Un ricordo della compagna Maria Celeste Nardini

Un ricordo della compagna Maria Celeste Nardini

di Eleonora Forenza
Si è spenta ieri, all’età di 78 anni la compagna Maria Celeste Nardini, ex-parlamentare di Rifondazione Comunista. 
Non posso raccontarla tutta la storia di Celeste. Quando ci siamo conosciute, lei c’era già da sempre. E poi ci sarebbe stata sempre. Per me è stata, in tanti sensi, una fonte. Qualche anno fa la intervistai per la mia ricerca sul femminismo e il Pci, provando a restituire storia a donne per cui il politico si è fatto personale e il personale politico. Restituire quelle storie era anche un modo per comprendere meglio una genealogia: quell’incrocio pericoloso e travagliato, così denso di passione e tensione, fra femminismo e comunismo che tante di noi vivono.
Ed è in quell’incrocio che ho incontrato, la prima volta, Celeste. Io, neanche ventenne, avevo una improbabile salopette color glicine. Lei era già una compagna storica, proveniente dal Pci, dei luoghi di donne di Rifondazione, partito a cui mi ero da poco iscritta. Mi diede la parola un otto marzo, in una assemblea. Per un attimo fu il panico. Poi da lì cominciò tanta vita.
Celeste a me è sempre parsa serena, capace di una tranquillità generosa. Così era anche stasera, nonostante anni di lotta contro la sua malattia. Ora si affollano scompigliati i ricordi: i volantinaggi alla zona industriale, le vertenza Alcoa, Bosch, l’orchestra del Petruzzelli; le riunioni nel sottoscala di via Bovio; le manifestazioni a Gioia del Colle; le riunioni alla Taverna del Maltese di Lotto non solo a marzo; le manifestazioni fuori dalla Regione; la Conferenza delle donne di Rifondazione; le battute di Danny Sivo e Michele Damiani; l’esplosione di gioia quando Nichi vinse le primarie; il regalo che mi fece quando fui eletta; le prese in giro per il mio modo di camminare.
Nel 2008 prendemmo strade diverse. Fu un dolore e una perdita per tutte. Altre compagne e altri compagni possono raccontare meglio di me la sua militanza nel Pci, la sua esperienza da Senatrice e da dirigente prima di Rifondazione e poi di Sel. Io ora riesco solo a dire che stasera, quando siamo andate a salutarla, sotto casa sua c’erano le compagne. Che in quegli abbracci che ci siamo scambiate abbiamo condiviso il dolore della perdita, ma anche la consapevolezza delle relazioni preziose che abbiamo vissuto. Non smetteremo di abbracciarti. Non smetterò di ringraziarti. Ciao Celeste.

 

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