BRASILE – La lotta continua per democrazia, sovranità nazionale e diritti del popolo

BRASILE – La lotta continua per democrazia, sovranità nazionale e diritti del popolo

di Walter Sorrentino*

 

Abbiamo raggiunto una grande conquista democratica strappando Lula dal carcere di Curitiba. Il movimento che ha coinvolto PT/Partito dei lavoratori, PCdoB/Partito comunista del Brasile e Psol/Partito socialismo e libertà, MST/Movimento dei senza terra, centrali sindacali e UNE/Unione nazionale degli studenti e altre centinaia di organizzazioni del Fronte Brasile Popolare e Popolo senza Paura ha acquistato una dimensione nazionale e intenazionale significativa come poche volte nella storia politica del apese, mobilitando il mondo della cultura e dell’intelletualità, soprattutto fra personalità democratiche di chiara fama dell’ area giuridica e anche governi e governanti democratici.

La mobilitazione ha portuto anche contare sul coinvolgimento diretto di ampi settori progressisti e dei sinistra delle Americhe, in Europa, Asia e Africa. Non si può dimenticare il ruolo preminente di Cuba, del suo governo e, in modo intenso, del Partito comunista che ha raccolto firme di circa il 20% della popolazione dell’isola.

La difesa giuridica di Lula, unita all’ impostazione politica, ha saputo sfruttare le contraddzioni che si sono andate accumulando in presenza dell’autoritarismo bolsonarista e ha agglutinato, nel giudizio decisivo del STF/Supremo tribunale federale sui ricorsi di costituzionalità dell’ OAB/Ordine degli avvocati del Brasile e del PCdB, l’ élite del pensiero giuridico democratico brasiliano.

Lula non è ancora in pieno possesso dei suoi diritti politici. Non ha avuto accesso ad un giusto processo, al debito processo penale, alle garanzie individuali. La privazione della sua libertà è stata incostituzionale. È stato liberato in seguito alla resistenza che abbiamo costruito e a conflitti e dispute che hanno coinvolto la Lava Jato e il governo da un lato , il STF e il Congresso nazionale dall’altro. Ma gli sbirri autoritari non desisteranno dai loro cavilli giuridici fino a quando non lo toglieranno dalle competizioni elettorali.

La convivenza di Lula fra noi darà un’ enorme spinta alle notre lotte, per la sua potenza di leader, per il suo partito, la sua rappresentatività e capacità di dialogare. Nel quadro attuale di forze, rende possibile il cambiamento del livello della lotta dell’opposizione nella resistena al neoliberismo.

Tuttavia, con realismo, Lula raggiungerà libertà e diritti solo nell’ambito di un ampio movimento democratico e di mobilitazione popolare. Tale lotta va a favore di tutto il popolo brasiliano. È necessario paralizzare l’offensiva strategica di Bolsonaro volta ad istituire un nuovo ordine politico, economico e sociale nel paese, cercando di impedire i percorsi istituzionali attraverso i quali le forze popolari e progressiste possono giungere al governo. In questa marcia per il bolsonarismo è fondamentale promuovere una scalata autoritaria come quella in corso. Dobbiamo avere come bersaglio delle nostre lotte il radicalismo del clan bolsoniano, i segmenti dello Stato nazionale che si sono resi autonomi e che agiscono per criminalizzare la politica, la lotta sociale e le forze progresssite di sinistra, contro gli interessi nazionali, con ampie manovre giudiziarie e giuridiche nel disprezzo delle leggi, come è già stato evidente nell’ Operazione Lava Jato.

È necessario e possibile isolare e sconfiggere Bolsonaro su questo terreno. Per questo, la lotta per la democrazia, la Costituzione del 1988, lo Stato democratico di diritto e le garanzie fondamentali devono essere un’asse di unità della opposizioni in Brasile, incorporando tutti coloro che, mossi da qualsiasi contraddizione, possano dare voce al sentimento maggiortario della società civile che non dà sostegno alle aggressioni autoritarie del governo Bolsonaro.

La piena libertà è fondamentale per la lotta del popolo brasiliano e inseparabile dalla lotta per riprendere lo sviluppo sovrano, una vita migliore per i brasiliani, l’integrazione regionale del subcontinente, insomma un nuovo programma innovatore e audace per affrontare le piaghe del neoliberismo senile e della contro offensiva in America del Sud e nei Caraibi.

La sinistra politica e sociale e le forse progressite devono guidare questo fronte ampio e, allo stesso tempo, promuovere una convergenza programmatica per togliere il paese dalla crisi. Oggi, come prima, il problema reale è unire, coordinare, mobilitare, ampliare la capacità di resistenza nel Congesso e nella società civile. Per questo è neceassairo coltivare le coscienze, riprendere la capacità di parlare alla maggioranza della società, a quell’immenso centro sociale nel quale abbiamo parso parte della fiducia e che non si vede rappresentato dalla polarizzazione politica di blocchi. Il rischio è un voto di protesta, non di progetto.

È irrimandabile trasformare l’indignazione in presa di coscienza nella maggiornaza della sociatà. Noi, combattenti politici/che e sociali, non avremo riposo fino a quando non paralizzeremo l’offensiva bolsonarista e la demolizione dei fondamenti della nazione.

 

*Medico, vicepresidente nazionale del PCdoB, del coordinamento nazionale del Fronte Brasile Popolare.

Fonte: http://www.vermelho.org.br/, 18 novembre 2019, traduzione di Teresa Isenburg

 

 

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