Autonomia differenziata anche per la Campania? Rifondazione Comunista dice: no, grazie

Autonomia differenziata anche per la Campania? Rifondazione Comunista dice: no, grazie

In questi giorni sul sito della Regione Campania è apparsa la “Proposta di Accordo preliminare in merito all’intesa prevista dall’art. 116, terzo comma, della Costituzione tra il Governo della Repubblica Italiana e la Regione Campania”.
È una iniziativa sbagliata nel metodo e nel merito, così come era sbagliato il voto positivo in Consiglio Regionale dei mesi scorsi con l’accettazione della “sfida di competitività” dell’autonomia differenziata sulla scorta delle richieste di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Pur se le materie richieste oggi da De Luca non comprendono la regionalizzazione della scuola e le gabbie salariali per i contratti di lavoro, l’atto di questi giorni resta grave. Se anche la Campania rivendica maggiore autonomia viene legittimato, di fatto, il formidabile vulnus all’unità sociale del Paese che progettano i leghisti: essi vogliono che in Italia non ci sia più una scuola pubblica unitaria, un unitario costo del lavoro e unitarie prestazioni sanitarie e assistenziali.

È piuttosto singolare che De Luca presenti la sua iniziativa come contrasto “intelligente” ai piani leghisti, e non si accorga che è invece pochissimo intelligente accettare il principio della concorrenza territoriale, e lasciare il campo libero a richieste sempre più ampie di autonomia. L’attuale modello di sviluppo di tipo liberista, del resto, è particolarmente sfavorevole proprio per le Regioni deboli, in quanto la competitività tra territori non può che avvantaggiare chi è più forte e finisce con l’istituzionalizzare un Paese a due velocità già largamente realizzatosi.

Purtroppo la storia è maestra di vita ma ha pochi scolari: la rincorsa delle iniziative leghiste è già stata fallimentare nel passato (si pensi alla riforma del titolo V parte II della Costituzione fatta, almeno in apparenza, per accontentare la Lega). – In questo contesto, con gli attuali rapporti di forze e in piena stagnazione economica, le richieste contenute nella proposta in questione di “conseguire il riequilibrio tra Nord e Sud” o la richiesta di garanzia delle “risorse necessarie data la ridotta capacità fiscale per abitante del territorio” o, ancora, quella di “costituire il fondo perequativo di cui all’art. 119, terzo comma, della Costituzione” appaiono, oggettivamente, come delle vere e proprie “foglie di fico” miranti ad avvalorare l’immagine di una presunta autonomia differenziata “buona” contrapposta ad una cattiva.
Per il Meridione qualsiasi compromesso al ribasso sull’autonomia differenziata – magari sotto forma di una sua realizzazione “soft”- non può essere che un ulteriore aggravamento della condizione dei suoi giovani, disoccupati, precari e del suo patrimonio industriale, culturale e dei servizi.

Per dirla in breve, noi pensiamo che, ancora una volta, le classi dominanti del Sud si stiano preparando a qualche forma di scambio politico con i poteri forti concentrati soprattutto al Nord.
E pensiamo che il significato politico della iniziativa di De Luca sia proprio di dire al governo: “io sono qua e sostengo anch’io il principio dell’autonomia. Vediamo di metterci d’accordo…”
L’esatto opposto di ciò che dovrebbe fare una regione come la Campania!

Per come la vediamo noi di Rifondazione Comunista, LA REGIONE CAMPANIA DOVREBBE PROPORRE ANZITUTTO UN RADICALE CAMBIAMENTO DELL’ATTUALE MODELLO DI SVILUPPO.
INOLTRE, NELLO SPECIFICO DELL’ART. 116, CO.3, BISOGNEREBBE CHE SPINGESSE PRELIMINARMENTE PER UNA LEGGE DI ATTUAZIONE DI QUESTA DISPOSIZIONE COSTITUZIONALE, CHE CHIARISCA IL PERIMETRO E I CONTENUTI DELLE “ULTERIORI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA”, SENZA DELEGARE ALCUNCHÉ AD UNO SCIAGURATO SCHEMA PATTIZIO TRA GOVERNO E SINGOLA REGIONE.

Rino Malinconico Segretario Regionale PRC Campania
Rosario Marra Segretario Provinciale PRC Napoli

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