Dati Istat: ci vuole piano per il lavoro cominciando dal settore pubblico

Dati Istat: ci vuole piano per il lavoro cominciando dal settore pubblico

I dati sul lavoro pubblicati ieri dall’Istat confermano la drammaticità della situazione occupazionale del nostro paese che dovrebbero far riflettere sulla totale inadeguatezza delle politiche adottate da governi che da troppi anni portano avanti le ricette di Confindustria.

Il livello di occupazione ufficiale è sceso tra febbraio e luglio di circa 500.000 unità, mentre gli inattivi sono aumentati di più di 400 mila.

Ma il dato più preoccupante riguarda i giovani a conferma di una tendenza mondiale denunciata dall’Ilo che vede i giovani e le donne più penalizzati nella fase della pandemia: la disoccupazione giovanile è al 30%, peggio in Europa solo Spagna e Grecia e aumenta il numero delle giovani donne che non studiano né lavorano.

Questi dati confermano il totale fallimento di misure quali gli incentivi e le agevolazioni fiscali, il reddito di cittadinanza pentaleghista connesso a processi di precarizzazione del lavoro, le deroghe sui rinnovi dei contratti precari.

Quante smentite saranno ancora necessarie per abbandonare l’idea neoliberista per cui alla politica compete solo una funzione di stimolo lasciando ai mercati le scelte economiche (e sociali!) decisive?

Non ci stancheremo di ripeterlo: occorre un grande piano per milioni di posti di lavoro nella riconversione ambientale e sociale dell’economia, nel riassetto idrogeologico del territorio, nell’istruzione, nella sanità e nel welfare; avendo chiaro che è giunto il momento storico di una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro e di garantire l’accesso alla pensione a 60 anni. E occorre ricominciare colmando il gap nel pubblico impiego col resto d’Europa con almeno 1 milione di assunzioni.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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