Casa: rompere la solitudine e l’isolamento di chi vive il bisogno casa. Un autunno ricco di appuntamenti

Casa: rompere la solitudine e l’isolamento di chi vive il bisogno casa. Un autunno ricco di appuntamenti

Monica Sgherri

Il seminario sulla casa, diritto all’abitare ospitato alla bella festa nazionale di Liberazione a Firenze sabato 9 settembre, è stata l’occasione per rimettere al centro l’analisi e le priorità dell’iniziativa del partito su questo importante e delicato settore della vita d centinaia di migliaia di famiglie. Al seminario ha partecipato Massimo Pasquini, segretario nazionale dell’Unione Inquilini al quale va il nostro sincero ringraziamento per l’importante contributo che ci ha dato.

Perdi il lavoro, perdi la casa, perdi il diritto di poterti organizzare la vita in autonomia e dignità. È una sintesi che abbiamo avuto sempre chiara. E gli ultimi avvenimenti a Roma, il 19 agosto, con lo sgombero degli oltre 800 rifugiati, occupanti di uno stabile in via Curtatone sono l’esemplificazione dell’arroganza del governo ma anche della grave indifferenza della giunta capitolina. Al bisogno abitativo, alla mancanza decennale di risposte da parte delle istituzioni si risponde con la repressione, schierando, in difesa della speculazione e della rendita fondiaria le forze dell’ordine contro famiglie autoctone e non che rivendicano unicamente il diritto ad abitare.

Se periodicamente si parla di ammortizzatori sociali pochi, insufficienti e non per tutti, o di istituire un reddito di cittadinanza, o ancora di volere o dovere rivedere la controriforma Fornero che ha innalzato l’età pensionabile, senza che tutto questo però produca risultati positivi, sul bisogno casa invece vige un silenzio assordante. La casa è uno dei settori fondamentali dove si sono consolidate le diseguaglianze e si è drammaticamente allargata la forbice sociale. I dati sono allarmanti, tragici:

700.000 sfratti in dieci anni di cui il 90% per morosità incolpevole. Percentuale confermata anche nel 2016 con 61.718 sentenze di cui 54.829 per morosità incolpevole. Se le sentenze di sfratto esecutivo flettono leggermente rispetto al 2015 aumentano invece le richieste di esecuzione con l’ausilio delle forze dell’ordine. Solo a Roma nel 2016 il 30 % degli sfratti sono eseguiti con tale “metodo” (10 sfratti al giorno).

Ma il dato agghiacciante non si limita ovviamente a Roma, si estende a tutto il territorio italiano, dove un terzo delle sentenze di sfratto riguardano i capoluoghi di provincia (Modena, Barletta, Andria, Trani, Pescara, Imperia, Prato. ai primi posti nel 2016 nel rapporto sentenze di sfratto /famiglie residenti) e i restanti due terzi coinvolge invece tutti i comuni medio/grandi

IL disagio abitativo, aggravatosi anno dopo anno dall’inizio della crisi economica è strutturale. Non accettiamo di parlare di emergenza casa. Non è emergenza quello che si ripete da oltre 10 anni. Anni di mancato rifinanziamento dell’edilizia residenziale pubblica, di ritardo clamoroso nel ristrutturare e poi riconsegnare gli alloggi vuoti, (50.000 alloggi vuoti e 3.200 recuperati in tre anni) di ritardo criminale nell’assegnare e spendere le risorse che ancora ci sono. E non ultimo di continuare nei piani vendita di alloggi pubblici (la pubblicità applicata al contrario: vendi 3 per comprare 1).

Colpevoli anche le Regioni che stanno rivedendo le loro Leggi sull’edilizia residenziale pubblica. Giunte di centro destra, Lombardia, o di centro Sinistra, Toscana (il presidente Rossi esponente di spicco di Mdp) cancellano il diritto all’abitare come diritto universale e lo trasformano in elemosina sociale, dove il bisogno di un alloggio, lo sfratto esecutivo non determina più un punteggio sensibile. La territorialità in Lombardia, la presenza di un portatore di handicap in Toscana sono i nuovi criteri. E infatti nei comuni grandi è stato cancellato l’assessorato alla casa, prima legato a quello dell’urbanistica, oggi invece settore dell’assessorato alle politiche sociali. Sul diritto all’abitare si consuma la repressione più cinica e violenta sulle famiglie  in disagio economico per gli effetti della crisi, contro le quali la forza dell’ordine garantisce speculazione e rendita immobiliare.

L’altra faccia della medaglia che rivela il segno delle politiche sull’abitare ci dice che in ogni città e in ogni regione ci sono case vuote in numero pari o doppio al numero di famiglie in graduatoria per una casa popolare. In questi anni, Enti Locali e Governi hanno ignorato la domanda sociale di alloggi popolari e hanno permesso invece che si costruisse per speculazione e rendita fondiaria.

