La sorte di Snowden si decide a Mosca
Pubblicato il 29 giu 2013
di Geraldina Colotti ::
La questione di Edward Snowden – sempre bloccato all’aeroporto moscovita di Sheremetievo -, verrà discussa lunedì 1° luglio dalle rappresentanze diplomatiche di Russia, Cuba, Venezuela e Ecuador. A margine del Forum dei paesi esportatori di gas, che si svolgerà a Mosca in quella data, i diplomatici parteciperanno a una tavola rotonda con attivisti per i diritti umani per discutere sui «risvolti sociali» della vicenda.
Snowden ha chiesto asilo all’Ecuador, come aveva fatto in precedenza Julian Assange, fondatore del sito Wikileaks. Anche stavolta Quito ha manifestato disponibilità, provocando le ire di Washington e quelle dell’opposizione interna. Gli Usa hanno minacciato di interrompere gli accordi commerciali a prezzo di favore erogati come compensazione per la lotta alla droga, in scadenza a fine luglio: l’equivalente di 23 milioni di dollari all’anno.
Il presidente ecuadoregno Rafael Correa, che il Pentagono considera «il nuovo Chávez, il presidente più demagogico dell’emisfero», ha dichiarato di voler rinunciare unilateralmente ai soldi: «Li devolviamo come aiuto economico agli Usa perché li investano nella difesa dei diritti umani e contro le esecuzioni extragiudiziarie», ha detto polemicamente, rivendicando la sovranità decisionale di Quito. Gli Usa hanno fatto notare di essere il principale partner commerciale dell’Ecuador, con un volume di scambi di circa 10.000 milioni di dollari, ovvero il 35% del commercio complessivo. E che inoltre per rinunciare ai contratti occorre una decisione parlamentare. Correa ha risposto che sta pensando a compensazioni per gli esportatori e gli imprenditori (che hanno protestato per la decisione).
Correa ha ricevuto il plauso del suo omologo venezuelano Nicolas Maduro, che si è detto pronto «a proteggere il giovane Snowden» qualora si rivolgesse al suo paese.
Ieri ha parlato anche il padre dell’ex consulente Cia: «Forse ha tradito il suo governo, ma non il suo popolo», ha detto Lonnie Snowden, e ha sostenuto che il figlio potrebbe anche ritornare negli Usa se gli venissero fornite adeguate garanzie. In Russia si registrano invece le prime perplessità sull’opportunità di concedere asilo politico a Snowden. Secondo Vladimir Lukin, ombudsman russo per i diritti umani, la sua è una figura che non andrebbe «sostenuta o compatita per la sola ragione che non piace agli americani».
GERALDINA COLOTTI
da il manifesto
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