La pandemia e il conflitto “Stati-Regioni” portano alla decomposizione dello Stato

La pandemia e il conflitto “Stati-Regioni” portano alla decomposizione dello Stato

Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale PRC-S.E.

Gruppo operativo nazionale sanità PRC-S.E.

L’ultimo drammatico appello sulla situazione drammatica degli ospedali a causa della pandemia che non rallenta, viene dalle società scientifiche dei medici e degli infermieri di area medica: “Gli ospedali sono ormai vicini al collasso, a causa di due fattori concomitanti: carenza di personale sanitario e mancanza dei posti letto a fronte dell’abnorme afflusso di malati per la rapida e vertiginosa diffusione dell’infezione virale……” I letti, continua la denuncia, sono vicini alla saturazione o l’hanno superata sia nelle Terapie Intensive sia nei reparti di area medica, e le possibilità di accesso agli ospedali si stanno riducendo, per cui non è più possibile garantire gli standard qualitativi per le cure a tutti i malati cronici e acuti. Oppure, aggiungiamo noi, li si trasferisce, come avviene ormai nella maggioranza delle regioni, nelle strutture private.

Non si è voluto spendere nei mesi precedenti per assumere il personale che serviva per gli ospedali e per il territorio, per le attività di tracciamento, ora spenderemo per pagare il privato, che guadagnerà da questa tragedia mentre il pubblico ne uscirà ancora più disastrato.

Ma anche territori hanno ormai ceduto e non sono più in grado di rispondere. Le persone vagano disorientate alla ricerca di un punto in cui fare un tampone, oppure aspettano a casa, i medici di base non sono più in grado di seguire i loro pazienti e tanti sono quelli che arrivano in ospedale quando ormai è troppo tardi. I tracciamenti sono saltati mentre regioni e governo forniscono dati di molto inferiori a quelli reali.

Perché le Regioni, non hanno predisposto i Piani sanitari nei sette mesi di tregua che hanno avuto a disposizione, come era loro dovere? Perché il Governo non ha aumentato i finanziamenti e il Ministro della Salute, non ha vigilato?

La pandemia si diffonde ormai in modo incontrollato, e sembra che nulla possa fermarla se non un lockdown totale, che porterebbe ad un nuovo crollo dell’economia,  alla perdita di posti di lavoro, ad un ulteriore forte aumento delle disuguaglianze. 

E mentre le cifre del contagio superano ormai, in proporzione, quelle degli Stati Uniti, persiste il conflitto tra Stato e le Regioni, alcune delle quali, le più forti, auspicano apertamente di uscire dalla pandemia e ricostruirsi attraverso l’Autonomia Differenziata. 

Siamo a questo punto anche a causa del regionalismo e della mancanza di un unico centro di comando. Per uscire da questa catastrofe è necessaria la ricomposizione del conflitto tra livelli istituzionali, che vedono perdenti i Comuni oltre che la popolazione – a Nord come a Sud – e l’unità del paese.

Ma è difficile che questo avvenga, sia perché il regionalismo e gli interessi sottesi sono forti, sia perché lo Stato è uscito da questi anni di “devoluzione” e di crisi sociale ed economica indebolito nel funzionamento dei suoi organi, della sua amministrazione e della stessa cultura istituzionale.

Ci appelliamo al mondo del lavoro e dell’associazionismo, ai settori delle istituzioni nazionali e locali, sensibili all’unità costituzionale, per un unico scopo: l’uscita da questa crisi con la ricostruzione di un Paese che ora sta affondando.





 

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