Contributo per la conferenza nazionale delle lavoratrici e dei lavorati di Fiorenzo Fasoli

Quando si ragiona di lavoro con uno sguardo al futuro, è necessario partire dalla classica domanda su cosa, come e per chi produrre.
Serve soprattutto per delineare compiutamente il perimetro entro il quale è indispensabile muovere la nostra riflessione e, di conseguenza, la nostra azione.
Uno degli elementi che non trova sempre la giusta dimensione è, a mio avviso, la corretta collocazione dell’azione umana e quindi del lavoro nel rapporto con la realtà che lo circonda.
Di certo è necessario analizzare e valutare i rapporti che chi lavora deve affrontare con il capitale, con l’organizzazione sociale dominante e le logiche che la governano, ma occorre anche considerare i limiti oggettivi ed insuperabili che le attività produttive devono riconoscere e rispettare.
La stessa pandemia che ha sconvolto in maniera così profonda nell’ultimo anno la nostra vita, trae origine proprio nel non rispetto dei limiti invalicabili imposti all’attività umana ed in particolare all’aggressione del capitale verso la natura.
Non è più possibile, quindi, limitarsi a ragionare di sviluppo e di progresso come se potessero essere infiniti in un mondo che, invece, è limitato e finito.
Non possiamo orientare la nostre rivendicazioni verso una riconversione ecologica delle produzioni senza tener conto anche delle compatibilità del sistema.
In questo ambito non ci possiamo limitare a contrastare l’inquinamento delle risorse fondamentali siano esse il territorio, l’aria e l’acqua, ma dobbiamo fare i conti con il limite imposto dalla loro disponibilità che non è infinita e dalla consapevolezza che, oggi, il genere umano è addirittura nelle condizioni di esaurirne la disponibilità in pochi anni.
La questione ambientale quindi si sta imponendo in maniera drammatica e perfino irreversibile e non possiamo certo assistere impotenti e passivi al sovra consumo e alla devastazione delle risorse, ma anzi siamo chiamati ad una forte reazione di contrasto perché, come è noto, siamo davanti ad un fenomeno che prima di tutto è determinato dagli interessi speculativi di pochi siano essi singoli soggetti o società multinazionali.
La questione ecologica si impone davanti a noi come problema strutturale e va affrontata con la radicalità che non ammette eccezioni.
Il genere umano non è il padrone del mondo ma è inserito in un sistema complessivo con il quale deve imparare a rapportarsi come parte di un tutto e vincolare ogni suo comportamento al rispetto delle sue compatibilità.
Ormai è evidente che le variazioni del clima causate dal riscaldamento globale sono genericamente attribuite all’azione dell’uomo anche se sappiamo che le cause vere vanno ricercate nell’estrazione del profitto che non vuole conoscere ostacoli tanto da essere la causa prima dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura.
Oggi diventa pure necessaria una forte azione per evitare ulteriori devastazioni oltre a quelle in atto e per molti versi anche interventi di salvaguardia se non di recuper rispetto ai danni già prodotti.
In quest’ambito rientrano le azioni contro il consumo di suolo e tutte le azioni di salvaguardia dell’assetto idrogeologico del territorio colpevolmente devastato dalla cementificazione selvaggia.
Quando giustamente si richiede il forte intervento del pubblico in economia, questi interventi devono trovare la giusta collocazione anche in quanto possono generare ottime e consistenti occasioni di lavoro oltre che scongiurare i disastri e le devastazioni che, sempre più spesso, siamo costretti a subire.
Come pure deve proseguire la nostra azione di contrasto verso le grandi opere come il TAV che oltre ad essere incompatibili con il rispetto del territorio, non hanno neppure giustificazione rispetto alla loro utilità sociale ed economica.
Sono questioni attorno alle quali dobbiamo accettare la sfida e misurare il nostro pensiero, la nostra proposta e, di conseguenza, anche la nostra azione.
Siamo già in campo con la lotta contro il capitalismo quale prima fonte delle ingiustizie e delle contraddizioni sociali e politiche del nostro tempo, ma sui terreni richiamati non potremo che trovare nuove e importanti conferme della necessità del suo superamento quale condizione indispensabile per garantire la continuità della sopravvivenza della specie sul pianeta.
E’ bene farne tesoro perché oggi la contraddizione tra capitalismo e vita è diventata fondamentale.

Fiorenzo Fasoli

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