Periferia, Piazza bella piazza

Periferia, Piazza bella piazza

Stefano Galieni*

Piazza bella piazza. No non parliamo delle immensa e straordinaria manifestazione di Verona, dove le compagne hanno spiegato che l’orologio dei diritti non torna indietro, ma di una piazza nascosta, più piccola e meno mediatica certamente, ma di cui siamo parte. Roma, fermata metro Rebibbia, alle 15.30 si è radunato il concentramento che ha dato vita al corteo in difesa del parco di Aguzzano. Una storia bella e vera, che è giusto raccontare a chi non conosce Roma. La periferia est, i quartieri di San Basilio, Ponte Mammolo, Casal De’ Pazzi, un tempo erano roccaforte rossa, quartieri di conflitto e di costruzione di socialità, oggi lasciati dalla politica nel deserto. Un parco regionale, vero polmone verde, 5 Casali abbandonati nominati comunemente Casale Alba seguiti da un numero progressivo. Nel Casale Alba 2 si è realizzato dal 2012, uno spazio sociale in cui intervengono numerose associazioni, dal centro anziani, al gruppo sportivo, dall’associazione che si occupa delle mamme con bambini piccoli, detenuti nel vicino carcere di Rebibbia, a chi tenta di rivitalizzare il quartiere, al Museo. Un museo, perché nell’area del parco sono stati rinvenuti resti preziosi e ben conservati del pleistocene, ed uno dei Casali (Alba 1) voleva essere utilizzato per rendere visibile parte del materiale museale e realizzare un parco archeologico didattico multimediale, che non solo potrebbe attirare turismo (è estremamente ben conservato) ma ottenere finanziamenti e sostegni, creare persino posti di lavoro, su progetti della Regione, di Roma Capitale e persino dell’UE. Ma la giunta municipale pentastellata, antisistema solo a chiacchiere, ha approvato una delibera per cui nel Casale destinato al museo potrebbe sorgere una mega pizzeria e poi chissà, magari anche un “bel parcheggio”, fregandosene dei vincoli paesaggistici. Alla delibera che di fatto apriva l’ingresso ai privati nel parco, l’amministrazione ha risposto con la totale assenza e col rifiuto di qualsiasi volontà di confronto. Alla riunione della “Commissione per la Trasparenza” la giunta ha preferito non presentarsi neanche, salvo poi far intimidire gli attivisti del parco con visite poco gradite della polizia municipale. Ma la risposta di piazza, superiore alle aspettative, c’è stata sabato 30 marzo. Una convocazione porta a porta, un sostegno di alcune testate come Left e Internazionale, le vignette e la vicenda raccontata a fumetti da Zero Calcare (che abita in queste zone), hanno fatto si che in un sabato soleggiato e pieno di iniziative, si ritrovassero nella periferia romana almeno un migliaio di persone, tante le/i giovanissimi, per difendere il proprio territorio. Se a 15 anni sgomiti per tenere lo striscione e se sfilano insieme scout e compagni di vecchia data e di storie differenti, se le persone dai palazzi costruiti dalle “cooperative rosse” negli anni Settanta, ti guardano e ti applaudono, riconoscendosi nelle tue vertenze, significa che hai toccato un elemento importante insieme politico e sociale. Il corteo del 30 marzo è insieme una tappa e un inizio. Il forum di associazioni del territorio che si è costituito attorno alla difesa del parco e contro le speculazioni, spera di essere riconosciuto e partecipato dalle istituzioni ma nel frattempo agisce come soggetto plurale. C’è scarsa fiducia nella politica e nei partiti, ce ne è ancora nelle persone anche se rappresentanti di partito ed è stato un bene che la segreteria del Prc di Roma fosse presente al corteo in maniera molto rappresentativa. Ma questa piazza, meticcia, popolare,  complessa, che si riappropria dello spazio pubblico, di una periferia che spesso è raccontata come barbara e ormai in mano ai fascisti, è un altro volto di questo paese. Il volto di chi, dal basso, ha conservato una propria identità politica, un proprio schierarsi, contro i governi dei poteri forti e della paura e che, a modo suo reagisce. Se in piazze di questo tipo, chissà quante ce ne sono, continuiamo a starci, senza la pretesa di appropriarcene, (nessuno è in grado di farlo) ma con la consapevolezza di poter dare e ricevere, forse ricostruiamo veramente un senso di appartenenza non proprietaria. Non è impossibile e in piazze del genere, popolari e non populiste, complesse ma non contraddittorie, in cui rimettere anche in discussione il proprio ruolo, dobbiamo starci. Ne vale la pena e non solo per i numeri o per le facce giovani ma per la nostra prospettiva di comuniste/i

*Resp. Pace, Immigrazione e Movimenti PRC-S.E.

 

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