Bagnoli, il sacrificio va ripagato

Bagnoli, il sacrificio va ripagato

di Paolo Nugnes* -

Bagnoli e l’ex area Italsider sono le grandi incompiute del Paese, Attendono da tre decenni anni un riscatto che non è mai venuto.
Quest’area è stata prima presa, sottratta con la forza dello stato alla bellezza e al mare, stuprata dal mito industriale dell’acciaieria, per un secolo sepolta sotto cumuli di scorie, bruciata dal fuoco degli altiforni, soffocata dai fumi neri e dalle polveri, resa sorda dalle sirene, sottomessa ai ritmi incessanti del lavoro metalmeccanico, è stata poi ad un tratto abbandonata, restando incompiuta, devastata senza nessun risarcimento e senza futuro.
Bagnoli paga trent’anni di morte prima ambientale epoi civile e sociale, anni di false bonifiche e di processi. In un’attesa più lunga di una vita.
Ora, dicono, qualcosa finalmente si muove.
È partita la gara del cosiddetto “lotto fondiario” che inizia dalla Porta del Parco e finisce direttamente a mare. Il luogo dove sarà possibile costruire case. Cemento, dunque, che richiederebbe infrastrutture, strade, parcheggi, servizi, che non ci sono.
Il waterfront e la bonifica invece restano al palo, restano le grandi incognita del Piano di trasformazione urbana di Bagnoli.
Il tema che metet a rischio la bonifica è antico, mancano i finanziamenti.
Cosa ne sarà degli arenili e del mare? Servirebbe un miliardo, dicono, e non c’è.
Si comincia ora a dire anche che “non si ha certezza sul fatto che poi il mare torni effettivamente balneabile”.
Cosa di una gravità inaudita e inaccettabile, dopo le tante promesse, i tanti progetti, le sliders di primi ministri e di Invitalia, anni di propagandistici e velleitari cronoprogrammi.
Ora, invece, cominciano a spingere e a prospettare l’idea malsana e pericolosissima di voler rivedere l’intero piano e lo stesso waterfront, di cancellare la spiaggia pubblica, lunga due chilometri che i napoletani aspettano da anni di rivedere.
Sono stati chiesti ancora nuovi test dal nuovo sindaco che “vuole capire” come procedere, con l’intendo, ci sembra palese di deviare e di puntare diritto a una soluzione più sbrigativa, meno impegnativa, diversa da quella prospettata fino ad ora, per decenni, ai napoletani, quella del riscatto dell’area, della bonifica e della riqualificazione ambientale, per chiudere in fretta il capitolo gravoso, al più presto, con nuovo cemento, niente bonifiche, niente mare, niente spiagge, forse niente parco di 39 ettari.
Quello che sta venendo fuori lo sappiamo da anni, l’area è altamente inquinata, a parte i valori di fondo, di area termale, i cui valori non sono stati ancora mai normati. Ci vogliono soldi per restituire questi luoghi alla città, e lo sappiamo tutti da sempre, dove ci sono i pontili e davanti alla colmata l’inquinamento da idrocarburi è molto elevato. Ci vogliono i soldi, quelli che hanno detto per anni che ci sarebbero stati, perché questo inquinamento pesante viene da un servizio della nostra terra reso a tutta l’Italia, Questo sacrificio duale, della terra alla fabbrica inquinante, prima e della chiusura della fabbrica e della produzione e del lavoro di Bagnoli, all’economia comunitaria, poi, devono essere ripagati.
Pretendiamo un risarcimento che è dovuto per legge alle aree dismesse, per l’ambientale, prima ancora che per i napoletani.
A nostro parere si iniziano a disegnare scenari molto inquietanti, ora che si cominciano a valutare opzioni alternative al risanamento, strumentalizzando sin anche la sentenza di assoluzione.
Va chiarito, e un chiarimento lo ritroveremo sensaltro nelle motivazioni della sentenza quando saranno note. La sentenza del Tribunale non ha riabilitato il lavoro di risanamento fatto negli ultimi tre lustri, come si millanta, ha solo affermato che non c’è reato nella condotta degli imputati, il che non equivale a un certificato di avvenuta bonifica, le analisi lo hanno dimostrato con dati tecnici inconfutabili.
Per questo motivo, le dichiarazioni che circolano sulla possibilità di cominciare a costruire senza procedere prima alla bonifica le consideriamo avventate e estremamente gravi, al limite del criminale, tenendo conto tra l’altro che l’area dove si vuole costruire è l’area a maggior inquinamento da policarburi e che anche per la destinazione stabilita è necessario procedere prima con puntuale bonifica.

* Senatrice


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