Elezioni regionali confermano urgenza costruzione alternativa di sinistra al PD

Elezioni regionali confermano urgenza costruzione alternativa di sinistra al PD

Documento politico approvato dal Comitato Politico Nazionale del PRC (Roma, 6-7 giugno 2015)

 

Le elezioni regionali

Il dato macroscopico con cui confrontarsi è quello dell’astensionismo. Vi è un calo di circa 10 punti percentuali (che sia pure in misura leggermente ridotta si riproduce anche nelle elezioni comunali). Nelle elezioni regionali va quindi a votare un cittadino su due. Il punto centrale che emerge da questo risultato è il fatto che le politiche di austerità scelte dai governi da oramai più di un ventennio stanno producendo una disaffezione sociale dalla politica tale da mettere in discussione la democrazia. Questo fenomeno è particolarmente accentuato per quanto riguarda le regioni. Le regioni, con ¾ del bilancio concentrato nella sanità, sono un livello istituzionale il cui ruolo è sostanzialmente ridotto ad applicare le politiche di austerità con effetti diretti sulla popolazione. Le politiche di austerità stanno quindi producendo un fenomeno strutturale di distruzione del patto costituzionale nel suo punto di maggior delicatezza: il rapporto tra il popolo e la politica in quanto tale. Non è sufficiente una proposta politica alternativa sulle politiche economiche che non contempli parallelamente una proposta di costruzione di un nuovo percorso democratico. Non è più possibile una battaglia puramente difensiva sulla democrazia perché questa è già oggi in larga parte svuotata dalle politiche neoliberiste decise su scala europea.

In queste elezioni il PD vede offuscarsi la carica propulsiva del renzismo. Al di là del risultato numerico in termini di regioni conquistate è evidente che la sconfitta in Liguria, le caratteristiche della vittoria campana, il doppiaggio subito in Veneto e le sofferenze umbre non parlano il linguaggio del trionfo. Anzi. Si tratta di un fatto molto positivo che rende il governo maggiormente vulnerabile al conflitto perché privo della retorica del consenso plebiscitario sin qui utilizzato dal premier.  In altri termini il risultato del PD apre spazi politici significativi: la situazione è più aperta di prima e questo è il dato principale e positivo delle elezioni.

In questo quadro le forze che principalmente intercettano il disagio sociale sono la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle. Entrambe queste forze politiche conquistano il ruolo di competitori nei confronti della politica renziana: sono gli strumenti principali utilizzati dal corpo sociale in queste elezioni per segnalare il proprio malcontento e le proprie paure e per cercare di cambiare la situazione. I profili di queste due forze politiche sono ovviamente diversi.  La Lega Nord cavalca fino in fondo la guerra tra i poveri indotta dalle politiche di austerità e pone il nodo del razzismo popolare alla base del suo successo. Il M5S – che ripete il positivo risultato siciliano pur senza toccare quelle vette di consensi – mette al centro il tema del reddito minimo garantito di cui ha saputo efficacemente farsi interprete nell’ultima fase. Nelle differenze, entrambe queste forze politiche si muovono sostanzialmente all’interno del senso comune prodotto dai media, si pongono cioè come gli autentici rappresentati degli interessi del popolo così come esso viene rappresentato dalla narrazione mainstream. Parte integrante di questo senso comune è una interpretazione distorta della crisi e, conseguentemente, queste forze non propongono una alternativa organica alle politiche neoliberiste.

Per quanto riguarda il nostro risultato intanto dobbiamo salutare positivamente l’essere riusciti a costruire liste unitarie di sinistra alternative al centro sinistra in tutte le regioni. Per fare questo abbiamo pagato prezzi e attuato consapevoli forzature ma si tratta di un risultato in sé positivo: con queste elezioni non incameriamo contraddizioni politiche nel nostro progetto politico. Otteniamo un risultato positivo laddove la coalizione o la lista unitaria di sinistra rappresentano una proposta politica percepita come tale e risultati negativi laddove le liste o hanno una base politica molto ristretta o non riescono a comunicare il senso di un progetto politico.

