L’impatto del Giorno del Ricordo nelle scuole

L’impatto del Giorno del Ricordo nelle scuole

di Marco Noris

La questione delle Foibe si ripresenta ogni anno con i suoi vari tentativi di misurazione e uso di bilancino nel soppesare la grammatura dei crimini delle parti in causa. La questione però non sta qui, o meglio, per capire l’efficacia della narrazione sulle Foibe non basta ricostruire la verità storica, vanno bensì misurati gli effetti in termini politici e culturali prodotti in generale, hic et nunc, nella società italiana.
Se qualcuno lavorasse nelle scuole, si renderebbe facilmente conto che, bene o male, quasi tutti gli studenti sanno delle Foibe, ma non conoscono nulla dell’occupazione italiana in quei territori, anzi, molti “esperti” di Foibe, non sanno neppure che c’è stata un’occupazione italiana. Così come nelle nostre scuole dove si deve parlare delle Foibe, nella giornata del 10 febbraio, si ignorano i crimini contro l’umanità e di guerra commessi dagli Italiani, dalle colonie africane alla Grecia e Albania, e il progetto di pulizia etnica condiviso e praticato insieme ai tedeschi nei confronti delle popolazioni slave. Perché nelle scuole capita leggendo le lettere dei condannati a morte della resistenza che ci siano studenti che ti dicano: “Bisogna poi vedere se quella roba lì poi è vera, eh!” Perché in fondo “ha fatto anche cose buone” colui che diceva ai soldati in Dalmazia nel 1943 “So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia, ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori.” Perché oggi molti storici, ricercatori e accademici non possono parlare di questo argomento per paura di avere rogne, o semplicemente, cominciano ad aver paura ad affrontare, oggi, in Italia, Anno Domini 2020, tutto un periodo storico.
Perché in questo paese la tv di stato co-produce e propina un film come “Rosso Istria” che ricorda i film di propaganda nazista ma, nello stesso tempo, acquista dalla Bbc – per poi nasconderlo e non trasmetterlo – “The fascist legacy” nel quale, tra le moltissime altre cose, si ricorda che la tecnica dell’infoibamento era auspicata dagli occupanti italiani nei confronti degli oppositori.
Si potrebbe continuare ancora a lungo ma se non ci rendiamo conto che la narrazione sulle Foibe non è nient’altro che un tassello funzionale alla costruzione di una precisa narrazione e che tale narrazione sta pesando come un macigno nella cultura o, semplicemente, nella conoscenza della storia reale in questo paese, allora non parliamo di equidistanza di giudizio di morti uguali ecc., ecc, perché non viviamo nel paese delle meraviglie ma in Italia nel 2020, e chi non vuole vedere gli effetti dei condizionamenti culturali ormai in atto da molti anni o è cieco o complice, tertium non datur.

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