Costa d’Avorio: una farsa elettorale contro la pace nel Paese e nella regione

Costa d’Avorio: una farsa elettorale contro la pace nel Paese e nella regione

 

Come molti prevedevano, le elezioni presidenziali del 31 ottobre 2020 in Costa d’Avorio sono state una farsa. Il presidente uscente, Alassane Ouattara, ha deciso di vincerle solo con il 94%. E’ il triste risultato dei  brogli elettorali, delle minacce e dell’uso della violenza militare e paramilitare contro gli oppositori che hanno fatto appello alla disobbedienza civile.

Il giorno dopo le elezioni, l’International Election Observation Mission (IEOM) dell’Istituto Elettorale per la Democrazia Sostenibile in Africa (EISA) e il Centro Carter hanno pubblicato un rapporto dal titolo evocativo: “Un voto non inclusivo e boicottato che lascia un paese fratturato”.

Nonostante la Costituzione da lui stesso imposta nel 2016, che impedisce un terzo mandato, Alassane Ouattara si è ugualmente candidato alla presidenza. Il regime di Ouattara è stato sordo agli appelli al dialogo lanciati dall’opposizione e dalla società civile mentre, ancora una volta, scatenava  la repressione su chi aveva protestato contro la farsa elettorale. Una repressione della polizia, con la collaborazione di miliziani para-militari chiamati “microbi”,  armati di bastoni e machete.

Secondo il  “Collettivo  Cotedivoire – Librexpression” della diaspora ivoriana in Italia, a partire dalle prime manifestazioni dopo l’annuncio della candidatura di Ouattara e per gli scontri tra oppositori e simpatizzanti del governo, sarebbero più di cento i morti, centinaia i feriti, con la  distruzione di beni privati e pubblici. Secondo la stessa fonte, simpatizzanti del governo hanno incendiato villaggi e case dei responsabili dei partiti dell’opposizione, oltre ad aver sequestrato ed arrestato diversi oppositori e dirigenti sociali.

Queste elezioni farsa creano un preoccupante vuoto democratico e sono una aperta minaccia alla pace interna, dopo un decennio di regressioni democratiche e violazioni dei diritti umani, che hanno sfiancato il Paese. Alassane Ouattara ha polarizzato la società ivoriana, trasformando le contraddizioni politiche in scontri tra comunità. Per il suo interesse politico, si presenta come un difensore dei musulmani e degli abitanti del nord del Paese che verrebbero “discriminati” senza la sua presidenza. In realtà, la politica ultraliberista che ha perseguito negli ultimi dieci anni non è stata certo a favore delle classi popolari. Nel nord della Costa d’Avorio, come nel resto del Paese, la stragrande maggioranza dei musulmani condivide lo stesso destino degli altri ivoriani: la povertà. La tanto decantata “forte crescita” ivoriana ha impoverito molti ed arricchito pochi. E’ una crescita in mano ai grandi affaristi,  alla banda corrotta al governo ed al potere, ed alle reti di Françafrique. Secondo la Banca mondiale, non certo ostile a Ouattara, quasi la metà degli ivoriani (46,1%) vive in una povertà multidimensionale e il 17,6% è vulnerabile.

Il sostegno immancabile dell’Unione europea al regime ivoriano le fa perdere qualsiasi credibilità, sia in quanto a parole che ad azioni, sia in Costa d’Avorio, come nel resto dell’Africa.

L’Unione Europea è ancora in tempo per imparare la lezione su ciò che ha portato alla destabilizzazione in tutta la sub-regione e per cambiare il suo approccio verso la Costa d’Avorio. Sarebbe nell’interesse dell’Africa e dell’Europa.

Il PRC-SE sostiene l’opposizione democratica e coloro che lavorano per una prospettiva di pace e per la ricostruzione della democrazia in Costa d’Avorio, mentre esige dall’Unione Europea e dall’Italia di non essere più complice del regime dittatoriale che reprime il popolo della Costa d’Avorio.

 

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea





 

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