Da questo punto di vista i risultati ligure e toscano vanno considerati come positivi perché segnano uno spazio politico importante in una situazione in cui il tema del voto utile aveva un peso enorme. Questi due risultati ci parlano quindi delle potenzialità del percorso di aggregazione a sinistra che si trova oggi – come abbiamo chiaramente affermato prima delle elezioni – a metà del guado. É quindi necessario guardare al voto alle liste di sinistra fuori dal centro sinistra per la potenzialità che segnano là dove hanno avuto una massa critica ed un profilo maggiormente riconoscibile. Questo non significa per nulla che anche il Liguria e in Toscana sia risolto il problema del rapporto di massa in quanto ci troviamo di fronte ad un voto largamente politico che non ha incontrato – se non in minima parte – il disagio sociale diffuso.

Nel contesto della valutazione delle liste di sinistra è necessario sottolineare come il risultato elettorale non premi l’internità al centro sinistra nei casi in cui SEL ha scelto questa strada.

Abbiamo invece risultati negativi – e riguardano la maggioranza delle situazioni – là dove il perimetro della coalizione o le sue caratteristiche non riescono a comunicare il senso di un progetto comprensibile ed utile. In queste situazioni veniamo percepiti  come testimonianza di una posizione politica magari rispettabile ma non come un progetto politico efficace ai fini del cambiamento sociale.

I risultati negativi indicano che la collocazione in alternativa al PD e il carattere unitario, più o meno largo, delle liste non sono elementi sufficienti e che la strada della costruzione di una soggettività unitaria della sinistra antiliberista è piena di difficoltà determinate dai rapporti di forza, dal peso delle sconfitte e delle delusioni precedenti oltre che dai limiti che finora ha registrato il processo unitario stesso dopo il risultato positivo dell’Altra Europa.

Inoltre le liste unitarie che si sono costruite con una dinamica segnata da logiche pattizie, ripropongono il tema dello sviluppo della partecipazione e del protagonismo diffuso e della connessione tra sociale e politico, come obiettivo per noi prioritario.

In ogni caso non possiamo che rivendicare con orgoglio che in questa tornata regionale il nostro partito, insieme all’Altra Europa, ha lavorato con determinazione e coerenza in tutte le regioni per la costruzione di liste unitarie alternative al PD. I risultati conseguiti non rendono meno urgente il compito che ci siamo dati ma fotografano le difficoltà che abbiamo di fronte.

La costruzione della casa comune

La coerenza con la linea politica decisa e ribadita dall’ultimo congresso del Partito della Rifondazione Comunista (la costruzione di un soggetto politico antiliberista alternativo al centro sinistra), che continuiamo a reputare corretta, non ci esime, anzi, dalla necessità di un radicale salto di qualità per rendere questa prospettiva un credibile progetto politico che sia in grado di “parlare al paese”.

Non si tratta solo di generalizzare le esperienze migliori ma di fare un salto di qualità nella definizione di un profilo che ci permetta di incarnare l’alternativa egualitaria al disastro delle politiche neoliberiste.

Il primo nodo da affrontare è quello di consolidare gli elementi di unità a sinistra che permettano di dar vita da un processo costituente di un nuovo soggetto politico che abbia quindi un simbolo, un profilo politico e una proposta politica chiara. Processo costituente e non semplicemente unità o “nuovo Partito” perché qui si tratta di fare un percorso di chiarificazione politico-culturale e di attivare processi di partecipazione larghi sul piano sociale, politico e culturale, che non sarebbero in alcun modo contemplati da scorciatoie politiciste che ipotizzino un nuovo partito. Se l’analisi sulla crisi della democrazia è corretta, il percorso di costruzione della sinistra deve contenere in sé un processo di partecipazione politica che rappresenti un diverso rapporto tra masse e politica.

In continuità con quanto ribadito nel congresso di Perugia, non avanziamo una proposta di generica unità a sinistra. É per noi fondamentale il tema della collocazione europea, nel Gue e in relazione alla Sinistra Europea. Non si tratta, evidentemente, di un semplice posizionamento nel quadro politico, ma di una scelta relativa alle questioni politiche di fondo nello scenario europeo: la costruzione di una alternativa alle politiche di austerità, al gruppo Bruxelles che vuole strangolare la Grecia e ogni idea di sovranità popolare, all’Europa del Frontex e del TTIP, può essere praticata solo nella alternatività al socialismo europeo della grande coalizione e al Partito Democratico in Italia.

La costruzione di una sinistra capace di contendere il governo ai partiti neoliberisti non è in alcun modo configurabile come riproposizione del centrosinistra: la possibilità di costruire una forza politica in grado di aprire una contesa per l’egemonia nasce e trova forza proprio per la necessità di un’alternativa, come ha chiarito l’esperienza di Syriza. É in questa direzione che il Prc e segnatamente il suo gruppo dirigente si impegnano sul terreno della costruzione di un percorso unitario.

