Per una coalizione popolare e pacifista

Per una coalizione popolare e pacifista

Documento approvato dalla direzione nazionale con un voto contrario e due astenuti, domenica 29 maggio.

La guerra in corso, e le politiche del governo Draghi, confermano che il bipolarismo è un gioco truccato e che occorre lavorare per la costruzione di un’alternativa popolare e autenticamente di sinistra ai poli politici esistenti. È sceso in campo un nuovo atlantismo militarizzato ed aggressivo che vede in prima fila PD e FdI e che cambia ulteriormente in peggio l’Italia e la UE. Un neo atlantismo sostenuto da tutti i poteri. Una UE ormai al traino di USA, NATO, GB e Polonia. Con una rottura della globalizzazione per linee geopolitiche e conseguenze catastrofiche in termini di politiche alimentari ed energetiche. A pagare sono le masse popolari e la democrazia.

Esce confermata la necessità, pur tra tante difficoltà, di perseguire la strada indicata nel congresso nazionale di costruzione di “uno schieramento, una soggettività, un’aggregazione che, per dimensioni e credibilità, possa rappresentare una alternativa allo stato di cose presente”. Proprio la vicenda della guerra ha evidenziato che la maggioranza del paese non condivide le scelte dello schieramento bellicista preponderante in parlamento e nell’informazione. Bisogna avanzare al più presto una coerente proposta politica pacifista che parli a una maggioranza del paese oggi priva di rappresentanza e un programma sociale che parli alle classi popolari e lavoratrici.

Va rifiutato l’uso strumentale dell’antifascismo a fini elettorali non solo per l’evidenza che il PD è riuscito a condividere governi con tutti i principali esponenti della destra (anche quelli che vengono da MSI-AN) ma soprattutto per la costatazione che proprio il bipolarismo ha consentito al partito della fiamma tricolore di raggiungere livelli di consenso mai avuti durante la storia repubblicana. In Italia c’è bisogno di un antifascismo popolare che rilanci la lotta per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. In questo quadro per rilanciare la democrazia costituzionale, ridando credibilità a un parlamento privo della volontà di rappresentanza popolare, rilanciamo in ogni sede una lega per il proporzionale proponendo di convergere a tutti gli autentici democratici sulla rivendicazione di leggi elettorali che reintroducano il semplice principio “una testa un voto”.

Le posizioni del PD sulla guerra, come sulle principali questioni ambientali e sociali, evidenziano la natura ornamentale e subalterna di una sinistra che persegue l’alleanza e il “campo largo” utilizzando suggestioni rossoverdi a prescindere dalla concretezza dell’impianto programmatico. Sul piano dei risultati più che “coraggiosa” si tratta di una scelta del tutto inefficace, anzi dannosa perché ostacola la costruzione e la prefigurazione di un’alternativa sociale e politica.

C’è bisogno invece di una coalizione popolare, pacifista, ecologista, sociale, femminista e antifascista, che si proponga di aggregare un blocco sociale su un programma di attuazione della Costituzione, di radicale alternativa per il nostro Paese, per la pace e un eco-socialismo del XXI secolo. C’è bisogno di un programma di rottura e cambiamento nel governo del paese e di un profilo in grado di renderlo percepibile come necessario per larghi settori popolari e capace di suscitare partecipazione e mobilitazione. Il percorso che si deve realizzare in tal senso deve darsi l’obiettivo di coinvolgere la partecipazione di chi in questi anni si è allontanata/o da ogni prospettiva di politica organizzata.

La Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale, guidata da Mèlenchon, dimostra che un programma e un discorso coerentemente di sinistra e ambientalista non sono condannati in Europa al minoritarismo.

Certo nel nostro paese non ci sono stati i cicli di lotte di massa e gli scioperi che hanno in Francia contrastato le misure antipopolari e le “riforme” neoliberiste. E’ evidente che per cambiare i rapporti di forza c’è bisogno di una ripresa delle lotte. Per questo lavoriamo per la convergenza dei movimenti come abbiamo fatto con la Società della cura, il Forum dei movimenti, il rapporto con il collettivo di fabbrica e il gruppo di supporto Insorgiamo della Gkn, le tante campagne in cui siamo impegnate/i.

La convergenza sociale e la costruzione di una proposta politica non sono sovrapponibili ma neanche separate. La necessità della riapertura di un ciclo di lotte e la questione del ritorno della sinistra sul terreno della rappresentanza istituzionale non vanno contrapposte. L’assenza nello spazio della politica istituzionale e quindi del dibattito pubblico di una sinistra anticapitalista e antiliberista, femminista, ambientalista e pacifista pesa anche sulla capacità di incidere dei movimenti e contribuisce alla passivizzazione e alla spoliticizzazione delle classi popolari.

