Il caso di Rosa Maria dell’Aria e la libertà d’insegnamento

Il caso di Rosa Maria dell’Aria e la libertà d’insegnamento

di Marina Boscaino -

Lei si chiama Rosa Maria dell’Aria. È una docente dell’istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III di Palermo. I suoi studenti della IIE hanno prodotto, per celebrare il giorno della memoria, il 27 gennaio scorso, un video. In alcune slides di quel lavoro, si accosta la promulgazione delle leggi razziali al decreto sicurezza di Salvini; con quanta aggressività o assenza di rispetto, con quanta arbitrarietà, sta a ciascuno giudicare.

Non starò a commentare l’aspetto, lo scenario (desueto, certamente, per alcuni: si tratta di libri), il modo di parlare della docente, che ognuno potrà valutare autonomamente; la pacatezza, la ragionevolezza, la proprietà di linguaggio: indici di cultura, di riflessione, di una relazione educativa frutto di esperienza (la docente ha 63 anni) e di “una vita dedicata alla scuola”. Dopo che un attivista di destra ha pubblicato il video su Twitter, nel nostro paese, dove si sottraggono miliardi illecitamente a vario titolo; dove il voto di scambio è una realtà istituzionalizzata; dove si continua a snocciolare bugie per la campagna elettorale; dove si sta innescando una lotta del Nord contro il Sud, minacciando di minare l’unità nazionale; dove esistono da tanto tempo ormai uomini, donne, bambini di serie A e di serie B: ebbene, in un siffatto paese, Rosa Maria è stata sanzionata con 2 settimane di sospensione dall’insegnamento a salario dimezzato.

Difficilmente la sensibilità italiota – oggi davvero ai minimi storici – sarà in grado di intuire cosa significhi per una persona che abbia lavorato seriamente dentro quella particolare istituzione che è la scuola della Repubblica un provvedimento del genere: perdita di senso totale, ossimoro, contraddizione in termini, ingiustizia intollerabile, umiliazione, il bavaglio di un’arroganza che non conosce limiti, la volgarità che contamina un mandato che molti di noi sentono intensamente e visceralmente: far uscire dalle nostre aule cittadini consapevoli, capaci di interpretare criticamente la complessità dell’esistente. Una minaccia intollerabile, per chi ci vuole e ci ha voluto sudditi, non cittadini.

Il caso è immediatamente divenuto mediatico e nazionale, smuovendo coscienze intorpidite da anni di devastazione ideologica e violenta, che è passata attraverso differenti tentativi di irreggimentazione, di cui – dopo l’autonomia scolastica – le controriforme che si sono susseguite – da Moratti a Gelmini – hanno costituito la trama; sferrando – attraverso la sedicente Buona Scuola di Renzi e del PD – il colpo più violento.

È senza dubbio un fatto importante e significativo che, da quando si è diffusa questa incredibile notizia, si sia sviluppata una mobilitazione generale: raccolte di firme, sit in, una grande manifestazione a Palermo, appelli, migliaia di mail indirizzate al provveditore di Palermo e – per conoscenza – al ministero, interventi di intellettuali, iniziative di varie scuole, docenti, studenti: primi tra tutti quelli dell’insegnante palermitana. C’è da avere fiducia che questo rigurgito di indignazione, combinato con le imminenti elezioni europee – produca l’effetto non solo desiderato, ma giusto: l’immediato reintegro sulla propria cattedra di Rosa Maria. Lo dimostra il desiderio – davanti a tale reazione – del ministro Salvini di incontrare la prof. Dell’Aria: tutto quanto fa spettacolo.

Quello che stupisce, però, è che sembra che improvvisamente si sia scoperto che la libertà di insegnamento in questo paese è a rischio; rivelando, attraverso questo vergognoso episodio, che chi da anni interpreta la scuola della Costituzione non come slogan efficace, ma come condizione imprescindibile per la democrazia del paese; chi si ostina a difenderla come strumento dell’interesse generale; chi ha lottato e lotta contro i test Invalsi, contro la standardizzazione della didattica e della valutazione; chi si scaglia contro il primato delle competenze sulle conoscenze (che la normativa scolastica ha da anni a proprio mantra); chi ha combattuto contro discrezionalità del ds, comitato di valutazione, entrata dei privati nella scuola e privatizzazione dei sistemi di istruzione, ha bene in mente che la scuola della Repubblica – attraverso il principio costituzionale della libertà dell’insegnamento – è oggi e da tempo il più alto presidio di democrazia per il Paese: pensiero critico analitico, pluralismo, laicità, libertà di espressione e di insegnamento.