Si tratta, dunque, di costruire una forza politica in Italia il cui profilo europeo sia fondativo. Ovviamente non possiamo importare o riprodurre modelli, ma occorre elaborare una innovazione sulle forme di organizzazione derivante anche da una lettura delle specificità della società italiana: più americanizzata di altre, non attraversata dai processi di ripoliticizzazione di massa e di conflitto sociale che hanno attraversato altri paesi del Sud Europa. E’, dunque, centrale il tema della ricomposizione del blocco sociale, della costruzione della “unità di ciò che il neoliberismo ha diviso”.  Salutiamo, dunque, positivamente l’avvio del percorso della Coalizione Sociale, nella convinzione che il “fare società” sia oggi elemento politico indispensabile. Parimenti pensiamo sia inderogabile la costruzione di una forza politica che non eluda il tema della rappresentanza, ma allo stesso tempo non sia costruita su un terreno parallelo e separato. Coalizione sociale e coalizione politica, lotta per l’egemonia e costruzione di pratiche mutualistiche si devono intrecciare indissolubilmente.

Conseguentemente, non possiamo non possiamo limitarci ad attestare le insufficienze della forma-partito e della forma-sindacato, né riproporre un nuovo “partito unico” della sinistra: si tratta di sperimentare una nuova forma di unità fra forme di militanza e di appartenenza diverse, dalla militanza in un partito a quella in una associazione, dalla organizzazione nei luoghi di lavoro al volontariato. Pensiamo che queste diverse pratiche del “fare politica” debbano trovare tutte spazio in quella “casa comune della sinistra e dei democratici” proposta dall’Altra Europa con Tsipras.

Non possiamo fare la sinistra degli uomini della provvidenza e della delega a professionisti: la sinistra oggi o è un percorso partecipato o non è. Percorso partecipato che faccia i conti con la crisi della democrazia rappresentativa significa porre il tema dell’intreccio tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta, tra militanza individuale e forme di partecipazione delle soggettività collettive e così via. Un percorso costituente che sia quindi l’invenzione di forme di organizzazione politica che si confrontino positivamente con la sfida alla politica rappresentata dal non voto come fenomeno di massa.

Fondamentale è la costruzione di una soggettività in grado di rovesciare l’ordine del discorso dominante sul nodo della crisi. Non si tratta semplicemente di ripetere che siamo antiliberisti. Il punto è rovesciare il paradigma che oggi determina il quadro politico nel suo insieme. Il paradigma dominante è quello della scarsità: “non ci sono i soldi”. Attorno a questo nodo si articola il complesso della politica italiana che si differenzia solo per le risposte che vengono date al nodo della scarsità: i soldi non ci sono perché le generazioni precedenti hanno avuto troppi diritti, perché li diamo agli immigrati, perché se li fregano i politici. PD, Lega Nord e M5S avanzano una proposta politica che è un mix diversificato di queste risposte ma restano pressoché completamente all’interno del paradigma della scarsità. Questo paradigma, oltre a generare strutturalmente la guerra tra i poveri in una specie di lotta per la sopravvivenza generalizzata, è completamente falso. La crisi odierna non è data da scarsità ma da una enorme ricchezza mal distribuita: non a caso abbiamo una crisi di sovrapproduzione. Passare dal paradigma della scarsità al paradigma della ricchezza mal distribuita significa uscire dal campo della guerra tra i poveri per entrare nel campo della lotta di classe: i nemici non sono i nostri vicini o quelli che stanno sotto di noi ma quelli del piano sopra (banchieri, finanza, grandi imprese). Significa porre il tema della lotta alla speculazione, della tassazione delle ricchezze, della redistribuzione del lavoro. Il tutto non in una prospettiva di ripresa della “crescita” ma nella prospettiva della riconversione ambientale e sociale dell’economia.