IL 30% del patrimonio abitativo è dunque inutilizzato, In Piemonte 1 alloggio su quattro è vuoto, uno su cinque in Veneto e Toscana, poco meno nel Lazio, poco più in Lombardia. E significativo diventa anche il quadro di appartamenti ed edifici sotto utilizzati, più di un quarto del o patrimonio abitativo sull’intero territorio nazionale, (censimento Istat 2011)

Questo ci parla di consumo di suolo, degrado ambientale, desertificazione dei centri storici e perdita della loro storia e identità, un processo funzionale alla loro trasformazione in Disneyland turistiche. In questi anni si è costruito e costruito molto, non per la domanda sociale ma per la rendita fondiaria e immobiliare.

Eppure il bisogno casa potrebbe non esistere: 700.000 nuclei familiari in graduatoria nei vari comuni, 1 milione 700.000 le famiglie in disagio abitativo contro circa 4 milioni di abitazioni vuote e circa 7 milioni di abitazioni vuote o occupate da non residenti (qui si nasconde l’affitto al nero)

C’è bisogno di un piano di edilizia residenziale pubblica che affronti il vero dramma strutturale della casa e questa priorità si coniuga anche con il tema del riuso del patrimonio immobiliare pubblico e demaniale e per questa via con il governo del territorio.  Le risorse economi che ci sono, a partire da una seria politica di lotta all’evasione fiscale a nuove politiche fiscali che cancellino i favori alla rendita immobiliare (soppressione della cedolare secca per la quale il patrimonio invenduto è esente IMU, tassare maggiormente il patrimonio non occupato)

Oggi la circolare Minniti, scritta in stile prefettizio, ci permette di aprire concretamente la strada al recupero del patrimonio immobiliare per tutta la domanda casa. La circolare chiede alle prefetture “la ricognizione e mappatura dei beni immobili privati e delle pubbliche amministrazioni inutilizzati, compresi quelli sequestrati e confiscati” e sulla base di tale mappatura verrà proposto un piano per il loro effettivo utilizzo.

Una delle prime battaglie è per noi pretendere che questa ricognizione sia pubblica, messa in rete da ogni comune, al fine di agire anche noi, insieme ad associazioni dell’inquilinato, movimenti e famiglie in graduatoria, la leva del recupero del patrimonio edilizio inutilizzato per riconvertirlo in edilizia residenziale pubblica. Questo è il terreno per allargare il diritto all’abitare al vasto mondo impegnato sul governo del territorio, la difesa dei beni ambientali ed architettonici, con associazioni e movimenti alternativi alle politiche neo liberiste.

La difesa della residenzialità dei centri storici è elemento fondamentale per rispondere alle centinaia di famiglie in graduatoria per un alloggio popolare, e per risolvere questo bisogno senza ulteriore consumo di suolo. Difendere la residenzialità significa difendere identità e storia delle nostre città, significa difendere l’suso sociale e collettivo delle piazze e degli spazi pubblici, significa battersi contro la trasformazione in Disneyland. Ma soprattutto affermare un principio che anche chi vive nel disagio ha diritto di abitare nel cuore del “bello” invece di essere espulso e confinato in periferie anonime!

Ed infine va rotto l’isolamento in cui si trovano le famiglie sotto sfratto: non possiamo permettere che questa tragedia si consumi con la famiglia sola ed impaurita di fronte allo schieramento della “forza pubblica”, come se la morosità incolpevole fosse un crimine violento. Aprire uno sportello casa nei Comuni ad alta tensione abitativa, lavorare attivamente con quelle realtà dove già operano sportelli casa, per difendere ed organizzare la risposta. È questa una pratica dove ci misuriamo concretamente sulla priorità di dare e organizzare la risposta.

L’autunno ci propone importanti appuntamenti. Il primo a Venezia il 28-30 settembre promosso dal tribunale internazionale sfratti, sessione sugli sfratti legati al turismo, e il 10 ottobre la giornata nazionale sfratti zero. È essenziale partecipare attivamente alla giornata contro gli sfratti, È con questo spirito che aderiamo alla giornata del 10 ottobre. È ormai il 6° appuntamento annuale, una giornata nazionale contro gli sfratti, contro la precarietà abitativa da organizzare e vivere in tutti i comuni con volantinaggi, presidi, raccolte firme, assemblee e striscioni di denuncia. Il problema casa esiste, portiamolo all’attenzione di tutte e tutti. Approfittiamo quest’anno di questa mobilitazione per chiedere anche incontri con i prefetti per chiedere trasparenza e pubblicità della ricognizione del patrimonio pubblico e privato inutilizzato.



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