Non basta la riaffermazione della nostra alterità al centrodestra e al centrosinistra + M5S. La crisi di sistema in termini di legittimità e di rappresentanza è un fatto oggettivo. Bisogna intercettare la rabbia e la disaffezione di una massa senza rappresentanza, che non si riconosce nell’attuale sistema politico e a cui bisogna proporre una prospettiva democratica di cambiamento. Lo possiamo fare nel lungo periodo stando in relazione con i bisogni materiali (sussistenza, lavoro, casa, salute, ecc.) delle fasce sociali che più subiscono le conseguenze del neoliberismo. Dobbiamo saper parlare a questa parte della società oggi largamente esclusa dal sistema politico, dobbiamo farlo non dall’esterno ma stando all’interno delle tante situazioni di disagio, di protesta, di rabbia sociale. Soltanto stando dentro questo campo, non importa se impolitico, riorganizzando una linea critica del basso contro l’alto, contro un sistema oligarchico che concentra il potere e il denaro in poche mani, abbiamo la possibilità di ricostruire le basi di radicamento di una sinistra di alternativa. Nel breve periodo abbiamo bisogno di un discorso e di una proposta politica che riesca a parlare anche attraverso i media e a suscitare attenzione e interesse in questi settori sempre più vasti del paese.

In questi mesi abbiamo lavorato sul terreno sociale e politico per costruire interlocuzioni in direzione della concretizzazione di una proposta politica di alternativa. La guerra e l’urgenza della mobilitazione hanno in parte rallentato i percorsi in cui eravamo impegnate/i ma ne hanno rafforzato le ragioni.

Intorno all’appello “per la rinascita della sinistra”, promosso da Angelo d’Orsi, si sono raccolte adesioni significative in direzione di una costituente. L’appello rossoverde di Transform ha aperto la riflessione per il rilancio di un progetto e di una pratica ecosocialista di ambientalismo anticapitalista e antiliberista non subalterno. L’appello delle lavoratrici e dei lavoratori indica il bisogno di una proposta politica che sia chiaramente di classe con un programma incentrato sui temi del lavoro e del reddito.

Lavoriamo sui territori per costruire iniziative di partito e/o unitarie di discussione sul tema della guerra e la necessità di un’alternativa di pace, ecologia e giustizia sociale relazionandoci con i promotori degli appelli che aiutano a ricostruire una sfera pubblica di sinistra.

Giudichiamo assai positivo il percorso avviato con la nascita della componente unitaria ManifestA – PAP – PRC alla Camera e auspichiamo che presto se ne aggiunga una analoga al Senato. Anche la ricostruzione di relazioni unitarie con Pap è un fatto positivo. Lavoriamo per la confluenza delle soggettività della sinistra antiliberista e anticapitalista in un progetto che però acquisterà forza e credibilità solo se riuscirà a diventare un movimento popolare ampio e popolare, partecipato e plurale.

Abbiamo registrato forte sintonia con Luigi De Magistris sul progetto di costruire una coalizione politica e sociale, una coalizione-movimento popolare, che coinvolga partiti e soggettività di diversa natura impegnate sul piano sociale e politico. A supporto di questo progetto si è aggregata per iniziativa di Piero Bevilacqua una rete di intellettuali e di competenze per un lavoro di elaborazione di un programma da proporre al paese. Si tratta di primi passi di una possibile riaggregazione di energie e intelligenze.

Riteniamo importante per lo sviluppo del movimento pacifista la scelta di molte realtà del mondo cattolico e cristiano di schierarsi contro la guerra e l’invio di armi. Per la forte sensibilità sui temi della pace, della giustizia sociale, dell’antirazzismo, della consapevolezza ecologica e della solidarietà con il sud del mondo costituiscono un interlocutore importante anche per una coalizione popolare.

La Direzione nazionale impegna la segreteria a proseguire il percorso intrapreso con Luigi De Magistris, la componente ManifestA, in cui coinvolgere tutte le soggettività politiche e sociali, da quelle della sinistra anticapitalistica, sino alle associazioni cattoliche, pacifiste, ambientaliste, femministe, meridionaliste, sulla base della linea emersa al congresso, allargando e approfondendo tutte le interlocuzioni sociali e politiche, a partire dalle personalità che hanno promosso e aderito agli appelli citati e dalle esperienze territoriali, per definire il profilo e i contenuti della proposta e avviare un processo di partecipazione e discussione che attraversi il paese.

È necessario individuare rapidamente un percorso visibile e riconoscibile, un processo politico aperto a tutti i soggetti interessati: partiti, organizzazioni, movimenti, associazioni, istanze, vertenze territoriali e singole persone. Questo va sostanziato auspicabilmente in tempi brevi, definendo come base di partenza gli obiettivi politici e le regole di funzionamento collettivo per avviare un’ampia discussione – nei territori come a livello nazionale – e declinare a livello di massa il progetto politico. Occorre dare sostanza a una progettualità di lungo respiro, che non nega e non sottovaluta l’appuntamento elettorale, ma si prenda cura della nascita di alleanze strategiche, per essere strumento efficace dell’opposizione sociale. Per dirla con l’Insorgiamo della GKN: non contendersi gli spazi esistenti, ma replicarli, farli crescere, moltiplicarli.

La Direzione Nazionale conferma il proprio massimo impegno a seguire direttamente questo percorso, perché il contributo di Rifondazione possa declinarsi in modo ampio, con il coinvolgimento di tutto il gruppo dirigente sui territori

La Direzione nazionale impegna circoli, federazioni e regionali al massimo impegno nelle campagne contro la guerra e il carovita e invita alla mobilitazione e partecipazione alla manifestazione nazionale NO BASE a Coltano del 2 giugno e alla manifestazione nazionale contro la guerra indetta dalla comunità curda a Roma del 4 giugno.


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