Il 10 novembre “Noi ci saremo”

Il 10 novembre “Noi ci saremo”

Stefano Galieni

Il 10 novembre deve scendere in piazza, a Roma, la parte migliore di questo paese. L’Italia meticcia e solidale, quella di chi, sfruttata o sfruttato, non crede a coloro che invitano a prendersela con il migrante, il richiedente asilo, che è convinta che ci siano persone, interessi e leggi che determinano la crescita delle diseguaglianze sociali.

Il paese che è con Mimmo Lucano, sindaco di Riace, perseguitato perché accoglie, con i bambini di Lodi che si vorrebbero esclusi dai servizi essenziali in quanto “stranieri”, con quelli di Monfalcone, a cui una sindaca nega l’accesso alla scuola materna perché “sono troppi”.

Il paese che non solo è solidale, perché convinto del valore sociale della condivisione, ma che pensa anche ad un futuro migliore per tutte e tutti.

Un futuro in cui non ci sia spazio per trasformare in legge il decreto Salvini. Un armamentario inutile, osceno e costoso, culturalmente in linea con una produzione sterminata di “leggi della paura”, solo più accelerato e privo di ipocrisie, che hanno accompagnato questo ventennio di Italia dell’apartheid.

Un futuro in cui le infelicità e le solitudini, prodotte dal neoliberismo, dai nazionalismi guerrafondai, dal sovranismo idiota, potrebbero prospettare alternative non soltanto di ordine etico.

In piazza per immaginare e disegnare insieme un futuro diverso e alternativo, verrebbe da dire rivoluzionario e rivoluzionato, facendo saltare schemi, gerarchie, ordini sociali prestabiliti.

In cui lanciare un messaggio semplice: in questo paese, in questo continente, in questo mondo si potrebbe vivere meglio tutte e tutti, abbattendo le diseguaglianze, ricostruendo sistemi di relazioni e di connessioni in cui non abbiano cittadinanza parole come “mura”, “confini”, “noi”, “voi”.

Da questa assurda condizione di frammentazione delle opposizioni politiche e sociali, potrebbe determinarsi, per costrizione e non per scelta, la definizione di una nuova e alternativa agenda.

La creazione di uno spazio pubblico di resistenza ad ogni forma di oppressione che in tutta Europa e in gran parte del pianeta, tenta di imporsi.

Una piazza capace di parlare a chi in piazza quel giorno non ci sarà. Ai 2500 uomini e donne che hanno contribuito a far si che i bambini figli di migranti di Lodi non restassero da soli, che Mimmo Lucano e il suo splendido esempio non venissero additati al pubblico ludibrio ma divenissero esempio.

Una piazza in cui chi non riesce a garantirsi una vita dignitosa, chi viene assunto con chiamate per una settimana (quando va bene) chi è nell’inferno degli sfrattati per morosità incolpevole e chi rischia di essere cacciato perché, in quanto “straniero” è considerato di troppo, possano sentirsi uniti.

Una piazza piena di donne, le prime a pagare e a ribellarsi alle esclusioni

Una piazza piena di giovani che non vogliono essere costretti a scappare da casa ma rivendicano il diritto al futuro come condizione essenziale.

Una piazza piena di chi si oppone, non solo in vista di una scadenza elettorale, ma perché pensa che questa condizione di vita vada radicalmente cambiata, senza alcun indugio e con ogni mezzo necessario.

Una piazza di chi non accetta più di lavorare fino alla fine dei propri giorni, magari rischiando la vita su un ponteggio, perché lo richiede il mercato.

Una piazza che oggi non è rappresentata non solo nelle istituzioni ma nella realtà mediatica che privilegia modelli consolatori e rassicuranti.

Una piazza che accolga come nuovi partigiani coloro che disobbediscono a leggi ingiuste, siano essi i volontari delle Ong, le e i no border e solidali, che chi, dal proprio posto di lavoro trova la forza di dire NO. Rifondazione Comunista si impegna ad essere a Roma il 10 novembre, e nelle iniziative che seguiranno, senza accettare compromessi o mediazioni. Senza credere a improbabili appelli alla responsabilità che giustifichino i complici di ieri e riconoscendo il fascismo sotterraneo che si sta sviluppando oggi.

Di questa piazza abbiamo bisogno, vogliamo che sia ampia, unitaria e plurale, piena di sensibilità diverse e di articolazioni, come punto di partenza per provare a cambiare insieme, consapevoli della propria insufficienza, questo paese e, almeno, questo continente.

Rifondazione Comunista ci sarà, col proprio orgoglio e con le proprie fragilità, pronta al confronto e a mettersi in discussione.

Il 10 novembre, noi ci saremo.

 

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