La decostruzione dunque del paradigma della scarsità è fondamentale per costruire un’alternativa alle politiche di austerità: dobbiamo ricostruire un “pensiero forte” in grado di rendere visibile il carattere non necessario delle scelte politiche della Troika, e della sua espressione in Italia, il Governo Renzi. In questa direzione, va la battaglia per un reddito minimo garantito (che sosteniamo anche attraverso l’adesione alla campagna promossa da Libera), oltre a costituire una importante leva di redistribuzione, può rappresentare uno strumento per creare una riattivazione sociale dei soggetti più colpiti dalla crisi e non attraversati da forme di sindacalizzazione. Il tema del reddito e della difesa dei beni comuni sono a nostro avviso temi costituenti insieme al nodo fondamentale del diritto al lavoro, della riconversione ecologica della produzione e alle altre proposte avanzate nel piano per il lavoro.

Il rilancio del Prc e l’attuazione della conferenza di organizzazione

 

In questo quadro decisivo è il ruolo di Rifondazione Comunista che deve essere rafforzato e qualificato. Il lavoro per la costruzione di un soggetto unitario della sinistra è infatti un punto decisivo ma non esaustivo del nostro progetto politico. Dobbiamo in primo luogo operare concretamente per la costruzione di un movimento di massa contro l’austerità – a partire da scuola, reddito minimo, lavoro – cioè per costruire la soggettività sociale che sia in grado di battersi per l’alternativa. Si tratta di alimentare il conflitto di classe e più in generale i conflitti sociali battendo la tendenza alla delega ed operando all’unificazione dei soggetti in un progetto di alternativa. Generalizzare quanto sta avvenendo nel movimento sulla scuola, che non ha delegato la propria rappresentanza a nessuno e si è mosso con un grande protagonismo, è il nostro obiettivo. Questo compito di fase si accompagna alla capacità di decostruire la lettura oggi egemone della crisi per costruire un nuovo senso comune di massa che riconosca quella che viviamo come la crisi del capitalismo in quanto tale. La crisi è infatti dovuta al tentativo di riprodurre il rapporto di valore in una situazione in cui la stessa abbondanza di merci e capitali resa potenzialmente disponibile dallo sviluppo capitalistico pone le condizioni per un suo superamento.

La linea politica del Partito si muove quindi a partire dalla piena consapevolezza dell’attualità e della necessità del comunismo e nello stesso tempo dalla piena consapevolezza della sua immaturità sul piano soggettivo e del senso comune di massa. Occorre cioè avere la piena consapevolezza della non coincidenza tra terreno elettorale e lavoro politico comunista, tra registrazione del consenso possibile e modifica del senso comune delle masse popolari. Per questo è necessario articolare gli ambiti e gli strumenti dell’azione politica, padroneggiando la necessità intercettare il disagio sociale così come si presenta concretamente e nel contempo di modificare il senso comune, favorendo la costruzione di una soggettività sociale alternativa e riattualizzando il progetto socialista.

Il rilancio del Partito della rifondazione comunista passa concretamente anche attraverso una piana attuazione della proposta avanzata in conferenza d’organizzazione. Nella convinzione del non essersi affatto esaurita la funzione storica del Prc, pensiamo sia necessario rendere costante e collettiva la elaborazione teorica della rifondazione comunista e insieme la formazione politica. Il tema della lotta per l’egemonia, della costruzione di un nuovo senso comune si intrecciano con la costruzione del partito sociale come innovazione della forma-partito: in grado di costruire conflitto, mutualismo e pratiche sociali e solidali nella crisi.

Fondamentale è il tema delle generazioni più giovani, segnate da vastissimi processi di precarizzazione del lavoro e altissimi livelli di disoccupazione, in particolare nel Sud. La costruzione di un nuovo protagonismo delle Giovani comuniste e dei Giovani comunisti è dunque vitale per il nostro progetto politico.

É, inoltre, non rinviabile un intervento politico del partito in grado di rideclinare in termini attuali la questione meridionale e mediterranea, nell’intreccio tra questione ambientale e questione sociale. A tal fine il Cpn costituisce un gruppo di lavoro.

 In queste settimane decisive per la sfida che il Governo di Syriza ha lanciato per la dignità del popolo greco e per la costruzione di una Europa non fondata sull’austerità consideriamo il Prc, insieme alla Sinistra Europea e all’Altra Europa con Tsipras, impegnato attivamente nella costruzione di  campagne di solidarietà (Change4all e Alliance Against Austerity). Siamo perciò impegnati a sviluppare la massima iniziativa per la settimana di solidarietà alla Grecia dal 20 al 27 giugno e nella riuscita della manifestazione nazionale del 20 giugno per i diritti dei migranti, contro l’austerità e in solidarietà con la Grecia.