E se la libertà di insegnamento prevista dal primo comma dell’articolo 33 della Costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) ci riguarda tutti e rappresenta l’anticorpo all’avanguardia reazionaria e violenta e al ritorno di un passato che si servì soprattutto della scuola per imporre il pensiero unico, a maggior ragione deve riguardarci quanto previsto dall’art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Perché nel caso di Palermo parliamo proprio di questo: una chiara violazione di due principi che ci richiamano al tema della democrazia e della libertà. L’onnipresente e onniparlante ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha affermato: “Non penso che sia opportuno che ci siano questi accostamenti irrispettosi tra me e Mussolini”.

Io penso, a mia volta, che ci siano molte cose inopportune di cui il ministro – che non possiamo, ahimè, sospendere con cessazione del trattamento economico – dovrebbe chiedere scusa al popolo italiano che ama la democrazia. Lo dovrebbe fare per l’umiliazione intenzionale e continua delle persone migranti, venata di xenofobia; per gli allontanamenti coatti; per la foto con il fucile; per gli interventi – cooptando persino il corpo nazionale dei vigili del fuoco – sui balconi, per reprimere il dissenso; per una legge di bilancio fatta approvare senza la lettura dei testi; per i 49 milioni fatti sparire dalla Lega; e per molto altro ancora.

Ma oggi, soprattutto, non è opportuno portare avanti il progetto scellerato del regionalismo differenziato – la secessione dei ricchi – costruito anche attraverso la contrazione o l’annullamento degli spazi di libertà di insegnamento: i sistemi scolastici regionali autonomi avranno competenze esclusive – tra le altre materie – sulla valutazione, sugli organi collegiali e sull’attribuzione della parità scolastica. Immaginate cosa potrà accadere.

In linea più generale, le interferenze del potere politico regionale rappresenteranno una pressione più diretta, immediata e incombente ai fini di mediare pratiche didattiche, stili e metodologia di insegnamento, contenuti disciplinari, sanzione della “contrastività”. Nel regime signorile che si verrebbe ad instaurare (ogni regione con il proprio sistema scolastico) lo stato di cortigianeria dei docenti rappresenterebbe l’unica opzione per docenti totalmente defraudati della loro funzione civile e privati di ogni orizzonte di libertà culturale.

In un comizio del 28 febbraio 2015 Salvini, arringando le folle, affermava: “Alle leggi sbagliate non bisogna ubbidire, ma disubbidire, fino a quando non vengono cambiate”: esprimendo solidarietà alla professoressa Rosa Maria dell’Aria (di cui si pretende l’immediato reintegro) e ai suoi studenti – vittime di una ingiustizia a sfondo ideologico e repressivo – e confermando la totale ed intransigente avversione contro l’autonomia differenziata (i due elementi non possono e non devono essere disgiunti, perché parti di un’identica ratio violentemente ideologica), i docenti italiani – disubbidienti – pongono come centrale il tema della libertà di pensiero e di insegnamento, ribadendo la funzione centrale della scuola della Repubblica e della Costituzione come strumento della rimozione delle diseguaglianze e viatico di democrazia non solo per i propri studenti, ma per il Paese intero.

Al di là di un’ipotetica sanatoria che Salvini potrebbe proporre, l’episodio di Rosa Maria è un avvertimento per tutti noi e per tutti voi; noi che, anche in questo caso, continuiamo a rappresentare l’avanguardia della mobilitazione per la libertà e la democrazia in Italia, come dimostra la prontissima e partecipatissima reazione alla vicenda di Palermo, che non deve cessare di impegnarci. Voi, che siete invitati a comprendere che la difesa dei principi costituzionali della scuola pubblica è portata avanti, con fatica e sacrifico, anche per difendere la vostra libertà, comunque la pensiate; e la tenuta democratica del Paese.

aria

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