In Turingia il successo della Linke vera alternativa all’estrema destra

In Turingia il successo della Linke vera alternativa all’estrema destra

di Franco Ferrari *

Le elezioni per il rinnovo del Landtag della Turingia, una delle regioni della Germania che facevano parte della Repubblica Democratica Tedesca (DDR) fino al crollo del muro, hanno premiato la Linke, la formazione della sinistra radicale tedesca che è diventata il primo partito.

Da 5 anni la Turingia è governata da una coalizione formata dalla Linke, l’SPD e i Verdi ed è l’unica regione tedesca con un primo ministro espresso dal partito della sinistra. Bodo Ramelow, alla guida della coalizione rosso-rosso-verde ha conquistato una notevole popolarità personale che ha certamente contribuito al successo, di dimensioni inedite, del suo partito.

La Linke ha ottenuto il 31% pari a 343.736 voti con un incremento del 2,8% e di 78.308 voti. Una crescita che è particolarmente significativa alla luce del forte aumento della partecipazione al voto, che è salita dal 52,7% al 64,9%. Si tratta del miglior risultato di tutte le votazioni che si sono tenute dopo il 1990 (considerata anche la PDS che è confluita nella Linke).

Il successo del partito della sinistra tedesca è reso un po’ amaro dalla contemporanea sconfitta dei due partiti alleati della coalizione, i socialdemocratici (SPD) e i Verdi (Gruenen) Particolarmente grave la sconfitta dei primi (-4,2%) perché si aggiunge a quella ancora più pesante del 2014 quando l’SPD arretrò del 6,1%, mentre allora la Linke restò quasi stabile. I Verdi da parte loro non riescono a beneficiare di alcuna onda verde, in quanto scendono dello 0,5%, confermando un problema più generale di consenso che riscontrano negli Stati dell’ex Germania democratica. I loro successi sono particolarmente forti nelle zone più ricche del paese, ma inesistenti dove prevalgono altri problemi sociali.

Fra i partiti di opposizione si registra un vero tracollo della CDU, il partito di Angela Merkel, che perde l’11,7% scendendo al 21,8%. Nel 2014 era il primo partito del Land, ma non aveva potuto formare un proprio governo per mancanza di alleati. La maggioranza degli iscritti dell’SPD optò per un accordo a sinistra. Questa sconfitta conferma la fase di logoramento in cui si trova il primo partito tedesco, alle prese oltretutto con il previsto passaggio di poteri interni da Angela Merkel a Annegret Kramp-Karrenbauer. L’erede designata, il cui progetto dovrebbe essere quello di proseguire la linea centrista della Merkel, non piace all’ala di destra del partito. Di questa si è fatto portavoce soprattutto il quotidiano Bild, a larghissima diffusione e abituale portavoce della componente più reazionaria dell’establishment della CDU. [i]

La destra dello schieramento politico della Turingia si è diversificata anche per l’ingresso nel Landtag del Partito Liberale, che propugna concezioni ultraliberiste in politica economica e sociale, approdato proprio alla fine del conteggio a superare la soglia del 5% per un pugno di voti.

Ma le elezioni sono state caratterizzate anche dal successo dell’estrema destra dell’Alternative fur Deutschland, partito populista xenofobo, sostenitore della tesi della “grande sostituzione”, ovvero dell’esistenza di un progetto delle elite globaliste per sostituire la popolazione cristiana in Europa con immigrati musulmani. Il leader dell’AfD della Turingia, Bjorn Hocke, è il principale esponente della parte più radicale del partito. Non sono mancate sue polemiche sull’Olocausto che lo hanno avvicinato a posizioni revansciste e neonaziste. L’AfD è cresciuta dal 10,6 al 23,4%, scavalcando la CDU e diventando il secondo partito.

La composizione dell’elettorato della Linke e dell’AfD

Le analisi dei flussi e della composizione degli elettorati dei diversi partiti sono in Germania sempre molto puntuali e consentono di capire meglio alcune tendenze del voto che sottostanno al dato complessivo.

La Linke ha conquistato voti da tutti i partiti meno l’AfD e ha recuperato molti astensionisti. Andando al dettaglio ha guadagnato 20.000 elettori dall’SPD, 23.000 dalla CDU e 9.000 dai Verdi. Ben 53.000 nuovi suffragi le sono arrivati da chi precedentemente non aveva votato. [ii]

Dal punto di vista della composizione la Linke si caratterizza per un voto mediamente piuttosto anziano. Raccoglie il 40% dei voti tra gli ultrasessantenni, che sono diventati adulti quando esisteva la DDR, il 27% nella fascia 45-59, e il 22% tra coloro che hanno tra i 18 e i 44 anni. Si riscontra qui un elemento di possibile debolezza del partito, se la tendenza non sarà modificata in futuro.

L’elettorato della Linke cresce con il crescere dell’istruzione. Tra i laureati arriva al 40% contro il 25% tra i meno istruiti. In questo dato occorre considerare che fra i laureati vi sono molti che hanno raggiunto il massimo livello di educazione durante la DDR e che quindi il titolo di studio non coincide con un alto livello di reddito.