Consideriamo altresì il partito impegnato nella costruzione di iniziative contro il TTIP su cui si esprimerà il Parlamento Europeo il prossimo 10 giugno.

17 Commenti

  1. Gianni Villani

    “…La decostruzione dunque del paradigma della scarsità è fondamentale…” frasi come queste del documento danno l’idea che anni di eclettismo teorico ed abbandono del marxismo-leninismo hanno prodotto danni irreversibili. cambiate nome, chiamatevi Tsipras, unità della sinistra o quello che vi pare ma abbandonate il nome del Comunismo che, ormai, non vi appartiene più…

  2. Scusate, ma nulla da chiedersi sul fatto che questo documento è stato approvato con 43 voti su 153 membri del Cpn, di cui 70 presenti al momento del voto?
    “Il dato macroscopico con cui confrontarsi è quello dell’astensionismo.”

  3. E' finita per sempre

    W il M5S l’unico partito di massa!

  4. … In effetti basterebbero poche parole : che si fa ?

  5. A volte si può essere brevi altre volte no. Dipende dall’ argomento.

  6. Gioacchino Lo Bianco

    Cari compagni, spero e mi auguro che a sinistra si abbandoni l’uso di un numero spropositato di righe e parole da comizio per esprimere concetti piuttosto consuetie se non banali. Per evitare che chi legge sia colto dall’impulso di cliccare altrove o di voltare pagina bisogna innanzitutto comunicare in modo semplice e conciso e fare proposte facilmente intuibili. Non sono un fanatico di Twitter, ma amo comunicare, non farmi bello.

    • la congiura degli eguali

      se vuoi essere parte attiva del movimento dei lavoratori, devi avere la pazienza di leggere anche i documenti corposi; anche per essere dotato di un bagaglio culturale che ti permetta di controbattere alle argomentazioni dell’avversario di classe; certo per un compagno che arriva stanco da lavoro è un impegno faticoso, ma per essere militanti pensanti è necessario leggere; invito che gramsci fa ai giovani quando dice loro che c’è bisogno del loro entusiasmo.

  7. un altra?
    e perche , per arrivate tutti in siema al 1,5 % provandi a salvare forse un seggio e una potrona collegata ad un deretano che d rosso ha solo le emorroidi?
    e magari qualche poltrona in qualche sperduto consiglio comunale?
    invece di costruire alternative sempre nuove e sempre fallimentari, sarebbe meglio che la “sinistra delle canne” abbandonasse il compo dando spazio pe un partito comunista serio.
    è ora di cambiare marcia , i cavalli di battaglia della sinistra(immigrazione libera , canne gratis e matrimonio gay ) devono essere solo un tantino rivisti alla luce di Marx.

    • la congiura degli eguali

      marx esortava all’ unione dei proletari di tutto il mondo, quindi i comunisti devono stare dalla parte degli immigrati; anche perchè gli immigrati sono creditori verso l’europa, la quale per secoli si è comportata da kriminale assassina e ladrona invadendo interi continenti e commettendo i krimini più atroci contro i popoli di quei paesi che invadeva; e li invadeva senza che fosse in possesso di permesso di soggiorno, permesso di soggiorno che vuole imporre agli immigrati che fuggono dalle loro terre a causa della politica di rapina imperialsita che yankee ed europei occidentali continuano a perseguire senza soluzione di continuità; vatti a leggere cio che scrive lenin su l’imperialismo.

      • lenin chi ?

        • la congiura degli eguali

          gli ignoranti integrali non hanno mai sentito parlare di lenin.

