Stop alla tratta: la lotta alla tratta è lotta contro la violenza alle donne, per la libertà di migrare, per l’autodeterminazione sul proprio corpo e sulla propria vita

Stop alla tratta: la lotta alla tratta è lotta contro la violenza alle donne, per la libertà di migrare, per l’autodeterminazione sul proprio corpo e sulla propria vita

Odg Approvato all’unanimità durante la Direzione del 17 giugno 2017 del Prc S.E.

La tratta ha fatto un salto di qualità nell’economia globalizzata ed è diventata un fenomeno complesso del quale è necessario scandagliare anche gli elementi meno prossimi e visibili per poterla fronteggiare: è la terza voce dei profitti della criminalità organizzata, dopo la droga e le armi ed ha anche un alto livello di redditività. Il rischio è tutto o quasi giocato sul corpo e sulla vita della donna migrante, é minimo per chi la gestisce. La conferenza dell’Onu del 2000 a Palermo ha dato una definizione della tratta che è utile ricordare“ si denomina tratta ogni comportamento atto a determinare o a facilitare l’ingresso legale o illegale di una persona, uomo o donna, nel territorio di un paese, nonché il suo transito, soggiorno o uscita dallo stesso facendo ricorso a coercizione, violenza, inganno, minacce, abuso di autorità o altra forma di pressione”.

Il rapporto Eurostat del 2015 parla infatti di 30.146 vittime registrate in Europa, di cui il 69% per sfruttamento sessuale, il 19% per lavoro para schiavistico, senza contare altri motivi orribili (12%) come il traffico di organi, attività criminali, avvio alla mendicità e/o vendita di bambini..Le vittime di tratta sono soprattutto donne (80%) la tratta è una delle forme più crudeli della violenza di genere. È ora di sviluppare iniziative politiche per contrastarla.

Lo stato italiano ha affrontato il problema nel modo peggiore e in ritardo. Solo nel 2003 ha introdotto nel codice penale i due nuovi reati di riduzione o mantenimento in schiavitù e di tratta di persone, Negli art.18-20 nella voce Disposizioni di carattere umanitario   del Testo Unico sull’immigrazione si prevede tra l’altro la concessione del permesso di  soggiorno alle donne, che si trovino in gravi e provate situazioni di violenza o di sfruttamento,  in seguito ai tentativi di sottrarsi alle organizzazioni criminali; la protezione è accordata in relazione al peso che la denuncia e la collaborazione della donna ha avuto nel contrasto alla criminalità. La centralità non è il destino della donna e la sua tutela, ma il perseguimento del crimine. E l’ottenimento della protezione ha una grande margine di discrezionalità.

Tutto questo è organico alle politiche neo liberiste che i governi italiani di centro destra e di centro sinistra, a partire dalla Bossi- Fini fino ad arrivare al decreto Orlandi – Minniti hanno praticato contro donne e uomini migranti. Queste politiche sono criminogene,securitarie ,fallimentari e per questo terreno di alimento delle culture razziste . In questo contesto legislativo, che spinge le donne e gli uomini migranti fuori dalla legalità un fenomeno strutturalmente illegale come la tratta resta ancora più nascosto e impenetrabile, (malgrado gli accordi europei sottoscritti,gli impegni formali e la esistenza di un Piano Nazionale contro la tratta 2016-2018).

Non a caso i dati ufficiali sono contrastanti e comunque,se si leggono le cifre delle vittime potenziali della tratta ,quelle delle denunce per riduzione in schiavitù o di tratta e quelle relative alle donne  sottratte allo sfruttamento, si può parlare di un generale fallimento, per non citare i casi in cui donne ricattate dalla tratta vengono respinte nei paesi di provenienza con grave pericolo della loro incolumità.

Ma accanto a questa disfatta istituzionale, si sono intrecciate in Italia  esperienze significative di lotte e di solidarietà sul campo ,quella del movimento delle donne e in  particolare i centri antiviolenza ,le case delle donne, e i progetti di interventi di strada per la lotta contro  l’Aids .Hanno incrociato le vite delle donne migranti, conosciuto le loro storie e i loro sogni. Grazie al loro lavoro e alle loro riflessioni politiche la lotta contro la tratta è stata agita, sottratta definitivamente alle politiche emergenzialiste, securitarie e alle rinnovate crociate abolizioniste della prostituzione, che purtroppo in alcuni paesi europei hanno prodotto legislazioni illiberali (Svezia, Francia).

Si capovolge il punto di partenza, la donna che ha il coraggio di uscire dalla tratta è protagonista del proprio progetto,che vive di autonomia e non di assistenza e si rafforza nella relazione con le altre donne. .

In Italia la prostituzione non è reato, grazie ad una grande battaglia di alto spessore culturale e politico che ha portato alla approvazione della legislazione vigente, la legge Merlin, (1958) che non sarebbe stata votata senza il contributo e la battaglia delle parlamentari socialiste e comuniste, unite in una testarda lotta anche in contrasto con le priorità indicate dai rispettivi partiti.

Quindi il PRC ,in sintonia con la storia dei comunisti italiani, con l’esperienza dei movimenti antirazzisti e di solidarietà con i migranti e le migranti, con il movimento per i diritti civili delle prostitute, si impegna per la lotta contro la tratta e lo sfruttamento della prostituzione, ma ritiene che non si debba assolutamente perseguire la  scelta individuale di prostituirsi, anzi lavora culturalmente perché sia  rimosso ogni stigma sociale e riconosciuta alle prostitute cittadinanza politica, civile e sociale, riconoscendo loro il pieno diritto all’autodeterminazione..

Non si torna indietro. Come dicono Carla Corso e Ada Trifirò (.. e siamo partite. 2003)” sono donne,sono migranti,sono prostitute :vogliamo cancellarne la volontà chiamandole vittime?”

Giovanna Capelli, Resp. Europa

Eleonora Forenza, Europarlamentare, Capogruppo del. italiana GUE/NGL

 


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