Ciao Enrica, non ti dimenticheremo

Ciao Enrica, non ti dimenticheremo

 Vittorio Bonanni

Tutto avrei immaginato tranne che scrivere un giorno un ricordo di Enrica Petrarulo, venuta meno alla vita il 10 aprile scorso dopo una lunga e tribolata malattia. Ketty, così la chiamavano gli amici e le amiche, era una donna, una compagna, gentile come poche, affettuosa, colta, interessante, tutte doti che rendevano l’amicizia con lei un valore aggiunto nella vita di chi la conosceva.

Ho conosciuto Enrica grazie al giornale dove lavoravo, Liberazione, in quel tempo quotidiano ufficiale di Rifondazione comunista, e al caro amico e compagno Roberto Gramiccia, medico (già responsabile nazionale Sanità del Partito)  e critico d’arte, che trasformò il giornale diretto da Sandro Curzi, in una testata attenta all’arte come poche nel panorama della stampa nazionale.

Inevitabile fu dunque il contatto con La Nuova Pesa, la galleria d’arte fondata dall’ex gappista Alvaro Marchini nel 1959, la cui direzione fu presa poi dalla figlia, nonché attrice di valore, Simona Marchini, dopo dieci anni di sospensione di un’attività che non poteva scomparire dal panorama della cultura romana e nazionale. Enrica fu di quella esperienza una colonna portante, che accompagnò nel tempo l’organizzazione delle tante e prestigiose mostre ospitate in via del Corso 530.

Come dicevamo, Enrica, fu una persona come poche, “una comunista irregolare” e coltissima;  una delle sue tante passioni era la grande filosofa, scrittrice e partigiana francese Simone Weil, unite, le due, da una impressionante quanto bella somiglianza, morale e anche fisica.

Appassionata, come era, agli struggenti travagli della Sinistra, partecipò con grande entusiasmo all’iniziativa ideata e organizzata da Roberto e sostenuta con forza e convinzione da Simona Marchini, per salvare Liberazione, vessata da condizioni economiche molto serie. Si trattò di Che cento fiori sboccino. Artisti per Liberazione, una grande mostra-asta di opere d’arte (ottobre 2010).

Un’iniziativa unica nel suo genere  nell’ambito della solidarietà ad una testata di Sinistra, che consentì di ricavare una cifra enorme  per una manifestazione del genere: ben 140mila euro! Cifra che, purtroppo, non riuscì a salvare Liberazione, ma che, oltre a garantire ai lavoratori del giornale risorse importanti, restò come dicevamo, storicamente, un episodio unico nel suo genere. Enrica fu una co-protagonista decisiva dell’evento, dimostrando tutte le capacità empatiche e organizzative che le venivano riconosciute.

Naturalmente le fu utile la grande considerazione di cui godeva la pagina settimanale d’arte che, con Liberazione, i comunisti avevano messo a disposizione del mondo della cultura romana e nazionale. Gli artisti, aderendo all’iniziativa, intesero mostrare gratitudine e sostegno nei confronti di uno strumento d’ informazione e di lotta rispetto a un sistema dell’arte, sin da allora, schierato esclusivamente a favore del mercato e del business. Si capisce meglio la caratura dell’evento di cui Enrica fu splendida co-protagonista, se si precisa che all’asta aderirono i nomi più in vista del panorama artistico nazionale, fino a Jannis Kounellis, uno dei più grandi, se non il più grande, fra gli artisti internazionali degli ultimi decenni.

 

Tutte le qualità che abbiamo citato, rendono la scomparsa di Enrica Petrarulo ancora più dolorosa. Saluto Ketty a nome di quella che io considero una comunità che ancora discute ed è legata da importanti doti umane ed esistenziali. Addio cara amica del cuore, mancherai a tutti coloro che ti hanno apprezzato e voluto bene. Non dimenticheremo l’aiuto che ci hai dato in una circostanza che è giusto che chi l’ha vissuta ricordi e chi non ne aveva notizia oggi conosca. Grazie!

Ciao Enrica

 


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