Per quanto riguarda l’occupazione la LINKE ha una forte presenza fra operai e lavoratori dipendenti (31-34%), mentre cala tra i funzionari pubblici e i lavoratori autonomi (28-22%). Resta però in tutte le fasce su percentuali piuttosto alte, il che ne fa in una qualche misura un “partito pigliatutto” secondo una nota definizione politologica.

Infine, la sinistra è preferita dalle donne, tra le quali raccoglie il 32% contro il 28% delle opzioni maschili.

Un profilo piuttosto diverso è quello che emerge per quanto riguarda l’AfD. Raccoglie il maggior numero di voti nelle fasce di età centrali (30-59 anni) dove raggiunge il 28%, resta forte fra i più giovani con il 24%, crolla tra gli ultra-sessantenni con il 16%. Ha un elettorato prevalentemente maschile (28% contro il 16% tra le donne), con bassa istruzione (29-30% tra chi ha meno scolarizzazione, per scendere al 10% tra i laureati), ed è forte contemporaneamente fra i lavoratori manuali (29%) e gli autonomi (26%). [iii]

Verso una coalizione di minoranza “tollerata” dalla CDU?

La composizione del parlamento della Turingia emersa dal voto non consente alla precedente coalizione di sinistra di disporre della maggioranza assoluta. Linke, SPD e Verdi dispongono complessivamente di 42 seggi su 90. Non esiste però una maggioranza alternativa che escluda contemporaneamente Linke e AfD.

I partiti della vecchia coalizione hanno iniziato i colloqui per dare vita ad un nuovo governo, sapendo già che dovranno conquistare quanto meno la tolleranza della CDU per una coalizione di minoranza. Le regole danno tempo per trovare una soluzione, perché il bilancio 2020 è già stato approvato e non ci sono scadenze temporali obbligatorie per la formazione di una nuova compagine. Nel frattempo continua a reggere le sorti del Land l’attuale amministrazione con Ramelow alla sua guida.

Esclusa l’alleanza con l’FDP, troppo a destra sul piano economico, ed evidentemente anche con l’AfD, toccherà alla CDU decidere quale posizione assumere. Il partito a livello nazionale e in particolare la sua componente più conservatrice si sono espresse contro la possibilità di una qualche forma di sostegno ad un governo regionale che includa la Linke. D’altra parte l’anticomunismo è sempre stato cavalcato dalla CDU anche con l’obbiettivo strumentale di rendere più difficile la formazione di una coalizione di sinistra a livello federale. Diverse le posizioni che emergono a livello locale, dove il 70% degli elettori CDU sono favorevoli ad un accordo con la Linke, secondo i sondaggi.[iv] Ipotesi non escluso nemmeno dal capogruppo CDU in Turingia.

Per quanto riguarda la Linke si sono espressi a favore di colloqui con la CDU sia Gysi che Lafontaine, mentre una posizione più riservata hanno assunto Sahra Wagenknecht e Dietmar Bartsch, ritenendo però che la decisione spetti comunque alle istanze del partito locale. I primi hanno ricordato che le differenze di fondo tra sinistra e democristiani riguardano questioni di politica nazionale che non rappresentano una preclusione assoluta nella gestione di un Land.[v]

La vicenda politica della Turingia sembra destinata ad avare ripercussioni che vanno al di là dei suoi confini, per influire su un quadro politico tedesco che si sta complicando. La destra xenofoba dimostra di potersi mantenere a livelli di consenso molto alti, ma resta finora fuori dalla possibilità di costruire alleanze di governo. La CDU perde terreno soprattutto alla sua destra e questo rafforza le tendenze conservatrici su quelle centriste e questo potrebbe mettere in discussione la successione guidata dalla Merkel. L’SPD attraversa una crisi drammatica e si appresta a votare per scegliere l’ennesimo nuovo leader. I Verdi sono in crescita all’ovest ma restano deboli all’est. Per la Linke il voto rafforza l’ala più pragmatica rispetto a quella di ispirazione populista di sinistra, ma la prospettiva di una coalizione rosso-rosso-verde a livello nazionale è fortemente indebolita dalla crisi della SPD e dalle oscillazioni dei Verdi. E su tutto questo incombono le difficoltà economiche


[i] https://www.irishtimes.com/news/world/europe/akkatastrophe-cdu-leader-kramp-karrenbauer-faces-rebellion-1.4065156

[ii] https://www.rosalux.de/fileadmin/rls_uploads/pdfs/wahlanalysen/WNB_TH_LTW19.pdf

[iii] https://www.sueddeutsche.de/politik/thueringen-wahl-statistik-grafiken-ueberblick-1.4658691?fbclid=IwAR2Nw5uzJMQoZlPmQmsOm3fUSqBh972nppQnUSTYkWJr1LWXx6185aKXAbQ

[iv] https://www.irishtimes.com/news/world/europe/akkatastrophe-cdu-leader-kramp-karrenbauer-faces-rebellion-1.4065156

[v] https://www.sueddeutsche.de/politik/wahlen-erfurt-lafontaine-und-gysi-fuer-gespraeche-der-linken-mit-cdu-dpa.urn-newsml-dpa-com-20090101-191028-99-484395

* da www.transform-italia.it

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