8 e 9 marzo divieto di sciopero. Che c’entra il coronavirus?

8 e 9 marzo divieto di sciopero. Che c’entra il coronavirus?

Ben comprendiamo le ragioni per cui, a causa delle emergenze determinate dal Covid 19 sono state sospese tutte le manifestazioni culturali, sportive e politiche che prevedano grandi assembramenti, spostamenti di persone, allo scopo di evitare ogni forma di possibile contagio. Lascia invece perplessi il “divieto di sciopero”. Ovvero, anche se si resta a casa, anche se non si si può recare, per le stesse ragioni al lavoro, resta l’obbligo di non fermare nessun comparto produttivo o di servizi e quindi operare da remoto? Ed è quindi sospesa la scelta legittima, che si paga con una giornata in meno di retribuzione, di manifestare per le mille questioni che l’8 marzo propongono ogni anno all’attenzione mediatica ma che di fatto sanciscono forme di violenza, di discriminazione e di patriarcato in vigore tutto l’anno? A che scopo vietare che l’attenzione si sposti dal virus per mettere in risalto una giornata di importanza mondiale? È insopportabile che le lavoratrici possano stare a casa solo o obbligate a lavorare da casa o dalla necessità di accudimento della prole vista la chiusura delle scuole, ma non possano farlo per protestare contro il patriarcato e la violenza che quotidianamente subiamo in un paese dove spesso i violenti hanno le chiavi di casa. Ci attendiamo risposte dagli attori politici che hanno imposto questa, a nostro avviso, totalmente errata decisione.


 

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