La sofferenza dei metalmeccanici
Pubblicato il 6 apr 2013
di red. ::
A Torino, in base a un’indagine Fiom, dal 2008 a oggi ha chiuso un’azienda su tre. Diminuito il 25% della forza lavoro. A Termini Imerese torna la protesta degli operai, che chiedono il rilancio dello stabilimento. Il 18 maggio una manifestazione a Roma
Quattrocentosei aziende metalmeccaniche in crisi nella provincia torinese. Centoquaranta solo nel settore auto. In un quinquennio hanno visto diminuire la forza lavoro del 25%, passando da oltre 56mila unità a poco più di 42mila (nel settore auto gli addetti sono passati da quasi 30mila a poco meno di 25mila).
Sono i dati di un’indagine condotta dalla Fiom di Torino e illustrati oggi dal segretario Federico Bellono in occasione della presentazione della manifestazione ‘Contro la crisi. No ai licenziamenti!’ organizzata dal sindacato per martedì prossimo nel capoluogo piemontese dove un corteo partirà da piazza Arbarello per raggiungere piazza Castello.
I dati sono stati raccolti sulla base di un campione di 406 aziende, che non include Fiat e le imprese più piccole del settore artigiano. 106 appartengono al settore auto, dove l’occupazione è calata del 16,32%. In 51 imprese si ricorre ai contratti di solidarietà.
Ma la crisi si fa sentire anche lontano da Torino. Sempre oggi, non a caso, sono tornati in piazza a Palermo gli operai di Termini Imerese e dell’indotto dell’ex stabilimento Fiat. Le tute blu hanno protestato contro la situazione di stallo e il mancato rilancio del sito industriale, nonostante l’accordo firmato nell’ormai lontano dicembre 2011. 1200 lavoratori, tra indotto e stabilimenti, esaurita la cassa integrazione straordinaria, rischiano il licenziamento.
A livello nazionale, la Fiom ha indetto una manifestazione a Roma il 18 maggio. “Partiamo dai problemi dei metalmeccanici – ha detto il segretario generale Maurizio Landini – per chiedere un blocco dei licenziamenti, per chiedere un cambiamento delle politiche industriali, per chiedere la riconquista del contratto”.
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