Napoli: Rifondazione Comunista con i lavoratori della Whirlpool in difesa del posto di lavoro e del tessuto produttivo dell’area metropolitana di Napoli

Napoli: Rifondazione Comunista con i lavoratori della Whirlpool in difesa del posto di lavoro e del tessuto produttivo dell’area metropolitana di Napoli

La vicenda Whirlpool racconta la storia di un paese, l’Italia, e della devastazione del suo apparato produttivo per l’opera congiunta di politiche liberiste, Privatizzazioni delle industrie base del sistema italiano, ristrutturazioni e delocalizzazioni dentro le logiche di una globalizzazione  in cui ha prevalso in tutto il mondo  il modello “Export-Oriented”

E’ noto che il settore del “bianco” (lavatrici, frigoriferi) è stato tra gli artefici del boom industriale nei lontani anni ’50 e ’60 e tra i fattori trainanti del tentativo di industrializzazione al Sud.

C’era, però, un diverso modello di sviluppo, in cui il mercato interno aveva un suo peso, e l’Italia aveva un sistema ad economia mista con un rilevante settore pubblico dell’economia.
Il declino di questo settore ha cause in parte simili a quello di altri pezzi del nostro apparato industriale e, in parte, specifici.
Fino agli anni ’90 il nostro Paese nel campo dei “beni di consumo durevoli” aveva una posizione leader, giungendo a produrre il 45% degli elettrodomestici europei e ancora nel 2002 si producevano 30 milioni di pezzi. Oggi sono scesi  al di sotto dei 10 milioni, pari a meno del 10% (per i dati citati si veda il SOLE-24 ORE del 9/10/2019).
Insomma, la crisi dello stabilimento napoletano non è un fulmine a ciel sereno, così come non  lo è il fatto che le multinazionali chiudano anche stabilimenti attivi, perché con le delocalizzazioni cercano nuovi siti in zone dove possono ulteriormente massimizzare i propri profitti. Il quadro è aggravato dal fatto che le leadership politiche liberiste, ancora convinte della bontà delle dinamiche spontanee del mercato e dei profitti,  volutamente rinunciano a politiche industriali che non siano i meri incentivi, rinunciando a un intervento pubblico diretto, l’unico nel contesto attuale in grado di invertire il trend della spoliazione dell’industria del Paese.
L’Italia è non solo è al di sotto della media – già bassa – dell’ Eurozona per gli investimenti pubblici ( il 2,2% del PIL contro il 2,7% europeo), ma diversamente da altri paesi non fa quanto necessario per difendere il proprio patrimoni industriale.
Pertanto, nel confermare la doverosa solidarietà ai lavoratori della Whirlpool e dell’indotto, è ancora una volta importante porre al centro una diversa politica economica che non porti alla desertificazione di interi territori ormai non soltanto meridionali.
Il Governo deve decidere finalmente di fare politiche industriali alla luce di un’idea di paese,  e di società che mettano al primo posto l’ambiente e il territorio e la buona occupazione e su questa base intervenire per fermare la desertificazione produttiva che sta colpendo interi territori mettendo a rischi centinaia di migliaia di posti di lavoro. Le istituzioni locali e regionali debbono fare la loro parte: la Città Metropolitana di Napoli, ad esempio, ha precise competenze nel campo dello sviluppo economico. In altri territori (si vedano le Città Metropolitana di Bologna e Firenze) sono stati costituiti  Tavoli metropolitani di salvaguardia del patrimonio produttivo o “unità di crisi” e, in tal senso, si sta muovendo la nostra Consigliera Metropolitana, Elena Coccia, con passi formali verso il Sindaco Metropolitano.
Infatti la gravità sociale della situazione richiede che tutte le Istituzioni evitino polemiche e teatrini: in ballo c’è il futuro produttivo della terza città d’Italia.

Le proposte in campo, a pochi giorni dalla chiusura del sito napoletano, sono ancora molto fumose, in realtà il Governo oscilla tra misteriose “azioni unilaterali” nei confronti della multinazionale e la prosecuzione, col decreto imprese, della strada  degli incentivi, la Regione ha offerto una disponibilità di fondi fino a 20 milioni all’interno delle agevolazioni previste per le Zone Economiche Speciali (ZES), è vagamente comparsa anche l’ipotesi di applicazione della “legge Marcora”.

L’ impressione è che si voglia fare “ammuina” e di fronte a tanta voluta confusione acquista senso una richiesta d’intervento pubblico che non sia visto tanto come misura-tampone ma come avvio di una diversa politica economica che vada anche contro le direttive europee sugli “aiuti di Stato”.

Come Rifondazione Comunista, siamo impegnati nel sostegno alla lotta della Whirlpool, per l’occupazione e la salvaguardia del tessuto produttivo del nostro territorio con varie iniziative:

- adesione alla campagna “Napoli non molla”

- adesione e  partecipazione allo sciopero generale dell’area napoletana previsto per il prossimo 31 ottobre contro la chiusura del sito di Via Argine e per un piano di sviluppo per il Mezzogiorno.

- attivo unitario delle forze della sinistra d’opposizione napoletana venerdì 8 novembre sui temi dell’occupazione e dell’economia del territorio

Antonello Patta responsabile nazionale lavoro del PRC

Rosario Marra segretario provinciale PRC Napoli

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