Ursula von der Leyen e la Ue. Ancora cinque anni?

Ursula von der Leyen e la Ue. Ancora cinque anni?

Roberto Musacchio*
L’asse strategico della Ue sono sempre più guerra e il riarmo. Ma di fronte alle incognite drammatiche del presente e del futuro, una idea di Altra Europa, per la Pace, la democrazia, i diritti, sociale e ambientale, sarebbe indispensabile.

Poche ore dopo che il Consiglio europeo aveva varato le tre nomine apicali confermando Ursola von der Leyen a presiedere la Commissione europea, si è svolto il primo confronto televisivo tra Biden e Trump per le presidenziali Usa di novembre e, a leggere i giornali, non è stato buono per Biden.
Sarà bene tenere d’occhio entrambi i percorsi, nuova governance Ue e presidenza degli Stati Uniti, perché l’intreccio è evidente. Quello storico tra Europa (è ancora più largo dopo l’’89) e Usa. Quello legato alla priorità che lega l’Unione europea e Biden e cioè lo scontro di lunga durata con la Russia. E che fa di Trump un riferimento per molte destre radicali europee, e non solo europee.

Ma partiamo dal Consiglio Europeo. Qui si prova a confermare gli attuali assetti. La priorità intergovernativa. L’asse franco tedesco. L’accordo tra popolari, socialisti e liberali. La triade indicata è Von der Leyen, Costa, Kallen. La prima passò cinque anni fa al vaglio del Parlamento Europeo per pochissimi voti. Ha gestito la pandemia in asse con le multinazionali con problemi di trasparenza e opponendosi alle richieste di sospendere i brevetti. Ora ha fatto una campagna per la riconferma tutta centrata sul riarmo europeo e la guerra di lunga durata contro la Russia.

l’ex presidente portoghese Antonio Costa, indicato a presiedere il Consiglio Europeo, ha appena perso le elezioni portoghesi ed è un socialista mediterraneo di un Paese che ha pagato duramente l’austerità. Kaja Kallas, proposta come alta autorità agli esteri, è premier estone fortemente anti russa.
Meloni si sarebbe astenuta (uso il condizionale perché i Consigli sono poco trasparenti) su Von Der Leyen e avrebbe dissentito sugli altri due. Problemi di rappresentanza per l’area della destra europea che presiede, l’Ecr, ma anche per l’Italia come Paese. Gli spifferi su una candidatura di Enrico Letta per il Consiglio sono rimasti tali.

Ora c’è il passaggio in Parlamento Europeo. Ma prima le elezioni francesi. Quelle europee non hanno certo dato buoni esiti per i governi di Francia e Germania. E c’è la formazione dei gruppi al Parlamento Europeo.
Si possono già vedere le manovre per sostenere le scelte e garantire i numeri, mandando segnali o operando mosse. I Verdi europei hanno posto il tema di un loro ingresso in maggioranza. Vedremo se lo considereranno bruciato dagli assetti proposti dal Consiglio oppure ci saranno margini parlamentari. Poi ci sono le convergenze con le destre su dossier importanti. Ad esempio le politiche migratorie e il tema di esternalizzare fuori dalla Ue le procedure di asilo su cui settori della “maggioranza” si sono detti disponibili.

Sugli assetti generali della Ue il metodo intergovernativista si va rafforzando e questo incontra l’idea di una Europa delle nazioni, magari presidenzialista, cara alle destre. Che per altro potrebbero ulteriormente articolarsi con un nuovo gruppo con i “più estremi”. Soprattutto c’è la guerra di lunga durata con la Russia con il riarmo strategico. Von der Leyen, come detto, li ha posti al centro della sua campagna elettorale. E stanno al centro dei tre punti del Consiglio, tra economia e democrazia. Qui le convergenze sono larghissime.

La Ue ha scelto questa opzione strategica in asse con Biden. È da vedere cosa potrebbe succedere con una presidenza Trump che magari abbia altre priorità conflittuali: la Cina. E che avrebbe una ascendenza politica e geopolitica su famiglie politiche e Paesi.
Intanto è tornato il Patto di stabilità e con esso l’austerità mentre la situazione economica anche di Paesi forti come la Germania non è certo rosea.

Qualcuno ha chiamato tutto questo “stabile instabilità” quella di un capitalismo finanziario globale che fa il surf su crisi sempre più profonde degli assetti geopolitici con conseguenze pesanti su economie e società.
La campagna elettorale europea ha visto una chiarezza dell’establishment, guerra e riarmo, e poi campagne nazionali. L’assenza di campagne europee da parte di soggetti europei politici, sindacali e sociali. La divisione estrema a sinistra. Di fronte alle incognite drammatiche del presente e del futuro una idea di Altra Europa, per la Pace, la democrazia, i diritti, sociale e ambientale, sarebbe proprio indispensabile.

*www.Left.it


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