Un poeta al circolo

Un poeta al circolo

Maria R. Calderoni

Simone è dolce e amaro, lieve e duro, dipende. Simone – Simone Di Rocco – è un poeta, il poeta del nostro circolo (il circolo “Concetto Marchesi” in via A. Doria a Roma) che ha infatti questo privilegio. Un poeta tra le righe. E noi ce lo teniamo caro.

Lieve? Eccolo, vediamolo in questo suo ultimo libro, ” Il restauratore di parole”, (edizioni Il Calamaio).  Lieve per papà suo, <che leggeva tanto coi suoi occhiali piccolini e sottolineava le poesie di Pasolini>.

Lieve per mamma sua, <grazie per avermi capito, grazie per avermi lasciato sbagliare>. Ma lieve anche per <una rimpianta Festa dell’Unita, dove si mangiava tutti allo stesso tavolo>. E per quell’amico che -

malinconico e solitario, sa però trovare tante persone <nei suoi nascondigli>. Ma anche per quella <bella banda di ragazzi puliti>, che <mai e poi mai> sarà <una banda di ragazzi falliti>. E anche per quella sua matita <dimenticata nel diario>, quella che <scarabocchia> il suo <puerile orgoglio>. E anche per quella ragazza sconosciuta che <piange in metrò e che con la gomma cancella dall’album le lacrime della sua vita>. E per l’ospedale coi palloncini, l’ospedale dei bambini che lui immagina <usciti tutti quanti sani, contenti e guariti>.

Ma non è sempre festa. Non sempre roba lieve. Ancora a cominciare da se stesso, da quel suo carrettino <pieno di cianfrusaglie>, Simone diventa duro. A seguire, c’é Roma in prima fila, quella Roma sfigurata <che piove fango e detriti assertiti a una omertosa mafia capitale>. E che se ne infischia dei tanti senzatetto, <bagnati e lenti>.

Nella sua scala di no, c’è <questo Paese di plastificati protagonisti> in cui viviamo. E ci sono <certi padri> che <non lo saranno mai o non all’altezza>. E soprattutto certi padroni delle ferriere che erigono <precarie impalcature>, da cui <un poverissimo cristo che ha solamente un chiodo, cade nel vuoto indifferente e silente>, già. E certi meschini che sporcano e inquinano, credendo che <la terra sia un cestino>. E certi ingannati, <la cui esistenza è un purgatorio! ma trovano conforto <se entrano all’emporio>.

Duro e accusatore, Simone. Viviamo in un Paese dove esiste <la moderna schiavitù>, per esempio quella là, nella

<dimenticata campagna del Sud, che campa con la disumana risorsa di raccogliere pomodori, sotto un sole che spacca le mani, mentre fruste ed ordini dei caporali radono al suolo una loro umiliata dignità>. È così, ma <non si può tacere più la loro povera storia, buttiamo giù le baracche dell’indifferenza>.

È così, ma non solo. Viviamo, dice, in un mondo devastante. Dove  <il silenzio é imperante, la politica dilettante, il pensiero latitante, la mediocrità comandante, il disimpegno trionfante>…

È così: per dirla nella stessa rima, scoraggiante. E anche peggio. <Siamo in un pianeta pazzo>, e perciò, <pensa con la tua testa, ragazzo>; e non tagliare più <

il tuo pensiero con l’accetta>. E perciò, ragazzo, è necessario <ricostruire questa nostra Italia dalle fondamenta, e dare a ogni bimbo una favola nuova, così si addormenta>.

Bel  programma, Rocco.

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