La lotta di Rifondazione Comunista Modena a fianco del comitato genitori Così Non Cresci@Mo per la qualità dei servizi educativi 0-6 anni

La lotta di Rifondazione Comunista Modena a fianco del comitato genitori Così Non Cresci@Mo per la qualità dei servizi educativi 0-6 anni

Il Comune di Modena ha aperto le scuole d’infanzia già nel 1969, anticipando di due anni la legge nazionale che li ha istituiti. I servizi educativi rivolti alla fascia di età 0-6 anni sono sempre stati il fiore all’occhiello di questo Comune. Eppure nel 2012 il Comune, per aggirare i limiti di assunzione del personale, ha creato la Fondazione Cresci@Mo, al 100% di proprietà comunale, e iniziato a trasferire la gestione dei servizi alla Fondazione, che attualmente raccoglie dodici scuole materne e quattro nidi. Rispetto alla gestione diretta del Comune, le rette sono identiche, le scuole sono aperte a tutti, il calendario delle lezioni è più lungo, la qualità dei servizi è garantita. Eppure i genitori protestano, nasce il comitato Così non Cresci@Mo, ci si chiede se nidi e scuole comunali sono davvero uguali a nidi e scuole gestite dalla Fondazione.

Si scopre, ad esempio, che è stato cambiato tutto il personale ausiliario, che ha un ruolo importante perché, oltre ad occuparsi di pulizie e piccole manutenzioni, aiuta le educatrci in diversi momenti della giornata. Si tratta di figure di riferimento, sia per i bambini che per i genitori, brave persone, ma non formate per occuparsi di bambini, e la qualità educativa ne risente. Le educatrici e le maestre sono formate, volenterose, quasi tutte giovani alla prima esperienza, spesso assunte con contratto a termine, con elevato turn over. Così si è perso un patrimonio di sapere e di esperienza storica.

Non sono mancati episodi inscresciosi: in una scuola i bimbi sono scappati in strada senza che nessuno se ne accorgesse; in un’ altra alcuni si sono punti con siringhe abbandonate nel parco che nessuno aveva visto, e i genitori dei bimbi non coinvolti direttamente lo hanno saputo solo dai giornali. Il personale assunto dalla Fondazione inizialmente non aveva lo stesso contratto di quello comunale, e solo di recente, grazie al lavoro instancabile dei sindacati, è stato sottoscritto un accordo che equipara i contratti di tutto il personale. L’ ultimo disservizio in ordine di tempo riguarda l’esclusione di molti bimbi dalle graduatorie di inserimento, anche bimbi provenienti da famiglie in cui lavorano entrambi i genitori. Modena non si discosta dal dato nazionale che indica al 26% il rapporto tra offerta e domanda di posti in asili nido. Ricordiamo che l’UE ha fissato questo obbiettivo al 33%.

Si tratta di scuole molte popolari, dove ci sono tante famiglie di origine straniera, dove occorrerebbe lavorare su integrazione ed inclusione, anche nei confronti dei genitori che a volte non hanno avuto la possibilità nemmeno di apprendere la lingua e la cultura italiana. C’è ancora molto da fare, quindi, rispetto a temi come ruolo e formazione del personale ausiliario,rafforzamento del coordinamento pedagogico e del ruolo di governance comunale, manutenzione delle strutture, degli arredi e dei giardini, dialogo reale con la componente genitoriale, formazione del personale educativo, adeguamento della struttura amministrativa e delle dotazioni informatiche., gestione delle supplenze.

Rifondazione Comunista Modena è stata a fianco del Comitato Così Non Cresci@Mo fin dalla sua nascita, fornendo supporto logistico, mettendo a disposizione la propria sede per incontri e riunioni, organizzando raccolte fondi per coprire le spese necessarie alla attività del comitato, collaborando alla raccolta firme per portare in Consiglio Comunale una petizione con alcune proposte volte migliorare la qualità dei servizi educativi, la manutenzione degli edifici, dei giochi e dei giardini.

Noi riteniamo che per fornire un buon servizio all’ infanzia si debba partire dal garantire i diritti di chi lavora in quel servizio, quindi da salari adeguati, formazione continua, personale sufficiente. Da anni gli scarsi investimenti in questo settore, frutto di scelte politiche precise, hanno portato i comuni a preferire la gestione indiretta a quella pubblica. E l’approvazione del DDL Concorrenza va di nuovo in questa direzione: gli enti pubblici dovranno dimostrare mettendo a bilancio costi e qualità perchè scelgono di mantenere i servizi a gestione diretta. Finora l’unico obbiettivo è stato quello di contenre i costi, spesso a discapito della qualità dei servizi. Se nel 2007 il numero dei nidi privati convenzionati era praticamente zero, oggi sono circa la metà dell’offerta totale. I nidi privati costano meno: se un bambino in un nido pubblico costa complessivamente 10/12.000 euro/anno, in un nido a gestione indiretta il costo risulta essere intorno ai 7/8.000 euro. Questa differenza risiede nel quadro di garanzie e di riconoscimento economico offerto al lavoro degli educatori e degli operatori impiegati. Una differenza stipendiale che può arrivare anche a 300 euro al mese, senza considerare la malattia, le ferie, la maternità ecc. ecc. Nei nidi ci lavorano soprattutto donne questa contrazione dei diritti e dei salari contribuisce ad alimentare la disparità di genere. L’abbassamento dei diritti e dei salari dei lavorartori ha conseguenze anche sulla qualità dei servizi: maggiore turnazione di personale con compromissione della qualità educativa, scarsa qualità del cibo, scarsa cura dell’igiene ambientale, scarsa manutenzione di edifici e arredi, ecc. ecc. Se il servizio offerto è di bassa qualità, cosa succede ai bambini? La letteratura scientifica ci ricorda che frequentare le scuole d’infanzia è una esperienza formativa fondamentale per i bambini, soprattutto dal punto di vista sociale, oltre che da quello educativo. Ecco perchè tutelare i servizi pubblici già presenti sui territori senza rincorrere i facili risparmi è un lavoro prettamente politico, fatto di scelte precise e di visione strategica del futuro.

Noi riteniamo che la gestione diretta di questo fondamnetale servizio sia garanzia di qualità e di sicurezza per i bambini, per i genitori, per gli educatori, per ilpersonale ausiliario.
Non condividiamo la scelta di esternalizzare i servizi educativi alla Fondazione Cresci@mo, con il pretesto della impossibilità ad assumere personale, quando in realtà si tratta di una precisa scelta politica di non gestire più direttamente i servizi educativi 0-6 anni, perseguendo l’obiettivo della riduzione del costo del servizio attraverso la riduzione del costo del personale, ovvero di ricorso al dumping salariale.

Ed è per questo motivo che la nostra tradizionale Befana Comunista il 6 gennaio scorso ha portato il carbone al Sindaco di Modena.

Ed è per questo motivo che continueremo a sostenere le lotte del comitato Così Non Cresi@Mo, insieme a quelle dei genitori che si sono visti rifiutare la domanda di ammissione al servizio.

Elena Govoni Segretaria Federazione Modena Rifondazione Comunista


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