Letta e Barroso a Lampedusa. Contestati dalla folla: «Assassini»
Pubblicato il 9 ott 2013
Barroso, Letta, Alfano e Malmstrom sono stati accolti all’aeroporto di Lampedusa dal prefetto di Agrigento Francesca Ferrandino, dal sindaco Giusi Nicolini, dal presidente della Regione Rosario Crocetta e dalle proteste della gente. La prima tappa della loro visita è stata l’hangar dell’aeroporto dove sono sistemate le oltre 200 bare delle vittime. Il presidente del Consiglio si è inginocchiato davanti ai feretri bianchi dei bambini che hanno perso la vita nella tragedia, per un minuto di raccoglimento, e, affiancato dal presidente della Commissione Ue e dal ministro dell’Interno, si è nuovamente inginocchiato per deporre un mazzo di fiori sulle prima fila di bare. Finora sono 288 i cadaveri recuperati dai sommozzatori. E le ricerche nel relitto in fondo al mare continuano.
Ma il cordoglio e le preghiere non hanno convinto. Una decina di manifestanti ha contestato Letta e Barroso, urlando: «Vergogna! Vergogna!» nei confronti dei rappresentanti istituzionali prima che questi entrassero nell’hangar dove sono le bare: «Andate al centro di accoglienza. Andate a vedere come vive questa gente. Assassini!». E la protesta è arrivata anche dal mare. Non appena la delegazione ha messo piede sull’isola gli armatori hanno fatto suonare le sirene dei loro pescherecci e delle imbarcazioni.
La protesta, se anche non porterà all’abolizione della Bossi-Fini è almeno servita a cambiare il programma previsto: dopo un giro di incontri istituzionali e di telefonate, è stato deciso che la delegazione subito dopo l’incontro al Comune di Lampedusa si recherà anche al centro d’accoglienza, come ha chiesto il sindaco di Lampedusa: «Il molo Favarolo e il centro sono due tappe imprescindibili per la visita di Barroso e di Letta, per vedere da vicino l’entità dell’immensa tragedia che si è consumata». E così sarà, a quanto pare.
E chissà se questo spingerà il commissario Ue agli Affari interni Malmstrom a invertire la rotta degli interventi europei. Per ora non pare: tutto resta confinato al solo pattugliamento, senza che sia presa in considerazione la possibilità di rivedere le norme sull’asilo e sulla circolazione delle persone nel Vecchio continente, vero nodo del problema. Il quotidiano International Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, dedica questa mattina ampio spazio alla proposta del commissario Ue gli Affari interni – Cecilia Malmstrom – di lanciare nel Mediterraneo una grande operazione Frontex per il «salvataggio sicuro» di chi si trova in difficoltà in mare. Ed è stato deciso «di riallocare due milioni di euro del nostro budget, dando priorità all’Italia e tagliando altre attività, per estendere l’operazione Hermes fino a novembre. Ma per farlo ci siamo rivoltati le tasche. I nostri fondi per il 2013 ora sono esauriti», come ha detto il vicedirettore di Frontex Gill Arias in un’intervista all’Ansa. Secondo il vice-dirigente di Frontex l’operazione Hermes (isole Pelagie) si sarebbe dovuta concludere a fine settembre, ma «si è deciso di estendere, dando priorità, perché abbiamo visto che i barconi continuano ad arrivare».
Intanto, Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato una giornata di mobilitazione nazionale – «Fermiamo le stragi nel Mediterraneo» – per chiedere «una diversa politica in materia di immigrazione ed asilo», che si svolgerà venerdì 11 ottobre, con iniziative che verranno definite a livello territoriale. «La tragedia di Lampedusa – scrivono in una nota i sindacati – si aggiunge a decine di altre che si sono consumate negli ultimi anni e che sono costate la vita ad oltre ventimila persone, esseri umani che hanno lasciato il loro Paese fuggendo da guerre e persecuzioni o alla ricerca di una vita migliore».
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