these tactics ones that Europe can feel proud of?

Comrades,

Despite the many recent aggressive statements, I firmly believe that there are still forces in

Europe that acknowledge the mistakes of the past and that understand how critical the

situation is.

There are forces working towards a just solution.

And these forces must prevail, defying those who choose tension, threats and Cold War-like

tactics as their strategy.

In order to prevail, however, responsibilities must finally be assigned between the

institutions and the focus cannot remain on insisting on unworkable measures.

As things currently stand, the IMF’s positions dominate, skewing towards unworkable

measures and so coloring Europe’s position on the issue of the sustainability of the Greek

debt, that there is a refusal to even discuss the issue.

The result: proposals that are not governed by reason.

On the contrary, the proposed measures only lead to a resurgence of the recession and to a

further exacerbation of inequalities, while the deliberate avoidance to address the issue of

the unsustainability of the Greek debt leads to a prolonged uncertainty and concerns about

the very future of Greece and the Eurozone.

Ultimately, we are being asked to accept an agreement that will not resolve the issues at

hand, and will sink an economy—that is on the cusp of recovery–into recession, a

disincentive for any strategic investment.

If the objective is to continue with an IMF-inspired program–widely acknowledged as having

failed–and without addressing the debt, then we are left with no choice.

We are obliged to not capitulate.

We call on our partners to be clear on their goals:

Do they want to achieve a solution to the Greek problem or do they want this problem to

continue without end?

Do they want the IMF to be part of the agreement–despite its failed “recipes”–and will they

proceed with an “a la carte” approach to the IMF’s measures?

To accept its tough measures but not its proposals concerning the debt write-off.

It should be noted that the IMF, as well, bears criminal responsibility for Greece’s current

state of affairs.

After all, it was the IMF that erred on the multipliers, in its calculations on the recession.

5

And while the IMF has apologized, this has done little to help those who lost their jobs to live

a life with dignity, nor did it feed the thousands of poor and socially excluded.

It did not increase pensions nor did it reopen small businesses that had gone under.

The apology was merely a cynical confession made by technocrats that had no

consequences.

The time has come for the IMF’s proposals to be judged. And to be judged publicly.

Not by us, but by Europe itself.

The time has come for Europe to seriously discuss Greece’s future—and the future of the

Eurozone itself.

Does it want, by insisting on its stance, to lead a country and its people to humiliation and

impoverishment or does it want to reach an agreement and to further democracy and

solidarity?

This is Europe’s dilemma. This is the critical question awaiting an answer.

Comrades,

As we have stated, and demonstrably and repeatedly proved, we will continue to work to

reach an agreement.

The mandate we have from the Greek people, however, is not a mandate of creative

ambiguity.

It is clear: To end austerity policy.

To do so, we must reach an agreement with clear redistributional features, that will not

burden employees and pensioners but rather shift the burden to those who have not paid

their fair share in the crisis.

We seek an agreement that will end the uncertainty, and decisively put an end to talk of a

Grexit so that we can capitalize on positive economic indicators and take advantage of our

real growth prospects.

Therefore, the agreement must include concrete and binding clauses that address the

financing problems of the country, which were exacerbated by the memorandum—and

which the institutions share responsibility for, as well.

Comrades,

We will base our final decisions on these specific criteria.

We will not be swayed by talk of anxiety and the “pressure” of the current moment.

We have a four-year mandate.

Any alternative scenarios will be assessed on the how the state of the economy, society, and

country—overall– has faired in four years.

We received a country which was a debt colony.

Our goal is to deliver a country with fewer social inequalities, tackling both tax evasion and

the widespread corruption of illegal networks plagueing the public administration.

To deliver a society that respects the principles of equality and the equitable distribution of

burdens, and an economy based on sustainable development that can guarantee the

welfare of all Greek citizens.

Above all, however, our goal is to build a social and economic model that will aid our society,

especially the working classes and the young.

This is the challenge we are facing. A challenge that will be determined largely by the

support of the Greek people. We have their support, and will continue to have it, so as long

as we are honest with them and we passionately defend their interests.

Our composure, responsibility and determination, as well as the support of our people, will

keep us above the fray of threats and blackmail.

Comrades,

We are entering the final stretch. The final stretch, one might say, is where the real

negotiations begin. The ability of the Greek Government to achieve a fair solution with

determination, with unwavering commitment to its goals, will be judged by the

result. Europe’s ability to stop shooting itself in the foot, to stop the self-inflicted wounds

and instead, champion the values of solidarity and democracy, will also be judged. I

believe that it will do so.

This challenge is not ours alone. It is, of course, a challenge facing the Greek people and a

challenge facing Greece, but it is not only our challenge–it is a challenge facing all the people

of Europe.

We do not want a Europe of punishment and blackmail, but a Europe of democracy and

solidarity. And we will achieve this Europe with our determination to maintain the popular

mandate, as well as through the struggles of our people and the struggles of the people of

Europe.

Be strong.

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