Istat: l’economia va male perché crollano i consumi, e i redditi!

Istat: l’economia va male perché crollano i consumi, e i redditi!

I dati forniti dall’Istat con i conti economici trimestrali presentano un quadro peggiorativo rispetto alle previsioni avanzate precedentemente registrando la peggior caduta del Pil che non si registrava da 25 anni e un andamento sotto la media dell’Ue.
I dati danno per il secondo trimestre del 2020 un calo del 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2019 e una
variazione acquisita per il 2020 del 14,4%.
I dati testimoniano in generale il grande impatto negativo della pandemia da covid 19 e del conseguente blocco delle attività nel periodo considerato per il nostro paese.
Ma entrando nel dettaglio dei dati si scopre che il calo del pil è stato determinato principalmente dal calo della domanda interna (9,5%) e in particolare dal crollo dei consumi delle famiglie che diminuiscono mediamente del 12,4%.
E’ il dato più preoccupante perché rimanda al durissimo colpo subito dai lavoratori e dalle lavoratrici, quelli occupati pagati con cassa integrazione ricevuta spesso in ritardo e con pesanti decurtazioni salariali , quelli precari, disoccupati o impiegati nelle mille forme di lavoro semilegale o illegale che hanno ricevuto sussidi insufficienti e sempre in ritardo, i tanti rimasti senza reddito perché il lavoro l’hanno perso.
E’ la conferma delle intollerabili emergenze salariali e occupazionali che gravano sulle persone e l’economia del paese che rischiano seriamente di aggravarsi nella prossima a causa della tracotanza di un fronte padronale che pretende libertà di licenziamento e non vuole firmare i contratti.
L’unico modo per non subire l’offensiva neoliberista annunciata è la costruzione di un fronte di lotta ampio e unitario del lavoro e dei diritti per l’aumento dei salari attraverso la firma dei contratti e la loro applicazione universale, la difesa e il rilancio di buona occupazione anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, assunzioni nel pubblico per colmare il gap con gli altri paesi europei, la stabilizzazione dei precari, la richiesta di investimenti che garantiscano i diritti alla salute, all’istruzione alla casa, la fine delle discriminazioni per i lavoratori immigrati, la parità tra i generi nei luoghi di lavoro, il diritto alla pensione a 60 anni e un reddito di cittadinanza garantito a tutte e tutti, un piano per il lavoro incentrato sulla riconversione ambientale e la messa in sicurezza del territorio.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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