Il cinema come passione politica

Il cinema come passione politica

di Citto Maselli* -

Gian Maria Volonté. Un ricordo dell’attore scomparso venticinque anni fa, con cui il regista aveva lavorato in «Il Sospetto». Le capacità interpretative e la militanza comunista

Gian Maria Volonté è stato un grande. Grande attore e collaboratore diretto e indiretto alla regia dei film di cui era protagonista. Sono venticinque anni di un grande vuoto per il cinema italiano che non ha più avuto un interprete alla sua altezza. Ma un grande vuoto anche per la scomparsa di molti dei grandi registi che con lui hanno lavorato, primo fra tutti Elio Petri. Io mi sono trovato a lavorare con lui ne Il Sospetto (1975), storia di un militante comunista che nel 1934 dall’esilio in Francia viene mandato dal Partito comunista italiano clandestino in missione nell’Italia fascista. Gian Maria ha dato a questo personaggio una verità umana, politica ed etica straordinaria e mi ha aiutato a rendere insieme poetica e tragica la storia che raccontavo. Vero è anche che aveva un carattere molto difficile e che a volte bisognava faticare per non litigare. Tuttavia il ricordo del lavoro con lui è bellissimo ed emozionante solo a ripensarci.

MA Il Sospetto è stata un’esperienza straordinaria anche perché era prodotto dagli Enti cinematografici di Stato, da poco fondati, e perché era un film sul comunismo fatto da tre comunisti, iscritti al Pci: Franco Solinas, che ha sceneggiato con me il film, Gian Maria e io stesso. E – nonostante questo o forse per questo – andò benissimo nelle sale cinematografiche, oltre che per la critica. Fu discusso e fece discutere non solo le sezioni del Pci ma i circoli dell’Arci e di tutto l’associazionismo democratico di allora.

Forse è per questo che nelle rievocazioni di oggi Il Sospetto è stato quasi cancellato.
Perché di Gian Maria Volonté va ricordata, insieme alle straordinarie capacità interpretative e all’intelligenza eccezionale, anche la sua militanza comunista. Militanza che ha riguardato non solo le scelte artistiche della sua vita ma anche la partecipazione alle battaglie politiche, sociali e culturali di allora, da quella per la corrispondenza «voce-volto» per gli attori italiani alla partecipazione al film documentario sulla morte di Pinelli. E il grande vuoto riguarda anche la passione e la militanza civile e politica del mondo della cultura di oggi.

*Il Manifesto, 7 dicembre 2019

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