La Lotta fa scuola

Giovanni Russo Spena*

Il libro di Loredana Fraleone ( ” LA LOTTA FA SCUOLA” -  educazione e società, edizioni Q ) è importantissimo per comunisti e anticapitalisti . Per molti motivi.

Il primo: il libro è corredato da ampia documentazione ed è l’espressione di un vissuto di un’insegnante che ha amato i suoi alunni, che ha svolto un’alta funzione sociale. Ad esempio, il capitolo che argomenta lo spirito riformistico presente ( e, in parte, attuato)nella scuola dal ’68 agli anni ’80 è parte rilevante dell’autobiografia della nostra nazione.

Il secondo motivo è tutto dentro lo splendido e significativo titolo: ” LA LOTTA FA SCUOLA”. Esso esprime la militanza intelligente, lo spessore critico di una insegnante innamorata della scuola, a lei dedita. Ma anche lo smarrimento profondo di una suola che non può vivere nell’immobilismo, nella conservazione, nel conformismo, nelle propensioni disciplinari. E’ una scuola che deve farsi essa stessa lotta. Nella quale l’insegnamento diventa conflitto, critica al “sapere sussunto dentro il capitale”, autonomia ed autorganizzazione come ribellione al comando del capitale. Loredana, con acuta intuizione, ricorda che Gramsci aveva individuato, nell’accesso alla scuola, la diversa collocazione del mondo del lavoro: “perché, nella situazione attuale di divisione sociale delle funzioni, certi gruppi sono limitati nella loro scelta professionale ( intesa in senso largo) da diverse condizioni, economiche e tecniche, ogni anni di più di scuola modifica le disposizioni generali in chi deve scegliere la professione”. Pensiamo a cosa abbia significato, per la crescita della scuola laica e repubblicana, l’esperienza straordinaria delle “150 ore”, del ” metà studio, metà lavoro”. Sono molto belle, nel libro, le pagine sulla Scuola di Barbiana, di don Milani, di “lettera ad una professoressa”, il racconto delle lotte studentesche, della loro difficile connessione con le lotte operaie. ” Le rotture prodotte dalla stagione del ’68 -scrive acutamente Loredana- influenzarono profondamente i costumi e la cultura degli anni successivi: ” lavorare meno lavorare tutti”, come altri slogan del movimento, mettevano in discussione la separazione tra libertà ed uguaglianza , insita nell’ideologia borghese”. Non è, questo, un ritorno al passato, una visione nostalgica, ma una traccia per il futuro, per una strategia anticapitalista. Certo, oggi, ad uno sguardo superficiale, la scuola appare un “non luogo”, uno spazio senz’anima. Eppure, ci spiega Loredana, dobbiamo indagare più a fondo, non cedere alla rassegnazione. Si può lavorare all’interno delle contraddizioni, che emergono e ancor più emergeranno. Sono “crepe significative su cui lavorare con pazienza e tenacia”. Loredana le indica con attenzione, affinché le crepe si trasformino in progetto alternativo.” Le scuole potrebbero costituire delle “casematte” gramsciane…obiettivi che restituirebbero ideali e forza di attrazione ad un’idea di società e di conoscenza liberati dal profitto e dal mercato”.

Responsabile Area democrazia, diritti, istituzioni

 

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