L’uranio uccide ancora

L’uranio uccide ancora

Gregorio Piccin*

Da almeno trent’anni l’uranio impoverito, utilizzato per rendere più micidiali i proiettili anticarro e i missili Cruise è stato impiegato dalla Nato nei suoi bombardamenti. Iraq, Bosnia, Jugoslavia…

Questo metallo pesante ha portato la guerra oltre la guerra. L’eredità mortale del suo impiego ha attraversato i fronti e la formale cessazione delle ostilità, ha colpito per decenni e (continua a colpire) indistintamente i civili e gli stessi militari Nato coinvolti nelle missioni.

In Italia, su tutto questo portato di responsabilità gravissime, i vertici militari e i ministri della Difesa che si sono succeduti hanno eretto un vero e proprio muro di gomma.

Vincenzo Riccio, presidente dell’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito (ANVUI), è da anni impegnato in una difficile battaglia per la verità e la giustizia. Già primo maresciallo dell’Aeronautica Militare è stato posto in congedo nel 2011 per un carcinoma neuroendocrino contratto a causa dell’esposizione ad uranio impoverito durante due missioni svolte in Iraq a Tallil (Nassiria) nel 2004 e nel 2006.

D: Come si è comportata l’Amministrazione all’atto del suo congedo?

R: Non mi è stata riconosciuta né la dipendenza da causa di servizio, né lo status di vittima del dovere come per la quasi totalità delle 7500 vittime dell’uranio impoverito. Sono stato praticamente buttato fuori senza troppi complimenti e successivamente abbandonato a me stesso. Il solo nominare la parola uranio nelle commissioni mediche militari provocava imbarazzo e tante volte mi sono sentito ripetere di lasciar perdere questa battaglia, perché mai si sarebbe riuscito a dimostrare il nesso tra le malattie che hanno colpito e colpiscono ancora i militari in questi ultimi 20 anni e l’esposizione all’uranio impoverito.

D: Secondo Domenico Leggiero, presidente dell’Osservatorio Militare sono almeno 370 i soldati italiani deceduti a causa dell’uranio impoverito. Per nessuno di questi c’è stato un riconoscimento?

R: Il nostro consulente legale Avv. Angelo Fiore Tartaglia è riuscito in questi anni ad ottenere 170 sentenze che condannano il Ministero della Difesa a risarcire, che provano indiscutibilmente il nesso tra esposizione e malattie, eppure nonostante questo il Ministero continua a negare, continua a presentare appelli che vengono regolarmente persi causando un ulteriore spreco di danaro ai danni della collettività.

D: Poi è arrivata anche la relazione finale della Quarta Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito presieduta dall’On. Gian Piero Scanu…

R: Si. L’On. Scanu, che oggi è presidente onorario della nostra associazione, ha svolto con encomiabile dedizione e serietà il suo compito, arrivando a scrivere nella sua relazione finale che le ”sconvolgenti criticità” scoperte nel settore della sicurezza e della salute sul lavoro dei militari “in Italia e nelle missioni all’estero hanno contribuito a seminare morti e malattie”. Ha inoltre elaborato una proposta di legge che avrebbe potuto rappresentare, se approvata, la prima concreta risposta dello stato alle vittime ed ai famigliari. Ma mentre la proposta di legge giace ancora in qualche cassetto di qualche commissione lui non fu inserito nelle liste del suo partito per le successive elezioni politiche.

D: In qualche modo l’uranio impoverito ha colpito anche lui. E il muro di gomma sta sempre lì…

R: E’ gravissimo che, in un paese che si dice democratico, un ministero cosi importante e delicato come quello della Difesa possa agire indisturbato senza indirizzo politico, infischiandosene di centinaia di sentenze di condanna, ignorando i risultati di una Commissione d’inchiesta Parlamentare, non dando spiegazioni riguardo le gravissime mancanze in tema di sicurezza sul posto di lavoro denunciate recentemente dal generale Vannacci e dal colonnello Filomeni. Ed è inquietante che l’attuale Ministro della Difesa non dica una parola riguardo le rivelazioni e le accuse gravissime mosse dai due alti ufficiali ai vertici delle FF.AA. negli esposti depositati presso la Procura della Repubblica di Roma e la procura Militare. Forse nel muro di omertà che per 20 anni ha impedito di fare luce sulla vicenda si stanno aprendo delle crepe importanti.

 

*Responsabile Pace PRC-S.E.


 

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