Lula scrive dal carcere alla direzione del PT

Lula scrive dal carcere alla direzione del PT

Dal Brasile pubblichiamo la lettera che l’ex-Presidente Lula scrive alla Direzione del suo Partito, il Partito dei Lavoratori (PT). Un documento importante, scritto dal carcere dove il golpismo giudiziario è riuscito a rinchiuderlo, condannato a 12 anni senza prove dal prossimo ministro dell’ingiustizia.
E’ un documento che parla anche a noi, impegnati nella stessa battaglia contro l’avanzata delle destre autoritarie ed il “fascismo del secolo XXI°.
Il PRC è impegnato nella campagna per la liberazione di Lula, sia in Italia che a livello internazionale. In Italia (il 13 dic. a Napoli ed il 14 dic. a Roma) si terranno due importanti iniziative con la giovane candidata a Vice-Presidente del Brasile, la compagna Manuela D’Avila, del Partito Comunista del Brasile (PCdoB), iniziative di cui daremo conto in una prossima nota.
Buona lettura
M.C.

30 Novembre 2018

 

Compagne e compagni,

 

Dal profondo del mio cuore vi ringrazio per tutto ciò che avete fatto  durante la campagna elettorale così difficile che abbiamo vissuto, assolutamente fuori dalla normalità democratica. Voglio estendere il mio abbraccio e la mia gratitudine a tutti i membri del nostro partito per la loro generosità e il coraggio mostrati nella campagna più sordida che sia mai stata fatta contro un partito politico in questo Paese.

 

Ringrazio la mia collega Gleisi Hoffmann e la nostra intera leadership nazionale per aver tenuto unito il Partito dei Lavoratori (PT) in tempi così difficili; per aver sostenuto la mia candidatura sino a che è stata possibile e per essersi pienamente impegnato, con grande forza, nella candidatura del professore Fernando Haddad.

 

Ringrazio il nostro compagno Fernando Haddad per avergli dato tutto il cuore per la missione che gli abbiamo affidato. Ha affrontato con dignità le bugie, la violenza e il pregiudizio. Ha concluso la campagna elettorale come leader brasiliano riconosciuto a livello internazionale.

 

Ringrazio la nostra compagna Manuela D’Avila, candidata alla vicepresidenza, e tutti i partiti che ci hanno accompagnato con grande lealtà in questo viaggio.

 

Saluto i quattro governatori che abbiamo eletto, in particolare Fatima Bezerra, così come quelli che non hanno ottenuto la rielezione, ma non hanno rinunciato alla lotta per i nostri ideali. Saluto i senatori, i rappresentanti eletti e tutti coloro che generosamente hanno sostenuto i candidati.

 

La vostra lotta straordinaria ci ha portato a raggiungere 47 MILIONI DI VOTI al ballottaggio. Nonostante tutte le persecuzioni, tutte le trame che hanno fatto contro di noi, il PT rimane la più grande e importante forza popolare in questo Paese. E questo ci mette di fronte a immense responsabilità.

 

Il popolo brasiliano ci ha dato la missione di mantenere viva la fiamma della speranza, che significa difendere la democrazia, il patrimonio nazionale, i diritti dei lavoratori e le persone che hanno più bisogno. Tutto ciò è minacciato dal futuro governo, che mira ad aggravare le battute d’arresto messe in atto da Michel Temer dopo il colpo di Stato che ha costretto alle dimissioni Dilma Rousseff nel 2016.

 

Questa non è stata un’elezione normale. Sono stato condannato e imprigionato, in una farsa giudiziaria che ha scandalizzato i giuristi di tutto il mondo, per impedire la mia candidaura. 

L’Alta corte elettorale ha infranto la legge e disobbedito alla decisione dell’Onu, riconosciuta sovranamente in un trattato internazionale, per impedire la mia candidatura alla vigilia delle elezioni.

 

Il nostro avversario ha creato una fabbrica di bugie negli inferi di Internet, orientato dagli agenti degli Stati Uniti e finanziato con risorse di dimensioni sconosciute, ma certamente gigantesche. È semplicemente vergognoso per il Paese e per la Corte elettorale che i verbali elettorali siano stati approvati di fronte a tante prove di frode e corruzione. È un’ulteriore dimostrazione della selettività del sistema giudiziario nel perseguire il PT.