          • “A tutti, a tutti, a tutti.
            A tutti i fronti rossi di sangue,
            a tutti gli schiavi sotto il pugno dei ricchi.
            Il potere ai Soviet.
            La terra ai contadini.
            La pace ai popoli.
            Il pane agli affamati”.
            Questi messaggi lessero i borghesi
            e gridarono: “aspettate,
            vi metteremo a posto. Vi faremo sparire la pancia
            con argomenti persuasivi”.
            E chiamano Duchonin e kornilov,
            chiamano Guckov e Kerenskij.
            Ma i messaggi di Lenin
            conquistarono il fronte senza combattere.
            Campagne e città inondarono i decreti:
            anche gli analfabeti ne ebbero il cuore bruciato.
            Sappiamo che loro, con noi,
            provano ciò che poi è accaduto.
            Dagli uni e dagli altri passarono quelle parole,
            dai vicini ai lontani, a tutti infiammarono i cuori:
            “pace alle capanne, guerra ai palazzi”.
            Si batterono in ogni officina,
            sollevando la polvere nelle città
            e dietro il passo di ottobre
            arse il falò delle ville nobiliari.
            La terra, lettiera sotto la frutta dei padroni,
            il contadino la prese, come pagnotta nel sacco,
            con tutti i suoi ruscelli e le colline,
            la seminò cantando e lavorò.
            Gli aristocratici, inamidati e occhialuti,
            sputando rabbia,
            si trascinavano in fuga
            là dove ancora hanno qualche valore
            i titoli di conte e di barone.
            Buon viaggio!
            Noi,
            anche ad ogni cuoca
            insegneremo a dirigere lo stato.

            “Ieri alle sei e cinquanta minuti,
            è morto il compagno Lenin.

            Ciò che ha visto quest’anno
            cent’anni insieme non riusciranno a vedere.
            Il giorno entrerà nella dolente memoria
            dei secoli. Lo sgomento strappò un gemito al ferro:
            tra i bolscevichi passò il singhiozzo
            della cupa oppressione e dalle viscere li sconvolse.
            Come e quando Lenin si spense?

            Sulle strade e sui vicoli
            navigava il Grande Teatro.
            Simile a un catafalco.
            La gioia si ritira come una lumaca.
            Follemente corre il terrore. Nè sole nè ghiaccio,
            soltanto neve nera,
            nera che penetra ogni cosa
            attraverso la carta dei giornali.

            La notizia colpì l’operaio al tornio
            come una fucilata;
            come un bicchiere rovesciato di colpo sulla macchina
            furono le sue lacrime.
            E i contadini
            che cento volte la morte
            avevano fissato negli occhi,
            si vergognavano del pianto davanti alle donne,
            ma li tradiva l’impronta
            della mano terrosa sulla guancia…
            E lui che portano alla stazione
            per la città che egli strappò ai signori.
            La strada è come un’aperta ferita
            tanto dolore e in essa e tanto geme.
            Qui ogni pietra conosce Lenin
            fin dai primi furiosi assalti
            dell’ottobbre. Qui tutto ciò
            di cui le bandiere sono simbolo
            è stato pensato da Lenin. qui ogni torre
            ha udito la sua voce
            e con lui sarebbe balzata nel fuoco. Qui
            tutti gli operai conoscono Lenin:
            a lui offrirono i cuori come rami di sempre verdi
            gettati sulla via.
            Egli guidava alla lotta prevedendo la vittoria,
            egli portò i proletari al potere.
            Qui il contadino
            scrisse il nome di Lenin nel suo cuore
            con più venerazione
            che per i santi del proprio paese,
            perchè Lenin
            comandò di chiamare nostra la terra,
            la terra che gli avi fustigati
            sognano ancora nella tomba.

            Da: Poema di Lenin di V. Majakovskiy

  8. OPPOSIZIONE, ALTERNATIVA, PARTITO COMUNISTA di Franco Astengo

    In conclusione dei diversi sviluppi d’analisi intorno agli esiti delle elezioni regionali 2015 si può ben affermare come, valutato l’esito delle liste di sinistra e il nuovo aumento dell’astensione, appare evidente l’esistenza di uno spazio politico per una formazione adeguatamente strutturata a sinistra.

    Ben inteso le ragioni di questa, che è una vera e propria, necessità e urgenza risalgono non tanto e non solo al quadro dei numeri elettorali ma alla realtà di una situazione economica e sociale sempre più drammatica per le classi lavoratrici e i ceti maggiormente tartassati dalla gestione capitalistica e da una situazione internazionale contraddistinta da pericoli di guerra e dal ruolo soffocante dell’Europa.

    In Italia inoltre è ormai in funzione un Regime che, attraverso la nuova legge elettorale e le modifiche costituzionali, punta a consolidarsi come “Partito Unico” gestito da una minoranza assetata di potere ed espressione del “peggio” che si è accumulato negli anni della controffensiva di destra avviatasi fin dagli anni’80 del XX secolo.

    Una minoranza che tollera il razzismo ma non le lotte dei lavoratori.

