Caso Ilva/Sanac, presentato odg alla Camera da Unione Popolare

Caso Ilva/Sanac, presentato odg alla Camera da Unione Popolare

“Come avevamo preannunciato agli operai davanti ai cancelli della Sanac di Massa le parlamentari Simona Suriano e Yana Ehm, candidate con Unione Popolare con de Magistris, hanno presentato un ordine del giorno che sarà posto in votazione alla Camera con il decreto Aiuti. L’odg contiene precise proposte per risolvere la crisi del gruppo Sanac garantendo occupazione. Ora tutti i partiti sono chiamati a esprimersi in parlamento a favore di una soluzione che finora i governi non hanno voluto trovare”, dichiarano il segretario nazionale e provinciale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo e Nicola Cavazzuti e Rigoletta Vincenti, candidati di Unione Popolare che erano andati ad ascoltare gli operai della Sanac che hanno riconsegnato le tessere elettorali con una clamorosa protesta.

Questo il testo dell’ordine del giorno:

La Camera,

premesso che:

l’articolo 30 del presente provvedimento introduce misure urgenti di sostegno al comparto siderurgico autorizzando INVITALIA a sottoscrivere aumenti di capitale e altri strumenti al fine di ottenere un rafforzamento patrimoniale di “Acciaierie d’Italia Holding S.p.a.”, società a partecipazione statale al 50% e che gestisce le acciaierie del polo siderurgico di Taranto;

la norma intende assicurare la continuità del funzionamento produttivo dell’impianto siderurgico della società ILVA S.p.a., il quale rientra pienamente nella strategia di interesse nazionale e che si propone di raggiungere una produzione “zero emissioni” entro il 2050 coerentemente con la strategia della Commissione Europea;

l’assenza di una strategia industriale sul polo siderurgico di Taranto inevitabilmente impatta sul tessuto produttivo del Paese con conseguenze gravi sia per la produzione di acciaio, per l’ambiente e per molte aziende del tessuto produttivo italiano che risentono dell’inaffidabilità del gruppo di Acciaierie d’Italia;

ci sono diverse realtà che fanno parte dell’indotto siderurgico nazionale e che vivono situazioni drammatiche dovute alla mancanza di ordini da parte dell’impianto di Taranto e dei mancati pagamenti;

tra queste realtà vi è la società Sanac, società un tempo del gruppo Ilva ma mai acquisita da Arcelor Mittal nonostante le promesse, che produce refrattari e che vanta un credito di più di 30 milioni di euro nei confronti di Accierie d’Italia. Ad oggi gli impianti fermi sul territorio nazionale sono già due su quattro e in assenza di nuovi ordini e del pagamento dei debiti si prospettano chiusure definitive degli stabilimenti, in primis quello di Massa;

Acciaierie d’Italia ha finora scelto di escludere Sanac dalla filiera dell’acciaio italiano puntando su aziende private estere e facendo così crollare il fatturato dell’azienda;

ad oggi le due aste per l’acquisizione di Sanac Italia sono andate deserte e Acciaierie d’Italia si è ritirata dalle aste nonostante gli impegni annunciati al fine di evitare il fallimento di un’azienda specializzata, leader finora nel mercato italiano;

l’eventuale chiusura di tutti gli stabilimenti coinvolgerebbe 346 lavoratori, oggi in cassa integrazione, e rappresenterebbe un disagio sociale per diverse famiglie;

l’assenza di una strategia industriale sul polo siderurgico di Taranto inevitabilmente impatta sul tessuto produttivo del Paese con conseguenze gravi sia per la produzione di acciaio, sia per l’ambiente che per molte aziende del tessuto produttivo italiano che risentono dell’inaffidabilità del gruppo di Acciaierie d’Italia;

impegna il Governo

a considerare la possibilità di vincolare INVITALIA alla sottoscrizione di un aumento di capitale che garantisca una ricapitalizzazione a maggioranza pubblica al fine di dare una continuità dal punto vista produttivo, ambientale e di solidità economica necessaria anche a garantire

il tempestivo pagamento dei debiti nei confronti di Sanac e la partecipazione da parte di Acciaierie d’Italia al nuovo bando pubblico. Tanto premesso darebbe una continuità della filiera siderurgica sul territorio nazionale senza avvantaggiare stabilimenti all’estero e salvaguardando l’occupazione.


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