Ricordando Sandro Curzi per ripensare ad un nostro strumento di comunicazione

Ricordando Sandro Curzi per ripensare ad un nostro strumento di comunicazione

 

Stefano Galieni

Il 22 novembre del 2008 se ne andava uno dei compagni a cui chi scrive, come molte/i devono tanto nella propria storia politica e umana. Parlo di un giornalista straordinario, Sandro Curzi, che ho avuto l’onore di avere, seppur informalmente, come direttore a Liberazione. Giornalista? Direttore? Soprattutto compagno, con cui spesso non era facile andare d’accordo, con cui era normale avere divergenze, con cui ci si formava in maniera rude, ma ci si formava. Allora Liberazione, di cui abbiamo troppo facilmente dimenticato la storia e l’importanza, era un luogo di crescita politica e giornalistica, come e a volte anche più dell’intero partito. Il Sandro considerato un reduce di quella Rai Tre chiamata con sberleffo “Telekabul”, peraltro vetta mai raggiunta dal servizio pubblico di una Rai plurale e immersa nella realtà, era un comunista capace di cogliere anche la novità di quello che cambiava intorno a lui, al punto che durante i giorni di Genova e del G8 il nostro quotidiano era totalmente dentro le complessità e le contraddizioni del “movimento dei movimenti”. Stupendo scoprire questa capacità di comprendere il presente da un partigiano compagno di Citto Maselli, al punto da ottenere la tessera del PCI nel 1944, quando era ancora minorenne. Difficile non pensare a lui come ad un gigante del secolo, difficile non ricordarne la forza con cui ha diretto prima un tg nazionale e poi un quotidiano di partito che rivendicava e rivendica, con orgoglio, il proprio essere erede del Partito Comunista Italiano. A noi la scelta: rimandare ancora o pensare alla necessità che ancora oggi ha un partito, anche in versione online, di dotarsi di un proprio quotidiano, di poter raccontare ad un mondo più ampio del proprio, le proprie proposte per cambiare il mondo. Uno spazio, come era Liberazione, aperto ed inclusivo al mondo vasto e non rappresentato dell’anticapitalismo, dell’antiliberismo, di chi si batte contro il patriarcato, le diverse forme di razzismo, che combatte lo sfruttamento ovunque si manifesti, che guardi alle lotte per la difesa del pianeta come ad un luogo di convergenza e di ricostruzione di alternativa.

A Sandro una storia e un progetto del genere piacerebbero. Perché non dedicarglielo?

 





 

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