 

Se qualcuno avesse avuto  dei dubbi sull’impegno politico di Sergio Moro contro di me e contro il nostro partito, li avrà dissipati dopo la sua decisione di essere ministro della giustizia di un governo che ha aiutato a eleggere con la sua inchiesta parziale. Moro non è diventato il politico che ha affermato di non essere, semmai è uscito dall’armadio dove aveva nascosto la sua vera natura.

 

Non ho dubbi che il Ministero della Giustizia proseguirà nella criminalizzazione del PT e dei movimenti sociali usando i metodi arbitrari e illegali dell’inchiesta sulla corruzione, perché questo è il principale scopo di  Jair Bolsonaro. Dobbiamo prepararci per ulteriori attacchi, che sono già iniziati, come abbiamo visto nelle nuove azioni, operazioni e accuse realizzate nel primo mese dopo le elezioni.

 

Jair Bolsonaro si è presentato al Paese come candidato anti-sistema, ma in realtà è il peggior rappresentante di questo sistema. Era sostenuto dai banchieri, dai proprietari di fortune immense; è stato protetto dalla tv Rede Globo e dagli altri media, è stato sponsorizzato dai proprietari terrieri, è stato finanziato dal Dipartimento di Stato americano e dal governo Trump, è stato sostenuto da ciò che è nascosto nel parlamento nazionale, è stato favorito da ciò che è più reazionario nel sistema giudiziario; era il vero candidato del governo di Temer.

 

Non ha avuto il coraggio di partecipare ai dibattiti pubblici durante la campagna elettorale del secondo turno per mettere a confronto le sue idee sull’economia, lo sviluppo, la creazione di posti di lavoro, le politiche sociali, la politica estera ed eseguirà un programma ultraliberale, di privatizzazioni che non è stato presentato agli elettori e molto meno approvato nei sondaggi.

 

Ha sfruttato la disperazione delle persone per la violenza comune; la loro indignazione per la corruzione e la delusione per i politici, ma non ha risposte concrete a nessuna di queste sfide. Innanzitutto perché la sua proposta di sicurezza consiste nell’ armare le persone, il che aumenterà solo la violenza.

Secondo, perché l’indagine sulla corruzione di Sergio Moro ha premiato i corrotti e i corruttori della Petrobrás (la compagnia petrolifera nazionale, ndt). La maggior parte degli indagati è stata rilasciata o è agli arresti domiciliari nel pieno possesso delle fortune rubate. Bolsonaro è, in realtà, il rappresentante del sistema politico tradizionale, che controlla l’economia e le istituzioni del Paese. Le stesse persone che hanno eletto Bolsonaro lo giudicheranno ogni giorno per le promesse che non realizzerà e per quello che accadrà nel nostro Paese. 

 

Dobbiamo essere pronti a continuare a costruire, con le persone, le vere soluzioni per il Brasile, perché credo che, per quanto ci provino, non saranno in grado di distruggere il nostro Paese.

 

Il PT è nato durante gli ultimi anni della dittatura stando all’opposizione, per difendere la democrazia e i diritti delle persone, in tempi ancora più difficili di oggi. Questo è ciò che dobbiamo fare di nuovo, con il sostegno dei nostri 47 milioni di voti, con la responsabilità di essere il più grande partito politico del Paese.

 

E come dice Gleisi, non dobbiamo scusarci per essere grandi, se è stato l’elettore a decidere. Vogliamo e dobbiamo agire insieme con tutte le forze della sinistra, del centro-sinistra e del campo democratico, in un esercizio quotidiano di resistenza.

 

Dobbiamo tornare in strada, nelle fabbriche, nei quartieri e nelle baraccopoli, per parlare la lingua delle persone, per ricollegarci alle basi, come ha detto Mano Brown*. Non possiamo temere il futuro, perché sappiamo che l’impossibile non esiste.

 

Fino al giorno del nostro reincontro vi lascio il mio grande abbraccio,

 

Luiz Inácio LULA da Silva

 

 

*Mano Brown-rapper brasiliano. Ha sostenuto Haddad-Manuela al ballottaggio.

 

30 novembre 2018

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