Zitti, zitti….

Zitti, zitti….

di Stefano Galieni*

Abbiamo ritenuto doveroso aderire all’appello che segue perché non possiamo restare in silenzio rispetto a quanto, in silenzio sta per avvenire. Il 2 febbraio del 2017, giorno di cui vergognarsi nella storia dell’Italia repubblicana, l’allora primo ministro Gentiloni ratificò un accordo triennale con il governo libico riconosciuto dall’UE e dall’ONU, il governo Serraj, un accordo mediante il quale, in cambio della certezza di poter fermare la fuga di richiedenti asilo e rifugiati, Italia e, mettendo a disposizione risorse economiche di conseguenza l’Unione Europea, prendevano specifici impegni con il paese nordafricano. Mezzi militari per costituire una cosiddetta Guardia costiera libica per fermare i fuggitivi, centinaia di milioni di euro per realizzare e gestire centri di detenzione in Libia, fondi per implementare i controlli nei confini meridionali del paese africano, per favorire i rimpatri “volontari” dalla Libia ai paesi di provenienza, per rafforzare gli strumenti di repressione. Investimenti che hanno permesso di trasformare i trafficanti di esseri umani e di petrolio in funzionari dello Stato che continuano a gestire i loro traffici ma vestendo una divisa e disponendo di una autorità che li pone al di sopra delle parti. In questi 3 anni le condizioni in Libia sono solo peggiorate. Mentre infuria una guerra civile continua di cui poco si parla, mentre le milizie l’un contro l’altra armate si dividono il controllo del territorio in un sistema che non è errato definire mafioso, mentre si continua a torturare e a violentare nei centri di detenzione alla faccia del controllo degli organismi internazionali, il governo libico arriva addirittura a imporre con un proprio documento inviato in Italia i propri ordini. “Le Ong che intervengono nei pressi della zona SAR (Search And Rescue) libica, prima di operare soccorsi debbono chiedere il permesso alle autorità libiche. E per far capire che da Tripoli non si scherza, due giorni fa mentre la nave dell’Ong spagnola  Proactiva Open Arms si accingeva a portare soccorso a naufraghi, da una motovedetta italiana, battente bandiera libica, sono partiti in aria colpi di fucile di avvertimento. Vietato soccorrere insomma. Dei risultati dell’accordo (in realtà è un Memorandum) fortemente voluto dal Ministro Minniti ne ha beneficiato il suo collega Salvini che oggi rivendica di aver ridotto gli sbarchi e di aver fatto diminuire il numero dei morti in mare. Una vergonosa e squallida menzogna. Già nel 2017 per ogni 38 persone che tentavano la traversata in mare 1 non arrivava vivo. L’anno successivo il rapporto è divenuto di 1 a 14. Questo perché grazie agli accordi italo libici, “grazie” al Codice di condotta per le Ong, il tratto di mare che va dai porti libici fino a Lampedusa e poi alla Sicilia è divenuto un deserto. Non ci sono più, neanche a vigilare gli assetti di Frontex e di Euronav For-Med, o delle altre missioni europee che avevano il compito di controllare i confini ma l’obbligo almeno di salvare le persone, non passano più le navi mercantili nel timore di doversi fermare per soccorrere, restano poche le navi delle Ong spesso a rischio o di colpi di arma da fuoco libiche o di sequestro in nome delle “Leggi sicurezza” di Salvini e Di Maio. Perché è urgente opporsi nel silenzio del parlamento? Il Memorandum italo libico prevede, all’articolo 8 che se prima dei tre mesi dalla scadenza del suddetto non intervengono decisioni delle parti per modificare gli accordi il patto si intende rinnovato tacitamente. E il giorno è arrivato. Dal 2 novembre non si potrà intervenire e per altri 3 anni l’Italia sarà ancora colpevole di infinite sofferenze e anche di tante vite perse. Sappiamo che molto probabilmente le nostre firme e la nostra presa di posizione, mai cambiata da allora oggi, sono minoritarie e difficilmente potranno affermarsi. Ma dovremmo presto dire da che parte stavamo e, con i nostri mezzi, lo riaffermiamo.

http://osservatoriosolidarieta.org/libia-appello-urgente-contro-rinnovo-accordo/

Per aderire

cartamilanosolidarieta@gmail.com

*www.transform-italia.it

 

 

 

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