Bergamo: Fontana fermi la strage, chiudere subito fabbriche e aziende non essenziali. Il presidente con propria ordinanza può farlo.
Pubblicato il 19 mar 2020
In provincia di Bergamo è in corso una strage. L’emergenza coronavirus ha superato di gran lunga il livello d’allarme: i contagiati sono moltissimi, i morti diverse migliaia, molti di più di quel che si dice perché troppi, tantissimi non vengono conteggiati come colpiti da coronavirus. Sono vittime non solo del virus ma anche dell’irresponsabilità delle nostre istituzioni subalterne al padronato.
Fin dall’inizio abbiamo dato voce ai cittadini che in provincia di Bergamo denunciavano inascoltati una diffusione esponenziale dei contagi, chiedendo per alcuni comuni e zone industriali focolaio lo stato di zona rossa.
Rifondazione Comunista chiede da tempo che il governo chiuda tutte le attività non essenziali in tutto il territorio nazionale e riteniamo gravissimo che non sia stato fatto assecondando Confindustria. Ma la responsabilità è innanzitutto della Regione Lombardia che potrebbe intervenire direttamente come hanno già fatto con ordinanze il Presidente dell’Emilia Romagna e quello dell’Abruzzo.
Governo e Regione sono sordi di fronte ai tanti appelli del mondo del lavoro sui rischi enormi derivanti dalle migliaia di aziende ancora aperte nonostante le loro produzioni non siano essenziali.
Sono molte migliaia i lavoratori che tutti i giorni si spostano, spesso su mezzi pubblici affollati, per raggiungere aziende nelle quali mancano le condizioni per lavorare con un grado di protezione neanche lontanamente assimilabile a quello tassativamente previsto per l’insieme della popolazione.
Così, invece che arrestarsi, cresce il numero di contagi tra i lavoratori che a loro volta contribuiscono ad estendere i contagi anche chi non lavora.
Quanto scriviamo per Bergamo vale anche per la provincia di Brescia. Parliamo delle aree più industrializzate del paese dove non a caso la diffusione del contagio è enorme perché in troppi non possono restare a casa.
Governo e Regione la smettano di ascoltare irresponsabilmente le ragioni del profitto a tutti i costi e se non vuole sentire le grida dei lavoratori, seguano almeno l’esempio di persone come il presidente degli industriali bresciani che ha chiuso le sue fabbriche: decreti immediatamente la chiusura di tutte le produzioni e attività non essenziali. Ascoltino le parole del sindaco di Brescia.
In assenza di una tempestiva iniziativa del governo la Regione Lombardia svolga finalmente il proprio compito istituzionale di tutela della salute di tutti i cittadini: utilizzi i propri poteri per dichiarare Bergamo e Brescia zone rosse e fermi tutte le produzioni e le attività lavorative non essenziali.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, segretario regionale Lombardia
di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
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