Riforma “Lamorgese”, un “Giano bifronte”

Riforma “Lamorgese”, un “Giano bifronte”

 

Stefano Galieni*

Dovendo fare un bilancio, il decreto Lamorgese di riforma delle “leggi Salvini” per come arriva in parlamento è un bicchiere mezzo vuoto. O meglio, come afferma l’ottimo Sergio Bontempelli che lo analizza sul sito dell’Associazione Diritti e Frontiere (www.a-dif.org), leggendolo ci si trova di fronte ad un “Giano bifronte”.

Si pensi ad esempio a come resta inalterato l’approccio rispetto al trattenimento in frontiera e a come non viene toccata la tipologia introdotta da Salvini dei “paesi di provenienza sicuri” in cui si possono rimandare le persone. Uno dei temi su cui era più accentrata l’attenzione mediatica e politica, la “chiusura dei porti” e la criminalizzazione della solidarietà non vede i radicali cambiamenti annunciati.  Resta possibile vietare l’ingresso in acque italiane a navi non militari, si riducono in maniera sostanziale le assurde multe per chi effettua soccorsi, ma sarà un giudice poi a stabilire se il salvataggio era “urgente e necessario” al punto da non poter essere sanzionato o se invece la nave che soccorre ha svolto un ruolo di pull factor, o come direbbe Di Maio di “taxi del mare”.

Vincono discrezionalità e interpretazioni; le operazioni di salvataggio dovranno essere immediatamente comunicate al “Centro di coordinamento competente per il soccorso ed effettuate nel rispetto del paese a cui compete la zona SAR (Search And Rescue) in cui si trovano in naufraghi. Si mette le ong nell’obbligo di relazionarsi ad esempio con la cosiddetta Guardia costiera libica. L’ex ministro urla al “falso buonismo di sinistra che porterà all’invasione” ma dimostra di non voler vedere quanto il lavoro di chi ora siede al Viminale non intacchi quanto da lui imposto anzi, per certi versi, lo raffini. Altre modifiche lasciano un po’ allibiti. Si conferma – in perfetta linea con il New pact on migration and asylum presentato il 23 settembre dalla Commissione europea di voler investire nei rimpatri. Si decide che 6 mesi di trattenimento nelle strutture a questo adibite (i CPR), sono troppi e si scende a 90 giorni. Poi si opera una differenziazione secondo cui, chi proviene da Paesi che hanno stipulato con l’Italia accordi di riammissione, potrà essere tenuto per un altro mese. E per calcare la mano si prevede, non solo il processo per direttissima per chi nei Cpr partecipa a rivolte, ma la possibilità di arresto anche non in flagranza di reato. Cosa resta di positivo? Un timido passo avanti nella reintroduzione della protezione umanitaria (nei fatti si allargano i criteri per quella che Salvini definiva “speciale”. Si torna a rispettare l’articolo 10 della Costituzione che considera l’asilo e la protezione diritti individuali. La novità positiva è nel prevedere come ragione per restare in Italia, il “diritto al rispetto della vita privata e familiare. Altro dato giusto è l’ampliamento delle tipologie di permesso di soggiorno convertibili in permessi per ragioni di lavoro. Una politica migratoria degna di questo nome dovrebbe considerare la convertibilità come fondativa per rendere gli spostamenti meno traumatici per tutti, invece solo piccoli passi.

Si annunciano provvedimenti per ripristinare accoglienza diffusa e “piani di integrazione” ma ad “invarianza finanziaria” ovvero in assenza di risorse dopo che l’ex ministro aveva provveduto ad annientare le esperienze positive in favore dei grandi centri attraverso i tagli. Importante la norma che garantirà ai richiedenti asilo l’iscrizione anagrafica con tutti gli elementi essenziali, in epoca di pandemia, dall’accesso pieno al SSN al diritto all’istruzione. La Corte costituzionale aveva già abolito la limitazione. Difficile comprendere il giubilo di chi, nel Pd e non solo, parla di “cancellazione del salvinismo”. Le parti repressive restano, non c’è discontinuità col passato e non si delinea una prospettiva di futuro. Non possiamo poi ignorare che le due “leggi Salvini” non affrontano solo in maniera brutale l’immigrazione. In gran parte sono incentrate sulla “sicurezza” sul controllo / repressione del dissenso sociale, dai blocchi stradali, ai picchetti, all’occupazione di stabili eccetera. Tutto questo evidentemente va bene che resti così come è alla quasi totalità delle forze politiche.

Anche per questo col “bicchiere Lamorgese” non ci si potrà dissetare.

 

*Responsabile nazionale immigrazione PRC-S.E (da “Il Manifesto” del 15/10/2020

 

 

 





 

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