Ecuador: dobbiamo prenderci cura della democrazia

Ecuador: dobbiamo prenderci cura della democrazia

di Ricardo Patiño Aroca *

 

 

Stiamo allerta per due avvenimenti di ieri, 12 febbraio:

1.- L’arrivo “urgente” in Ecuador del Procuratore generale della Colombia con la denuncia, trita e ritrita, che forze irregolari di quel Paese stanno finanziando la campagna di Andrés Arauz. Questa rozza montatura, già smentita dall’ex presidente colombiano Ernesto Samper e da Progressive International, è costruita contro un giovane professionista dalla condotta impeccabile, con l’intenzione di macchiarne il nome ed impedirgli il ballottaggio al secondo turno, senza alcuna base fattuale o giuridica. Rifiutiamo questo tipo di comportamento totalmente in contrasto con l’etica politica.

2.- La decisione di due candidati alla presidenza di ricontare i voti, a cui il Consiglio Nazionale Elettorale ha deciso di sottoporsi. Farò riferimento a questo secondo tema.

Innanzitutto, abbiamo appoggiato qualsiasi verifica dei voti, incluso il conteggio delle schede nelle urne, per correggere le irregolarità che potrebbero essersi verificate. È un diritto democratico e significa soprattutto rispettare la volontà del popolo al momento del voto. Siamo sicuri che alla fine si confermerà il clamoroso trionfo di Andrés Arauz e Carlos Rabascall al primo turno, con oltre 3 milioni di voti.

La verifica deve essere effettuata secondo quanto previsto dal Codice della Democrazia (art. 138), che prevede che il CNE possa verificare il numero dei voti nelle urne in tre casi:

a) Quando il conteggio sia stato rifiutato dal sistema informatico a causa di incongruenze numeriche,

b) Quando manchino le firme del presidente o del segretario del seggio, e

c) Quando uno qualsiasi dei soggetti politici presenti una copia del conteggio dei voti scrutinati dalla Commissione di Ricezione (Junta Receptora) del voto e questo non coincida con il conteggio calcolato.

 

D’altra parte, è inaudito il fatto che il CNE abbia promosso un dibattito pubblico dei candidati che si contendono il secondo posto, escludendo gli altri 14 candidati alla presidenza e infine si sottometta alle loro decisioni.

Quello che avrebbe dovuto fare il CNE è convocare il Consiglio Consultivo delle Organizzazioni Politiche, come previsto dalla Legge, per affrontare una questione che riguarda tutti i partiti, e in particolare quello che ha ottenuto il maggior numero di voti. Questo Consiglio consultivo è stato convocato sei volte durante il processo elettorale, ma non viene convocato proprio quando è più importante.

Nell’annuncio pubblico, la presidenza del CNE ha anche affermato che parteciperanno a questo processo di verifica solo i delegati delle parti, cioè i due richiedenti, il che è inaccettabile. I delegati di tutte le parti interessate devono partecipare al controllo delle schede, che non possono essere verificate esclusivamente da due partiti politici.

È anche sbagliato che il CNE escluda gli altri osservatori internazionali senza alcuna argomentazione e chiami a partecipare solo la rappresentanza dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA). Pur conoscendo la personalità dell’ex vice presidente di Panama, che attualmente presiede detta missione, della cui onestà non abbiamo dubbi, ricordiamo le azioni perniciose che il Segretario generale Luis Almagro ha intrapreso ultimamente, in particolare nel colpo di stato in Bolivia dell’ ottobre 2019. Devono essere incluse tutte le organizzazioni e i delegati internazionali che hanno partecipato al processo elettorale.

Infine, attenzione a non sfruttare questa situazione per cercare di rinviare o cancellare le elezioni, tesi delineata da alcuni soggetti politici, di fronte all’ovvia sconfitta al primo turno di Guillermo Lasso, candidato della banca e del governo, e cercare di mantenere artificialmente Lenin Moreno al governo.

 

* Ex ministro degli Esteri dell’Ecuador, ex ministro dell’Economia ed ex ministro della Difesa Nazionale.

 13/ febbraio / 2021





 

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