FERMARE I SIGNORI DELL’ACQUA. QUELLO NON E’ RINASCIMENTO

FERMARE I SIGNORI DELL’ACQUA. QUELLO NON E’ RINASCIMENTO

Un articolo di Emilio Molinari svela l’imbroglio attorno al Summit 2024 sull’acqua. - 

SUMMIT 2024 Lobby dietro la candidatura italiana

“Fermare i signori dell’acqua
Quello non è Rinascimento”

Il 30 dicembre 2021, il ministero degli Esteri ha lanciato la candidatura dell’Italia ad ospitare, nel 2024, la decima edizione del Forum mondiale dell’Acqua. Attenzione. Non è un Forum indetto dall’Onu o da qualche altro organismo sovranazionale: è un’iniziativa del Consiglio mondiale dell’Acqua, che è un organismo privato, privatissimo, con sede a Marsiglia, in Francia. È una lobby di aziende multinazionali dell’acqua, sostenuta da imprese come Veolia e Suez Lyonnais des eaux, presieduta da Loïc Fauchon, presidente di Eaux de Marseille, ovvero Veolia. La gente non ne sa nulla, solo gli attivisti del movimento italiano dell’acqua ne parlano e si attivano. E io cerco solo di spendere le mie poche risorse a sostegno della verità. Il Forum mondiale dell’Acqua è un evento che si ripete ogni tre anni in Paesi diversi del mondo ed è un appuntamento (privato) internazionale a cui i governi di tutto il mondo accorrono, dopo aver gareggiato per ospitarlo. È uno scandalo, ma coinvolgerà migliaia di persone. Inciderà sul destino dell’acqua e dell’umanità, perché sull’accesso all’acqua –come sull’accesso ai vaccini– si decide chi vivrà e chi morirà. Perché l’acqua non è solo un servizio pubblico: è la vita, la salute, il lavoro, la produzione di cibo, l’energia. La cerchiamo negli spazi siderali perché cerchiamo la vita. È probabile che l’Italia vinca anche questa gara, c’è già tanta fibrillazione nella politica e tra gli amministratori, come per le Olimpiadi delle nevi del 2026. L’enfasi del ministro Luigi Di Maio è stata tale da definire il Forum “il Rinascimento dell’acqua”; e da ipotizzare che si concluda con una “Carta del Rinascimento dell’acqua”: incredibile, se si pensa che il ministro ha finora ignorato un referendum, quello contro la privatizzazione dell’acqua, e la prima delle cinque stelle del suo Movimento. Il Comitato a sostegno della candidatura italiana è autorevole. Comprende, tra gli altri: la Custodia del Sacro convento di Assisi, il Consiglio nazionale dei geologi, il Dipartimento nazionale della Protezione civile, l’Ispra, l’Istituto nazionale di Urbanistica. Inoltre, le città di Assisi e di Firenze, indicate come sedi dell’evento, sono platealmente evocative. Pensate: Assisi, San Francesco, il cantico. “Laudato si’ mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”.

E Firenze è la patria del Rinascimento. Verrà raccontata così e al popolo italiano, che in 26 milioni di persone votò al referendum per l’acqua pubblica, sembrerà una gran bella cosa e molti crederanno che il Consiglio mondiale dell’Acqua sia un organismo ufficiale dell’Onu, come lo sono la Fao, l’Oms l’Unicef… Ma non è così. Non lo è proprio. Il Consiglio mondiale dell’Acqua –val la pena ripeterlo– è da sempre una creatura dei colossi francesi Suez Lyonnaise des Eaux e Veolia, della americana Bethel, della brasiliana Sabesp, battistrada della privatizzazione dell’acqua in tutto il Brasile. Che dire? Semplicemente che Consiglio mondiale dell’Acqua e Forum mondiale dell’Acqua sono l’organizzazione mondiale della privatizzazione dell’acqua. Suez e Veolia non lo nascondono, e già operano nel nostro paese, a Roma, Milano, Toscana, Liguria, Sicilia, Calabria… È contro di loro e contro le quattro multiutility private A2a, Hera, Iren, Acea ed Enel, che intervengono sull’acqua, che è stato fatto e vinto il referendum del 2011. Pensate: Parigi, che è la patria di Veolia, ha liquidato questa multinazionale dalla gestione del servizio idrico cittadino, che è tornato pubblico. Se parliamo poi dell’acqua come diritto umano, è bene sapere che i Forum mondiali dell’acqua si sono sempre espressi contro tale principio. È per questo che i vari movimenti dell’acqua hanno dato vita a Forum mondiali alternativi: a Ginevra nel 2005, poi a Istanbul, Marsiglia, Brasilia eccetera. Per questo hanno promosso manifestazioni in tutto il mondo, hanno dialogato con i governi latino-americani e posto sempre e ovunque l’obbiettivo dell’acqua come diritto umano. Abbiamo ottenuto una bella vittoria nel 2010, quando l’acqua è stata affermata come diritto umano, da una risoluzione votata dall’assemblea dell’Onu. Il paradosso è che lo Stato italiano e le varie corporazioni nazionali stanno chiedendo a questo Consiglio mondiale dell’Acqua, a questo grumo di interessi privati, di fare all’Italia l’onore di svolgere il Forum nel nostro Paese. Tutto viene ribaltato ed è grave, perché il tema dell’acqua incombe sui nostri anni futuri, come le tragedie della pandemia e del clima, e chiama la responsabilità di legittime istituzioni nazionali e internazionali che abbiano in testa il bene collettivo e non il prezzo dell’acqua sul mercato e la sua quotazione in Borsa. Sì, perché l’acqua è già stata quotata in Borsa nel 2020 a Wall Street con un titolo derivato. Non si può leggere il rapporto dell’Onu del 2019 e rimanere indifferenti ai dati riportati: 4 miliardi di persone non hanno acqua sicura, 800 milioni sono privi di accesso all’acqua potabile, 2,5 miliardi privi di servizi igienici, 700 milioni devono fare i loro bisogni all’aperto e a tutto ciò si aggiunge che entro il 2030 si prevedono dai 300 ai 700 milioni di profughi. I rapporteurs dell’Onu per il diritto all’acqua, Leo Heller e Pablo Arrojo, sostengono che l’accesso a questi diritti è condizionato dal costo dell’acqua imposto dalle multinazionali. Chi garantirà all’umanità l’accesso a questi diritti, chi impedirà che si scatenino guerre, chi impedirà il water grabbing, chi determinerà le priorità negli usi? Forse l’organismo mondiale delle multinazionali?

Emilio Molinari
Presidente emerito del Comitato per un Contratto mondiale sull’Acqua e vicepresidente dell’Associazione “Laudato sì”


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