    Una minoranza che tende a perpetuarsi indipendentemente dal consenso popolare quale vero e proprio braccio armato di una feroce gestione del ciclo fondata sull’intensificazione dello sfruttamento (job act) e il segno di un “comando” diffuso a tutti i livelli (com’è nella cosiddetta “buona scuola”).

    Non ingannino i dati sull’occupazione: segnale, appunto, del processo di intensificazione dello sfruttamento in corso.

    Opposizione, Alternativa, Partito Comunista: sono questi i punti sui quali far ripartire il confronto a sinistra.

    Il tema è quello dell’ autonomia culturale e politica, della tensione verso l’espressione di egemonia, del progetto di alternativa di società, dell’opposizione complessiva alla ferocia capitalistica, dell’unità politica da realizzarsi sulla base della riconoscibilità delle fratture sociali materialiste e post-materialiste.

    Un tema che è necessario svolgere anche e proprio nel campo della rappresentanza politica, perché è la rappresentanza politica che si intende definitivamente cancellare per sostituirla con il “segno del comando” del Capo e della sua corte che parlano direttamente alle masse.

    Il discorso riguarda il complesso dei corpi intermedi attivi in una democrazia avanzata e progressiva.

    L’idea di un rilancio del Partito Comunista si colloca, dal nostro punto di vista, proprio al centro di questa articolazione del confronto permanente tra società e politica, esprimendosi appunto sul terreno di una rappresentanza di carattere generale, identitaria, non corporativa.

    Un tema che abbiamo cercato di sollevare con forza, nel corso di questi anni, in varie sedi e che va ripreso con altrettanta forza e urgenza.

    Si tratta di non disperdere del tutto il grande patrimonio teorico e politico accumulato dal movimento operaio italiano nel corso della sua storia e assieme di ricercare la capacità, oggi, di ritrovare nella lotta le basi teoriche e politiche necessarie per innovare questo percorso ritrovando identità, forza organizzativa, capacità di espressione politica a tutti i livelli e in tutte le sedi possibili, compresa quella delle istituzioni e della vocazione unitaria con l’insieme dei soggetti politici di opposizione e di alternativa che vorranno mettersi in campo nel corso di questo difficile frangente storico.

    • Ma quale patrimonio politico hanno mai avuto gli operai?
      Mi si spieghi, perche non mi risulta.
      Il mondo del lavoro è sempre stato guidato da capibastone politici i quali hanno fatto solo i loro interessi (bertinotti, vendola, cofferati, berkinguer, lama, togliatti ecc
      Hanno fatto solo i lori interessi come fece stalin.
      Le mebti della politica italiana sono state:
      De gasperi, abdreotti, moro, fanfani, ultimo craxi.
      Altri proprio non ne ricordo

      • la congiura degli eguali

        ti piace far rilevare il tuo analfabetismo politico, ed è di un livello infimo; la classe operaia è divenuta per mezzo del marxismo rivoluzionario classe dirigente, ed è grazie alla classe operaia se le masse popolari del nostro paese hanno ottenuto i diritti sociali che i governi craxi, berlusconi, monti, letta, e quello del cazzaro fiorentino, hanno progressivamente eliminato quasi del tutto; tutti governi reazionari al servizio degli sfruttatori dei lavoratori; governi reazionari che vengono portati ad esempio dalle migliaia di cortigiani, corrotti e corruttori, che vivono di parassitismo sistemico; gli analfabeti politici molto spesso vivono del parassitismo sitemico, e costituiscono la massa di manovra dei cortigiani.

      • la congiura degli eguali

        a quanto pare ti piace far rilevare il tuo analfabetismo politico, ed è di un livello infimo; la classe operaia è divenuta per mezzo del marxismo rivoluzionario classe dirigente, ed è grazie alla classe operaia se le masse popolari del nostro paese hanno ottenuto i diritti sociali che i governi craxi, berlusconi, monti, letta, e quello del cazzaro fiorentino, hanno progressivamente eliminato quasi del tutto; tutti governi reazionari al servizio degli sfruttatori dei lavoratori; governi reazionari che vengono portati ad esempio dalle migliaia di cortigiani, corrotti e corruttori, che vivono di parassitismo sistemico; gli analfabeti politici molto spesso vivono del parassitismo sitemico, e costituiscono la massa di manovra dei cortigiani.

      • Gioacchino Lo Bianco

        Uno che parla così che ci fa in un sito comunista? Vattene con Andreotti! Ma soprattutto istruisciti!

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