La lotta “GKN” di Campi Bisenzio non è finita

La lotta “GKN” di Campi Bisenzio non è finita

 Dmitrij  Palagi*

In GKN il Natale arriva durante il turno di notte, quello 22.00-06.00, sotto una pioggia costante e una temperatura che si è fortunatamente alzata di qualche grado.

Come già si poteva capire ascoltando le conferenze stampa e leggendo le dichiarazioni, entrando non troviamo aria di vittoria, anzi. La consapevolezza è di aver condotto una lotta scegliendo le mosse con lucidità, coinvolgendo il territorio e scegliendo un orizzonte più ampio della singola vertenza. Il primo obiettivo pare raggiunto: togliere dai tavoli delle “trattative” l’ipotesi di licenziamento.

Le istituzioni si sono affrettate a dichiararsi soddisfatte: un passaggio di proprietà, per riprendere la produzione, anche se una produzione diversa, fuori dal settore automobilistico.

C’è una nuova sigla. Motivazionale, dicono con un po’ di ironia dal Collettivo di fabbrica in conferenza stampa. Quattro F, QF: Fiducia nel Futuro della Fabbrica di Firenze. Tanto sembrerebbe al momento bastare a chi governa, a livello nazionale e locale, per provare ad archiviare velocemente quello che è avvenuto in questi mesi a Campi Bisenzio.

500 persone messe “alla porta” senza preavviso, con una mail, per logiche speculative e finanziarie, neanche industriali. Procedura illegittima, ha riconosciuto il Tribunale di Firenze, grazie a un ricorso presentato dalla Fiom. La via legale avrebbe però portato a poco, senza i tamburi e i cori che hanno scandito il ritmo dei cortei con cui si è squarciato il velo di atomizzazione che ci vuole privi di possibilità di cambiamento.

Le parole d’ordine usate per dare corpo alla mobilitazione hanno raccolto l’eredità del movimento operaio e la migliore tradizione della Resistenza, a partire da quell’insorgiamo che appartiene alla Liberazione di Firenze, città Medaglia d’Oro al valor militare, per essersi saputa liberare da sola, prima dell’arrivo delle “truppe alleate”.

A qualche chilometro dalla fabbrica si sorride a sentire il nome GKN. Si sa di chi sia il merito se il peggio appare evitato. Non di chi accorre ai cancelli “a lutto” o “a festa”: ma di chi ha scelto di fare del suo futuro una questione generale, provando a far convergere la Camera del Lavoro e il sindacalismo di base in un percorso unitario che potesse arrivare a uno sciopero generale in grado di bloccare tutto il Paese, ottenendo dal Parlamento l’approvazione di una legge contro le delocalizzazioni scritta con le giuriste e i giuristi solidali, in fabbrica, insieme a chi ci ha lavorato dentro per anni, per vite intere.

La politica non ha dato le risposte necessarie. Se le manifestazioni hanno unito, fuori dai cortei troppo è rimasto diviso, mentre il centrosinistra ha scelto sistematicamente di ignorare qualsiasi proposta entrasse nel merito di ciò che dovrebbe fare “il pubblico”.

In GKN sono state coinvolte anche le università della Toscana, per farsi carico della crisi generale che colpisce il settore automobilistico e poter rimettere al centro una riflessione sulle politiche industriali nazionali, guardando a una transizione ecologica che non sia un’etichetta con cui nascondere il profitto della minoranza più ricca, che nelle crisi diventa ancora più ricca.

Ora si parla di una soluzione alle porte, che è il frutto di un “imprenditore illuminato” pronto a trovare nuovi investimenti.

In fabbrica l’assemblea permanente resta convocata. Evitare lo spettacolo sulle loro teste e sulla loro pelle è la richiesta principale. Il ritmo lo danno loro. Perché la fabbrica è loro e delle loro famiglie. Del territorio, appunto, quindi di chi ci vive.

Le comunità militanti ci sono state dal primo giorno di questa storia, che è già parte dell’immaginario della zona. Uno dei dati più rilevanti è vedere quanta distanza ci sia tra la risposta dal basso e l’assenza di una risposta alla richiesta di una sponda politica che sappia offrire radicalità, chiarezza degli obiettivi e nell’analisi, capacità di non rinchiudersi in modo settario e massa critica, capace di presentarsi pubblicamente con i necessari rapporti di forza per non accettare l’inaccettabile.

Le istituzioni si sono rilevate inefficaci e prive di volontà di avere un ruolo. Vuote. Non è crisi della rappresentanza, ma la scelta di negare il valore del conflitto e della solidarietà come pratica politica necessaria a ridare vita a forme organizzate di militanza che sappiano raccogliere anche la disponibilità di chi ancora deve sviluppare consapevolezza di quale sia la fase di scontro tra classi sociali che in corso in questo nuovo millennio.

Non ci sono lezioni da imparare. Ci sono gocce da raccogliere, aggiungendone altre, perché possa scoppiare una tempesta. Sono le parole di Lorenzo Orsetti, la cui famiglia non è mai mancata in GKN. Lotte diverse, per un orizzonte comune. Di cui abbiamo irrimandabile bisogno

*segreteria nazionale PRC-S.E. , consigliere  comunale a Firenze





 

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